Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
sabato, 13 dicembre 2008

House of Saddam



In seguito alla trasmissione sui teleschermi britannici di BBC Two, avvenuta lo scorso agosto, giunge anche negli Stati Uniti l’attesissima miniserie “House of Saddam”, che sarà ospitata dal canale via cavo HBO. Una produzione congiunta tra la British Broadcasting Corporation e l’americana Home Box Office films (responsabile, negli anni scorsi, di capolavori quali “I Soprano”, “Sex & the City”, “Six Feet Under”, “Band of Brothers” e “Angels” in America), distribuita da BBC Worldwide, la serie, suddivisa in quattro parti e girata in Tunisia, narra l’ascesa e la caduta di Saddam Hussein, dalla presa del potere nel 1979, anno in cui, da vicepresidente, organizzò la deposizione del presidente Ahmad Assan al-Bakr, fino ai giorni nostri, con l’intervento militare angloamericano del 2003, cui hanno fatto seguito la cattura del dittatore e, infine, il processo e la sua esecuzione. Circa venticinque anni di storia, l’analisi di vicende che, oltre a modificare radicalmente il volto di un Paese intero, giocarono un ruolo fondamentale nell’influenzare le scene geo-politiche mondiali.

Più che concentrarsi su questo aspetto, la serie, scritta dagli sceneggiatori vincitori di premi BAFTA Alex Holmes (autore di “Dunkirk”, docu-drama sull’omonima battaglia della seconda guerra mondiale) e Stephen Butchard (tra le firme della serie tv investigativa “Vincent”) e diretta dall’irlandese Jim O’Hanlon (già regista di alcuni episodi di serie TV d’oltremanica), punta i riflettori sui rapporti tra il raìs, ossessionato dal potere, e coloro che lo circondavano, dalla cerchia interna composta di fedelissimi, consiglieri e strateghi (braccio destro Tareq Aziz su tutti) fino agli stessi membri della famiglia, i fratelli, le mogli e i figli, al fine, come dichiarato dall’autore Holmes, di “provare a comprendere la psicologia dell’uomo Saddam, per capire cosa lo rese così potente, così carismatico e così terrorizzante”. Non si tratta di un’apologia del feroce dittatore, né di un’opera compassionevole nei suoi confronti, bensì, come scritto dalla critica del New York Times, “un intimo primo piano di un tiranno paranoico che si affidava ai legami di famiglia per restare al potere e mantenere il controllo del proprio Paese”, una serie che si basa su due anni di ricerche e indagini per tentare di spiegare quali furono i motivi che scaturirono eventi quali la cattura del potere da parte di Hussein, la devastante guerra di otto anni contro l’Iran, la sconsiderata invasione del Kuwait o i bluff e gli inganni con ONU e Stati Uniti sulle armi di distruzione di massa, la storia di una “caduta colossale”, secondo le parole di Holmes, “provocata da forze storiche, ma anche dai difetti propri di Saddam Hussein”.

A prestare il volto al dittatore, Yigal Naor, attore israeliano di origine irachene, già apprezzato in film quali “Rendition” e “Munich” di Steven Spielberg. Nei panni di Sajida Khairallah Talfah, prima moglie di Saddam, la irano-americana Shohreh Aghdashloo, già nota al grande pubblico per i ruoli in serie tv come “24”, “Will & Grace”, “ER” e “Grey’s Anatomy” e in grandi produzioni quali “L’Esorcismo di Emily Rose”, “American Dreamz”, “X-Men 3” e, soprattutto, “La Casa di Sabbia e Nebbia”, film del 2003 per il quale ricevette una nomination all’Oscar per la migliore attrice non protagonista. A dispetto di ascolti in discesa nelle quattro messe in onda in terra britannica (dai 2.7 milioni di spettatori del primo episodio agli 1.5 dell’ultimo, con annesso dimezzamento dello share), il responso della critica rivolto a “House of Saddam” è stato, salvo qualche eccezione illustre (ovvero Wall Street Journal, Variety e Boston Globe, che lo hanno stroncato), generalmente positivo.

