
In seguito alla trasmissione sui teleschermi britannici di BBC Two, avvenuta lo scorso agosto, giunge anche negli Stati Uniti l’attesissima miniserie “House of Saddam”, che sarà ospitata dal canale via cavo HBO. Una produzione congiunta tra la British Broadcasting Corporation e l’americana Home Box Office films (responsabile, negli anni scorsi, di capolavori quali “I Soprano”, “Sex & the City”, “Six Feet Under”, “Band of Brothers” e “Angels” in America), distribuita da BBC Worldwide, la serie, suddivisa in quattro parti e girata in Tunisia, narra l’ascesa e la caduta di Saddam Hussein, dalla presa del potere nel 1979, anno in cui, da vicepresidente, organizzò la deposizione del presidente Ahmad Assan al-Bakr, fino ai giorni nostri, con l’intervento militare angloamericano del 2003, cui hanno fatto seguito la cattura del dittatore e, infine, il processo e la sua esecuzione. Circa venticinque anni di storia, l’analisi di vicende che, oltre a modificare radicalmente il volto di un Paese intero, giocarono un ruolo fondamentale nell’influenzare le scene geo-politiche mondiali.
Intervista a Piero Ostellino/Rivoluzione liberale senza speranzaIl comunista Marco Rizzo, in risposta polemica alle recenti parole di Fausto Bertinotti, leader e candidato presidente del consiglio del suo stesso partito, sulla trasformazione del comunismo in semplice "tendenza culturale" all'interno della sinistra (al riguardo, quantomai azzeccato l'intervento della Jena sulla Stampa), ci regala una dichiarazione da incorniciare: <<Senza un partito comunista non esiste una sinistra. Nei Paesi anglosassoni, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, in cui non esiste un partito comunista organizzato e capace di influire sulla vita politica non esiste una sinistra, a meno che si voglia considerare Hillary Clinton o Gordon Brown gente di sinistra>>. Da parte del sottoscritto, titolare di un blog schifosamente filoamericano e dalle non nascoste simpatie per tutto quanto è di origine anglosassone, un sentito grazie all'eurodeputato Rizzo.

Per descrivere l'incontro tra il presidente americano George W. Bush e il primo ministro inglese Gordon Brown, la Associated Press ha titolato "Brown Shares U.S. View on Duties in Iraq" ("Brown condivide la visione americana sui compiti in Iraq") e "Brown, Bush Reaffirm Shared Values" ("Brown e Bush riaffermanto i valori condivisi"); il titolo dell'articolo di ABC News è "Bush, Brown stress joint view on Iraq, Mideast" ("Bush e Brown sottolineano la visione comune su Iraq e Medioriente"); sul Washington Post si leggeva "New British Prime Minister Reaffirms 'Special Relationship' in First U.S. Summit" ("Il nuovo primo ministro britannico riafferma la 'relazione speciale' nel primo summit con gli Stati Uniti"); il Los Angeles Times titolava "Bush, Britain's Brown pledge to continue terror fight" ("Bush e il britannico Brown promettono di continuare la lotta al terrore"; il liberal New York Times, invece, scriveva "Bush and Brown Are Allies if Not Buddies" ("Bush e Brown sono alleati se non amici".
Titoli analoghi si potevano trovare su tutti i maggiori giornali e notiziari d'oltreoceano e d'oltremanica, dai quali si può facilmente evincere la comunanza di vedute e d'intenti tra i due leader, un'alleanza storica che viene rinnovata, una linea di continuità tra Brown e il suo predecessore nei rapporti con l'amico statunitense. Ecco, ora veniamo all'Italia. Come titola oggi il Corriere della Sera - ovvero quello che nonostante tutto è da considerarsi il più autorevole quotidiano d'Italia - l'articolo dell'inviato Ennio Caretto al riguardo? "Brown a Bush: <<Riconsegnare l'Iraq agli iracheni>>. E poi dicono che il media bias non esiste.
