
Da circa una decina di giorni, nell’universo sportivo americano, in particolare nella galassia riguardante il football NFL, non si fa che parlare d’altro. Nel baseball MLB si stanno svolgendo i playoff, con la suggestiva sfida tra Los Angeles Angels e New York Yankees, ma gli editorialisti delle pagine sportive a stelle e strisce guardano altrove. La USMNT, nazionale di calcio americana, è riuscita ancora una volta a qualificarsi per i campionati mondiali, confermandosi in continuo miglioramento dopo il sorprendente risultato della Confederation Cup, ma i fan sportivi guardano altrove. Il football collegiale sta per entrare nella fase calda della stagione e la National Football League si avvicina alla sesta giornata – con ben cinque squadre ancora a punteggio pieno – ma gli appassionati di palla ovale guardano altrove.
STORIA - Gli occhi sono tutti puntati su Saint Louis, Missouri, casa della franchigia dei Rams dal 1994, anno in cui abbandonarono Los Angeles, lasciando la città della California priva di una squadra di football professionistico (un vuoto tuttora da colmare). Formazione senza grandi ambizioni, lontana dai piani alti della lega da almeno cinque anni: la loro ultima apparizione in offseason risale al 2004, sconfitta ai Divisional Playoff contro gli Atlanta Falcons, l’ultimo Super Bowl disputato – e perso – fu invece nel 2001. Due vittorie e quattordici sconfitte lo scorso anno, zero vittorie e cinque sconfitte nella stagione in corso. Una fase calante che non sembra arrestarsi, a dispetto dei vari cambi di head coach avvenuti negli ultimi tempi. Né Scott Linehan, in carica fino allo scorso gennaio, né Steve Spagnuolo (ex defensive coordinator dei New York Giants) sono stati in grado di risollevare le sorti della sfortunata squadra. Ed ecco che gli azionisti di maggioranza, tali Chip Rosenbloom e Lucia Rodriguez, probabilmente delusi dalle prestazioni dei Rams, o forse insoddisfatti dagli scarsi profitti generati da una formazione che non vince, hanno deciso di gettare la spugna: come riportato il 31 maggio dal St. Louis Post-Dispatch, giornale più letto in quell’area del Missouri, i Rams sono ufficialmente in vendita. Anzi, sono in offerta speciale, dato che Rosenbloom e Rodriguez hanno deciso di trattenere i servizi di Goldman Sachs, nota azienda di investimenti bancari, per facilitare la vendita della franchigia e sollecitare potenziali acquirenti. Un affare da non perdere: secondo Forbes, il valore dei Rams si aggira intorno ai 929 milioni di dollari.
SOLDI E SPORT – E qui arriva il bello. Perché tra gli interessati all’acquisto dei Saint Louis Rams figura anche una personalità di spicco su scala nazionale, uno degli uomini più seguiti e, al tempo stesso, discussi e odiati d’America, ovvero Rush Limbaugh. Conduttore radiofonico di straordinario successo, tra i più noti commentatori dell’universo conservatore, Rush Hudson Limbaugh III è noto – anzi, famigerato – per le migliaia di controversie legate a sue dichiarazioni o campagne più o meno avventate. Basta che apra bocca, che scoppia una polemica. Gli esempi sono innumerevoli, dalla volta in cui accusò il malato del morbo di Parkinson Michael J. Fox di “esagerare i sintomi” della sua malattia al fine di impietosire gli spettatori, a quella in cui invitò gli elettori e i simpatizzanti repubblicani a provocare la “Operazione Caos”, andando a votare in favore di Hillary Clinton alle primarie democratiche, fino al più recente auspicio che “Obama fallisca” nel suo intento di risollevare le sorti dell’economia americana. Per molti, Limbaugh è il vero leader del movimento conservatore e del Partito Repubblicano, il quale si trova attualmente alla disperata ricerca di una guida carismatica. Per altri, Limbaugh è l’incarnazione del diavolo, la “peggiore persona al mondo”, come lo definirebbe il commentatore liberal della MSNBC Keith Olbermann, quanto di peggio esista sul pianeta. Hate him or love him, con Rush non ci sono mezze misure.
L’OFFERTA - Una figura polarizzante, insomma, infinitamente discussa e controversa. Che, data la sua passione per lo sport, ma soprattutto per la disciplina più popolare e seguita d’America – nonché più marcatamente repubblicana, stando ai sondaggi riguardanti i fan e i giocatori – ha deciso di affacciarsi sulla National Football League, come se la sua presenza in ambito politico non fosse già abbastanza. Aveva già espresso il desiderio di diventare proprietario della società già la scorsa primavera: capitata l’occasione, si è avvicinato a Dave Checketts, proprietario dei St. Louis Blues della National Hockey League, con il quale ha trovato un accordo per la scalata. “Dave e io siamo parte di un’offerta per acquistare i Rams”, ha dichiarato Rush Limbaugh alla radio KMOX, “e stiamo andando avanti con le trattative. Non posso dire di più a causa di una clausola di confidenzialità presente nel nostro accordo con Goldman Sachs. Non possiamo parlare e non parleremo dei nostri partner. Ma se prevarremo, saremo i dirigenti del team”. Una eventualità che, diffusa in brevissimo tempo sulla rete, e ripresa dai grandi network sportivi Usa, sta ora terrorizzando molti appassionati e addetti ai lavori.