Se il Washington Post lo ha definito un “avvincente saggio sui mali che gli uomini commettono e continuano a commettere, anno dopo anno, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio”, per The Hollywood Reporter è una storia che merita la visione poiché “la prospettiva che si riceve da ”House of Saddam“ è diversa da quella riportata dall’esterno dai media”, mentre l’inglese The Independent, pur lamentando una certa carenza di elementi nei confronti del sostegno offerto dall’occidente al regime negli anni della guerra all’Iran (si ignora se si tratti di una omissione involontaria, oppure dettata da imposizioni della produzione), lo ha descritto come “I Soprano con i Missili Scud”. A prescindere dalle critiche, “House of Saddam”, metà film drammatico, metà documentario, risulta essere una serie di indubbio interesse e di grande valore storico poiché (finora) unica rappresentazione in celluloide della storia di Saddam Hussein, la quale, non esitando a elencare e a mostrare - seppur di sfuggita - le atrocità commesse dal regime, mostra, come scritto dal NY Times, “la vita privata di un funesto dittatore che si è autodistrutto, ad un costo, per l’Iraq e per gli Stati Uniti, ancora da calcolare”.

2008 - © L'Opinione delle Libertà
Edizione 268 del 12-12-2008
postato da creezdogg alle ore 14:33 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, television, entertainment, saddam hussein, middle east, uk , un , terrorism
martedì, 10 giugno 2008

Intervista a Piero Ostellino

Intervista a Piero Ostellino/Rivoluzione liberale senza speranza

di Cristiano Bosco

Quali prospettive hanno i liberali nel nascituro Pdl e nell’attuale governo? “Duole dirlo, ma non abbiamo alcuna possibilità. La famosa ”rivoluzione liberale“ non è più praticabile. La cultura italiana non è liberale. L’Italia non è un Paese liberale, a differenza dell’Inghilterra o degli Usa, per citare due esempi. Nello stesso centrodestra italiano non c’è una cultura liberale diffusa”. Parole di Piero Ostellino, che di liberalismo è un esperto.

Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, uno dei massimi esperti di liberalismo in Italia, si pronuncia sul destino delle istanze liberali nel centrodestra e nella politica italiana.

Nel ’94, Forza Italia nacque con l’aspirazione di formare un grande partito liberale. Oggi, nessun liberale occupa posizioni di rilievo. Cosa è successo ai liberali del centrodestra?
I liberali non ci sono più, sono scomparsi. Questo è dovuto al fatto che il movimento creato da Berlusconi, poi trasformatosi in partito, non ha natura liberale. Oggi sono ancora presenti diversi esponenti, alcuni fuori dalla politica, come Alfredo Biondi o Giuliano Urbani, altri in Parlamento, come Antonio Martino, il quale però non ricopre posizioni di governo. Oggi i liberali, purtroppo, non contano più nulla.

Tuttavia, alcune istanze care ai liberali sono ora date per scontate da parte della maggioranza del mondo politico. Il garantismo, per esempio, è assai più diffuso ora che non dieci, quindici anni fa. Questa non è una grande conquista liberale?
Il maggiore garantismo è nell’ordine delle cose. Rispetto al periodo di tangentopoli sono cambiati i tempi. Il giustizialismo, al giorno d’oggi, non ha più rappresentanza. E anche la magistratura si è resa conto che esso non porta da nessuna parte, poiché è impossibile cambiare il Paese attraverso il solo potere giudiziario.

Quali prospettive hanno i liberali nel nascituro PdL e nell’attuale governo?
Duole dirlo, ma non abbiamo alcuna possibilità. La famosa “rivoluzione liberale” non è oggi più praticabile. La cultura italiana non è liberale. L’Italia non è un Paese liberale, a differenza dell’Inghilterra o degli Stati Uniti, per citare due esempi. Nello stesso centrodestra italiano non c’è una cultura liberale diffusa. Paradossalmente, l’unico movimento di stampo riformatore all’interno del centrodestra è la Lega Nord, partito localistico, le cui istanze sono più riformatrici di quelle di FI o AN. Silvio Berlusconi, leader del Popolo delle Libertà, può essere un abile statista e un grande uomo politico, ma è del tutto estraneo alla cultura liberale. Per rendersene conto, basta osservare l’operato del nuovo governo, che pensa sia necessario riempire la pancia degli italiani per risollevare le sorti del Paese. Da una parte è positivo che, su alcune questioni - come l’emergenza rifiuti nel napoletano - sia stata ristabilita la presenza e l’autorità dello Stato. Dall’altra parte si è invece compiuto un passo indietro, tornando alla vecchia logica del compromesso. Lo Stato non deve occuparsi degli stipendi dei supermanager di aziende private, lo Stato non deve intervenire nella faccenda Alitalia. Non c’è filosofia del diritto, la cui conseguenza è una mancanza di principi liberali nell’azione di governo.