Nel corso del suo lungo intervento al Senato il giorno 24 di luglio, il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha dichiarato, tra le altre cose, quanto segue (dal resoconto stenografico ufficiale della seduta): <<Non voglio entrare ora in una analisi (che, tuttavia, forma oggetto di un vasto dibattito internazionale) sulla natura di Hamas e sulle possibili prospettive di evoluzione di questo movimento e sulla natura di Hezbollah, che è altra cosa, in quanto non è presente in nessuna lista di movimenti terroristici. Fa parte del Parlamento libanese ed ha fatto parte del Governo fino a qualche mese fa, ma questo dibattito è aperto, innanzitutto, in Israele>>.
Secondo le parole del nostro ministro degli Esteri, quindi, Hezbollah non sarebbe paragonabile ad Hamas in quanto non elencato in <<nessuna lista di movimenti terroristici>>. Ebbene, Hezbollah è bollato come organizzazione "terrorista" non da una, ma da sei liste: quelle di Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Olanda. Qualcuno può sostenere che D'Alema si riferisse all'Unione Europea: come noto, essa non considera Hezbollah come terrorista. Tuttavia, il nostro ministro degli Esteri dovrebbe essere a conoscenza del fatto che il Parlamento Europeo ha approvato, nel marzo 2005, una risoluzione nella quale si sosteneva che l'attività dell'organizzazione era di matrice terrorista (<<[EU] Parliament considers that clear evidence exists of terrorist activities by Hizbollah. The [EU] Council should take all necessary steps to curtail them>>). Allo stesso modo, il nostro ministro degli Esteri dovrebbe essere a conoscenza che il Consiglio Europeo ha inserito nell'elenco delle persone da considerarsi "terroristi" il signor Imad Fa'iz Mughniyah, ovvero il capo del servizio di intelligence di Hezbollah.
Un'organizzazione terrorista, quindi, secondo cinque democrazie nostre alleate (tra cui due importanti membri dell'Unione Europea) e secondo il Parlamento Europeo. Un'organizzazione il cui capo dell'intelligence rientra nella lista dei terroristi dell'UE. Un'organizzazione che, certo, <<fa parte del Parlamento libanese ed ha fatto parte del Governo fino a qualche mese fa>>, ma che ha anche rapito tre soldati israeliani (dei quali ancora non si sa nulla), lanciato razzi su città israeliane, usato civili come scudi umani, provveduto al proprio riarmo in barba a quel fallimento di missione che risponde al nome di UNIFIL.
<<Credo che il nostro ministro degli Esteri abbia voluto sottolineare l'importanza di ricercare tutte le possibilità per far ripartire un dialogo fra Hamas e Fatah. Blair è stato nominato proprio per questo. Tutti sappiamo che Hamas utilizza la forza e al momento non riconosce Israele. Ma ha anche vinto elezioni democratiche. Non mi sembra che la Ue la consideri un'organizzazione terroristica, pensa che Blair ci andrebbe a parlare se fosse così?>>. Lamberto Dini al Corriere della Sera, 18 luglio.
Ora, tralasciando le considerazioni sulle sconsiderate parole di D'Alema, le quali sono opinioni legittime, ci sono due errori in quanto detto da Lamberto Dini, il primo marginale, il secondo madornale. Primo: Tony Blair non è stato nominato per far ripartire il dialogo tra Hamas e Fatah. L'ex primo ministro inglese è il nuovo inviato speciale del Quartetto (USA, ONU, EU, Russia) per il Medio Oriente, la sua mansione principale è la pace tra Israele e Palestina. Questo era l'errore marginale, ovvero la libera interpretazione del ruolo di mediatore di Blair. Secondo: <<Non mi sembra che la Ue la consideri un'organizzazione terroristica>>. Quella pronunciata da Dini è una colossale falsità. L'Unione Europea considera Hamas un gruppo terrorista fin dal 2005. Basta dare un'occhiata all'elenco ufficiale. Se già questo sarebbe un errore grave per un qualsiasi deputato o senatore, è inaccettabile se commesso da colui che ricopre il ruolo di presidente della Commissione Esteri del Senato.