IPOTESI – Limbaugh non è nuovo alla realtà della NFL. Nel 2003, assunto come commentatore sportivo dal canale via cavo ESPN, fu protagonista – neanche a dirlo – di una rumorosissima polemica, che lo costrinse alle dimissioni immediate. Causa dello scandalo, le sue dichiarazioni relative al quarterback Donovan McNabb, stella afroamericana dei Philadelphia Eagles, che per Limbaugh godeva di troppa attenzione da parte dei media, poiché la stampa fortemente desidera, da qualche tempo, che “un quarterback nero faccia bene”. Quel genere di affermazioni agli antipodi del politically correct, già poco accettabili per il fair play politico d’oltreatlantico, figuriamoci per quello sportivo, specialmente in una disciplina dove è proibito esultare troppo dopo aver segnato un touchdown, per evitare il rischio di “schernire” gli avversari. Più recentemente, nel commentare l’attuale situazione della NFL, il presentatore radiofonico ha affermato che il campionato, con il passare del tempo, “assomiglia sempre di più a una battaglia tra Crip e Blood senza armi”, riferimento criptorazzista alle famigerate gang (afroamericane) che insanguinano i sobborghi del sud della California. Gli editorialisti sportivi, i proprietari delle altre squadre e i rispettivi tifosi si sono divisi, di fronte alla possibilità che Rush possa mettere le proprie mani sulla proprietà dei Rams, in attesa che il commissioner Roger Goodell si pronunci ufficialmente sulla vicenda. Per Jason Whitlock di FOX Sports – con buona pace di chi accusa FOX di essere un manipolo di grezzi e beceri conservatori, Obama docet – i vertici della NFL dovrebbero opporsi all’ingresso di Limbaugh. “Si tratta di un escamotage pubblicitario a cui Goodell dovrebbe mettere fine immediatamente: Rush Limbaugh come proprietario di una squadra è uno scherzo per nulla divertente”. Più possibilista invece Dan Wetzel di Yahoo! Sports, secondo il quale a nessuno dovrebbe essere impedito di compiere un’operazione di acquisto, anche se antipatico ai più. Unico ostacolo, secondo Wetzel, l’accoglienza che gli riserverebbero gli altri proprietari, “un gruppo di businessmen conservatori, la maggior parte dei quali la pensa proprio come lui”, che però “non lo lascerebbero entrare a far parte del loro piccolo club” poiché “per loro, il modo in cui ha fatto i suoi soldi è importante né più né meno di quanti ne ha fatti”. Una previsione che sembra essere confermata dalle dichiarazioni di Jim Irsay, titolare degli Indianapolis Colts: “Io non potrei neppure prendere in considerazione di votare in suo favore. Sono stati fatti commenti inappropriati, incendiari o insensibili…le nostre parole provocano danni, ed è qualcosa di cui non abbiamo bisogno”.
PRO-CONTRO - Il fronte anti-Limbaugh, con il passare del tempo, sembra arricchirsi di un numero sempre maggiore di elementi, alcuni dei quali di rilevanza nazionale. Tra questi figura il reverendo Al Sharpton, noto esponente della comunità afroamericana, personalità di spicco dell’universo liberal, in più di un’occasione candidato alla presidenza, il quale ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al commissioner Roger Goodell per invitarlo a opporsi all’ingresso nella NFL del suo avversario politico Limbaugh. Definendosi “disturbato” dalla notizia dell’interesse mostrato da Limbaugh verso i Rams, il reverendo ha chiesto un incontro con Goodell “per discutere la miriade di ragioni perché non si dovrebbe dargli un’opportunità” di acquistare il team, tra le quali viene citato il suo essere “anti-NFL” nei già menzionati commenti su Donovan McNabb. Al fianco di Sharpton, l’amico-rivale di sempre, il reverendo Jesse Jackson: “La National Football League ha fissato alti standard di giustizia razziale e inclusione”, ha dichiarato alla Associated Press, “e Limbaugh non dovrebbe avere il privilegio di possedere una franchigia NFL”. Anche alcuni giocatori non hanno nascosto la propria opposizione all’idea. Intervistato dal NY Daily News, il defensive end dei New York Giants Mathias Kiwanuka ha affermato di “sapere almeno dove non andare a giocare”, nel Limbaugh dovesse riuscire ad acquistare i Rams. Immancabile un intervento, in tal senso, di Donovan McNabb, di certo non contento di essere oggetto di critiche da parte di Limbaugh: “Se è premiato con l’acquisto dei Rams, congratulazioni a lui”, ha dichiarato il quarterback alla Associated Press, “ma in tal caso dubito che mi recherò a St Louis nel prossimo futuro”.
TEMPO SPORT E POLITICA – Dopo giorni di silenzio, sollecitato da molti, finalmente ha aperto bocca anche il capo della lega Roger Goodell. “Come ho detto più volte in passato, ci teniamo tutti su un alto standard qui”, ha confidato al New York Times. “Non vorrei vedere tali commenti fatti da persone che si trovano in posizioni responsabili nella NFL – assolutamente no. I commenti fatti da Rush nello specifico su Donovan, non potrei essere più in disaccordo. É un commento polarizzante che non penso rifletta accuratamente la NFL o i nostri giocatori. Ovviamente non ritengo che tali commenti siano positivi, anzi creano divisioni. È una cosa negativa per noi, ovviamente”. Ma le parole di Goodell potrebbero contare poco, se non nulla. Il gruppo di cui fa parte Limbaugh dovrà prima vincere l’offerta per rilevare il team, quindi proporre la loro offerta agli altri 32 proprietari della NFL per riceverne l’eventuale approvazione. Di questi 32, almeno 24 dovranno dare parere positivo affinché questo vada in porto. Alla luce dei presupposti, come facilmente prevedibile, sarebbe più facile per un cammello passare per la cruna di un ago. Con buona pace di Limbaugh, che potrà così dedicare ancora più tempo alla politica.
2009 - © Giornalettismo