Non c’è modo di rendere più liberale la cultura italiana?
Per contrastare gli organi di informazione schierati a sinistra, che rappresentano la metà dell’establishment, i media vicini al centrodestra - alcuni dei quali di proprietà dello stesso Berlusconi, come Mediaset, Il Giornale, Panorama - dovrebbero fungere come uno strumento importante per cambiare la cultura del Paese. Si dovrebbe raccogliere attorno ad essi tutta l’intellettualità liberale, più preparata e competente di quella di sinistra. Invece, essi sono abbandonati a sé stessi, di fatto legittimando l’egemonia culturale della sinistra in Italia. Gli intellettuali liberali non dispongono di un insediamento per diffondere le proprie convinzioni.

Se i liberali hanno poche prospettive nel centrodestra, è invece realistica l’ipotesi – già citata da Marco Pannella – di formare una sinistra liberale?|
È evidente che la sinistra del Partito Democratico è più moderata di quanto non fosse in passato, quando faceva parte di coalizioni in cui figuravano partiti di matrice comunista. Nonostante il passo in avanti, è difficile per la sinistra allontanarsi dalle proprie tendenze dirigistiche e collettivistiche. Se la sinistra vuole dimostrare di essere davvero liberale, il banco di prova su cui testarsi è la riforma della prima parte della Costituzione. In alcuni tratti, essa sembra appartenere ad un Paese sovietico. Siamo l’unico Paese che è fondato sul lavoro, ovvero su una merce di scambio, o dove la proprietà privata è vincolata dalla funzione sociale. Si tratta di astrazioni di carattere ideologico, che però vanno ad influenzare le decisioni della Corte Costituzionale, la quale deve ovviamente seguire il testo della costituzione. Una revisione della prima parte della Costituzione in chiave liberale è quantomai necessaria, e una sinistra davvero liberale non può tirarsi indietro di fronte a questa sfida.

(da L'Opinione delle Libertà, edizione 116 del 10-06-2008)
postato da creezdogg alle ore 21:01 | link | commenti
categorie: usa , politics, italy, uk , fai notizia
domenica, 04 maggio 2008

Our next foreign policy

La politica estera del nostro Paese, inspiegabilmente trascurata dalla maggior parte dei partiti nella recente campagna elettorale, dovrà necessariamente tornare a occupare una posizione di rilievo nell'agenda della nuova maggioranza di governo. Dopo circa due anni e mezzo caratterizzati dall'eurocentrismo senza se e senza ma del governo Prodi e dall'imbarazzante politica estera condotta dal ministro Massimo D'Alema, il quale ha riesumato equivicinanze mediorientali di andreottiana memoria, è quantomai necessario che l'Italia torni a occupare un ruolo importante a livello internazionale, con una visione delle sfide globali che non sia subordinata ad alcuna grande potenza, né europea né extraeuropea, ma che al tempo stesso trovi i suoi punti fondanti nel rapporto preferenziale con gli storici alleati euroatlantici, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, e nel sostegno incondizionato allo Stato di Israele.