<<They failed to blow themselves up in London, despite having lots of martyrdom gear. They failed to crash through barricades at Glasgow Airport, and you'd think they might have noticed the obstacles>>. L'imperdibile pezzo di Michael Ledeen, "Stupid Terrorist", sull'evidente disorganizzazione che, unita ad una probabile carenza di materia grigia, non ha permesso ai terroristi di Londra di fare danni più seri. Per fortuna, ovviamente.

Solo due giorni or sono, su questo blog, si trattava l'argomento videogiochi, in relazione a Manhunt 2 della Rockstar, proibito in Inghilterra e Irlanda, in uscita a luglio in Italia, ma si aggiungeva che <<Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese>>. Ebbene, lo zelante politico nostrano è addirittura il ministro delle Comunicazioni, ovvero Paolo Gentiloni, il quale non solo è intervenuto con straordinaria velocità (a voler essere qualunquisti, si potrebbe sottlineare la celerità di tale provvedimento, in confronto ad altri un tantino più importanti per il Paese...) per bloccare la distribuzione italiana del titolo, ma si è anche impegnato affinchè il tema venga trattato in sede europea. Non contento di aver aderito ad una disposizione khomeinista che va oltre la censura, vuole fare in modo che ciò sia esteso anche a tutto il continente.
Nella questione, entrano in gioco svariati elementi, che andrebbero sicuramente trattati in modo più esaustivo che in un semplice post di un semplice blog. C'è il discorso della decisione censoria che si fa beffe della libertà di espressione. C'è il discorso della mancanza di un'autoregolamentazione credibile da parte dello stesso mercato videoludico (cosa che è invece presente oltreoceano, dove Manhunt 2 è in vendita in tutti i negozi, proibito ai minori di 18 --- ma non erano gli americani i puritani bigotti moralisti estremisti religiosi teocon neocon censori e limitatori delle libertà?). C'è il discorso - generale, ma in questo caso con valenza particolare - della vecchiaia di una classe politica che difficilmente sa come funzioni un computer, figuriamoci che cosa sia una console o un videogioco, "roba da ragazzi" che però rappresenta un mercato mondiale da anni superiore a quello del cinema. C'è il discorso, conseguente a quest'ultimo, della quasi totale assenza di voci in contrasto con la disposizione del ministro, poiché né all'interno della maggioranza né all'interno dell'opposizione c'è un diretto contatto con quella che è la realtà degli under 30, i cosiddetti "giovani", termine che funziona sempre in un comizio o in un programma politico, ma che nei fatti non corrisponde ad alcunché. C'è il discorso relativo alle limitazioni inutili che non fanno altro che fare pubblicità al videogame in questione, ma soprattutto ad alimentare in modo spropositato la pirateria, sempre che qualcuno non decida di aggiudicarsi il gioco su eBay da qualche rivenditore di Hong Kong. Insomma, la questione va aldilà del diritto di Manhunt 2 a finire sugli scaffali dei rivenditori italiani ed europei. Ma in fondo, agli occhi di tutti, è solo un gioco. Ora che è proibito, grazie al ministro Gentiloni, la gioventù italica è salva.