Un percorso già effettuato dal precedente governo di centrodestra, impegnato in prima linea nella guerra al terrorismo con l'appoggio degli interventi militari angloamericani in Afghanistan e in Iraq, e culminato con il discorso del presidente del consiglio Silvio Berlusconi di fronte al Congresso americano, privilegio riservato a un numero alquanto esiguo di capi di Stato. Nel 2006, la vittoria delle elezioni politiche da parte dell'Unione di centrosinistra rappresentò un brusco cambio di rotta: la presenza di una consistente e assai rumorosa frangia antiamericana all'interno della maggioranza, composta dalle forze di estrema sinistra - tra veterocomunisti nostalgici della guerra fredda e di slogan quali "Yankees go home" e no global che identificano gli USA come la causa prima di tutti i mali del pianeta - condizionò in maniera determinante le scelte del governo Prodi, il quale, anziché operare nel nome della continuità (abitudine di ogni Paese civile, per il mantenimento di una certa credibilità al di fuori dei confini nazionali), diede una discutibile svolta alla politica internazionale italiana. Gli ottimi rapporti con gli Stati Uniti vennero in breve tempo sacrificati e sostituiti da un europeismo di facciata, vuoto e del tutto privo di significato, mentre il capolavoro in negativo avvenne in politica mediorentale. L'Italia passò infatti dal non negoziabile sostegno allo Stato di Israele (unica democrazia del medio oriente, oggetto di continue minacce da parte di dittatori con ambizioni nucleari come Ahmadinejad e, soprattutto, bersaglio costantemente sotto attacco da parte di fondamentalisti quali Hamas e Hezbollah) del governo Berlusconi all'ambigua equivicinanza del ministro degli Esteri Massimo D'Alema, capace di farsi fotografare a braccetto di leader terroristi e, forse memore del suo non troppo remoto passato comunista, più a suo agio a puntare pretestuosamente il dito contro lo Stato ebraico che contro i suoi nemici che ne auspicano la distruzione.

Il terzo soggiorno a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi dà ora l'opportunità all'Italia di riprendere il cammino da dove era stato interrotto, ovvero da una politica europea concreta e non condizionata, ma soprattutto da un rapporto sincero di affiatamento con gli alleati atlantici. È opportuno che, a prescindere da chi sarà eletto alla Casa Bianca il prossimo novembre, gli Stati Uniti possano trovare nell'Italia un partner, un alleato e un amico su cui contare, a partire dalla collaborazione nella lotta al terrorismo globale (emblematiche, sotto questo punto di vista, le ripetute richieste rivolte dalla NATO all'Italia per un maggior impegno sul fronte afghano: una revisione delle regole di ingaggio non è da escludere). L'emergere di nuove e alquanto spinose questioni internazionali - dal riaffiorare delle inquietudini in ex Jugoslavia alla potenzialmente esplosiva situazione libanese, resa possibile dal mancato disarmo di Hezbollah - non ammette una politica estera contrassegnata da ambiguità, preconcetti e antichi rancori. Serve al contrario una strategia chiara e credibile, che porti l'Italia a occupare un ruolo rilevante a livello internazionale. La già annunciata visita in Israele da parte del Presidente del Consiglio, segnale importante per riaffermare il cruciale rapporto di amicizia e sintonia tra i due Paesi, rappresenta il primo passo in questa direzione.
postato da creezdogg alle ore 22:05 | link | commenti (8)
categorie: usa , politics, afghanistan, italy, israel, middle east, uk , fai notizia
giovedì, 10 aprile 2008

The right nations

Il comunista Marco Rizzo, in risposta polemica alle recenti parole di Fausto Bertinotti, leader e candidato presidente del consiglio del suo stesso partito, sulla trasformazione del comunismo in semplice "tendenza culturale" all'interno della sinistra (al riguardo, quantomai azzeccato l'intervento della Jena sulla Stampa), ci regala una dichiarazione da incorniciare: <<Senza un partito comunista non esiste una sinistra. Nei Paesi anglosassoni, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, in cui non esiste un partito comunista organizzato e capace di influire sulla vita politica non esiste una sinistra, a meno che si voglia considerare Hillary Clinton o Gordon Brown gente di sinistra>>. Da parte del sottoscritto, titolare di un blog schifosamente filoamericano e dalle non nascoste simpatie per tutto quanto è di origine anglosassone, un sentito grazie all'eurodeputato Rizzo.

postato da creezdogg alle ore 00:19 | link | commenti
categorie: usa , politics, uk
giovedì, 03 aprile 2008