Sull'ignoranza e l'ipocrisia mediatiche/governative/nazionalpopolari legate alla realtà del divertimento interattivo, su questo blog, mi sono già occupato in passato. In occasione delle polemiche relative all'uscita di Canis Canem Edit (o Bully), da queste parti si elogiava il primo ministro inglese Tony Blair, il quale, probabilmente unico uomo politico ad aver provato il gioco, dichiarava di trovarlo innocuo. Evidentemente, o Blair non ha modo di provare tutti i videogames in procinto di essere lanciati sul mercato europeo, o forse si comincia già a respirare l'aria del dopo-Blair, dato che il governo inglese (di pari passo con quello irlandese) ha deciso non di censurare, ma addirittura di vietare l'uscita - per la prima volta in dieci anni - del secondo episodio di Manhunt, prodotto dalla Rockstar Games (già noti per la saga di GTA), i cui contenuti sono stati giudicati troppo violenti e non adatti ad un pubblico giovane. Una decisione illiberale, che va contro alla libertà di espressione. Ma, trattandosi di videogiochi, quindi di qualcosa considerato di scarsa importanza, non si sentono le proteste che si alzerebbero, per esempio, se una decisione analoga venisse riservata all'uscita nei cinema del sequel di Hostel. In Italia, il gioco dovrebbe uscire a metà luglio. Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese.
Qui il filmato del divertente momento - con tanto di scambio di occhiate - avvenuto nel corso dell'incontro tra il presidente Bush e la regina Elisabetta II. Una notizia che, curiosamente, ha trovato più attenzione dalle nostre parti che negli stessi Stati Uniti. Forse perché Dubya si è corretto immediatamente, forse perchè il primo a mostrarsi divertito dell'errore è stato proprio lui.
La delusione per l'eliminazione degli Houston Rockets al primo turno dei Playoffs NBA (vedi post precedente) è in parte attenuata dalla notizia del primo gol nella Premier League per Clint Dempsey, uno dei giocatori preferiti da questo blog (vedi post del 3 giugno 2006), centrocampista del Fulham (la squadra con più giocatori statunitensi al di fuori degli USA), il quale, entrato a partita in corso al posto di Vincenzo Montella, ha segnato la rete decisiva contro il Liverpool, prossimo avversario del Milan nella finale di Champions League. Sopra, il video del (bel) gol. Go Deuce!
Si è scoperto solo da qualche giorno dell'arresto in Iraq, da parte delle forze armate americane, di Abdul Hadi Al Iraqi, al secolo Nashwan Abdulrazaq Abdulbaqi, uno dei massimi esponenti di Al Qaeda, ex capo operativo dell'organizzazione e maggiore dell'esercito iracheno, reclutatore di soldati per la jihad e pianificatore di svariati attentati in diverse parti del mondo, ricercato in Iraq dal 2005 (taglia di un milione di dollari), anno in cui fece da mediatore nella "riconciliazione" tra Osama Bin Laden e Abu Mussab Al Zarqawi. Al Iraqi, catturato probabilmente lo scorso autunno, è stato tenuto in custodia dalla CIA ed ha fornito preziose informazioni riguardanti passati e futuri attacchi terroristici. Un documento dei servizi segreti britannici lo identifica come il principale organizzatore degli attentati di Londra del 7 luglio 2006. Si trova ora nel carcere di Guantanamo Bay.
Tra le notizie più recenti provenienti dall'Iraq, la presunta uccisione di Abu Ayyub Al Masri, successore di Al Zarqawi in Iraq (annunciata dal ministero degli Interni iracheno ma ancora non confermata) e le sempre più diffuse voci di una crescente tensione, se non di una rottura, tra i militanti sunniti e le forze di Al Qaeda, un tempo alleati nella lotta contro le truppe occidentali e l'esercito iracheno.

Sul Corriere di ieri, un imbarazzante articolo riguardante South Park, contenente una lunga successione di inesattezze. Nella sezione "Esteri", un pezzo firmato da Maria Serena Natale e dedicato a "The Snuke", ultima puntata della serie preferita da questo blog, la quale ha avrebbe fatto irritare non poco il pubblico inglese. Nell'episodio incriminato, infatti, la regina Elisabetta si suicida sparandosi un colpo di pistola in bocca (qui il video) dopo aver appreso che il governo americano è riuscito a stanare un piano britannico per riconquistare le ex-colonie.
L'inizio dell'articolo è già sufficiente per