Waterloo: the real story

Guardando questo video, si capiscono molte cose.
postato da creezdogg alle ore 19:57 | link | commenti
categorie: history, italy, france, uk
lunedì, 31 marzo 2008

What a coincidence

<<Ma il punto è questo: nell'articolo non c'è emmeno una riflessione, un pensiero, una riga sul fatto che gli scontri e le città controllate dalle milizie sciite, Nassiriyah e Bassora, siano quelle da dove ci siamo ritirati noi e gli inglesi>>. Qui - sai che novità - si sta con Christian Rocca.
postato da creezdogg alle ore 15:44 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, italy, middle east, uk , terrorism
martedì, 31 luglio 2007

The debt the world owes to the US

<<We should acknowledge the debt the world owes to the United States for its leadership in this fight against international terrorism>>. Gordon Brown, primo ministro inglese.
postato da creezdogg alle ore 14:32 | link | commenti
categorie: usa , politics, uk , terrorism
martedì, 31 luglio 2007

Media bias

Per descrivere l'incontro tra il presidente americano George W. Bush e il primo ministro inglese Gordon Brown, la Associated Press ha titolato "Brown Shares U.S. View on Duties in Iraq" ("Brown condivide la visione americana sui compiti in Iraq") e "Brown, Bush Reaffirm Shared Values" ("Brown e Bush riaffermanto i valori condivisi"); il titolo dell'articolo di ABC News è "Bush, Brown stress joint view on Iraq, Mideast" ("Bush e Brown sottolineano la visione comune su Iraq e Medioriente"); sul Washington Post si leggeva "New British Prime Minister Reaffirms 'Special Relationship' in First U.S. Summit" ("Il nuovo primo ministro britannico riafferma la 'relazione speciale' nel primo summit con gli Stati Uniti"); il Los Angeles Times titolava "Bush, Britain's Brown pledge to continue terror fight" ("Bush e il britannico Brown promettono di continuare la lotta al terrore"; il liberal New York Times, invece, scriveva "Bush and Brown Are Allies if Not Buddies" ("Bush e Brown sono alleati se non amici".

Titoli analoghi si potevano trovare su tutti i maggiori giornali e notiziari d'oltreoceano e d'oltremanica, dai quali si può facilmente evincere la comunanza di vedute e d'intenti tra i due leader, un'alleanza storica che viene rinnovata, una linea di continuità tra Brown e il suo predecessore nei rapporti con l'amico statunitense. Ecco, ora veniamo all'Italia. Come titola oggi il Corriere della Sera - ovvero quello che nonostante tutto è da considerarsi il più autorevole quotidiano d'Italia - l'articolo dell'inviato Ennio Caretto al riguardo? "Brown a Bush: <<Riconsegnare l'Iraq agli iracheni>>. E poi dicono che il media bias non esiste.

postato da creezdogg alle ore 11:11 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, uk , terrorism
mercoledì, 25 luglio 2007

Check Your Facts

Nel corso del suo lungo intervento al Senato il giorno 24 di luglio, il nostro ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha dichiarato, tra le altre cose, quanto segue (dal resoconto stenografico ufficiale della seduta): <<Non voglio entrare ora in una analisi (che, tuttavia, forma oggetto di un vasto dibattito internazionale) sulla natura di Hamas e sulle possibili prospettive di evoluzione di questo movimento e sulla natura di Hezbollah, che è altra cosa, in quanto non è presente in nessuna lista di movimenti terroristici. Fa parte del Parlamento libanese ed ha fatto parte del Governo fino a qualche mese fa, ma questo dibattito è aperto, innanzitutto, in Israele>>.

Secondo le parole del nostro ministro degli Esteri, quindi, Hezbollah non sarebbe paragonabile ad Hamas in quanto non elencato in <<nessuna lista di movimenti terroristici>>. Ebbene, Hezbollah è bollato come organizzazione "terrorista" non da una, ma da sei liste: quelle di Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Olanda. Qualcuno può sostenere che D'Alema si riferisse all'Unione Europea: come noto, essa non considera Hezbollah come terrorista. Tuttavia, il nostro ministro degli Esteri dovrebbe essere a conoscenza del fatto che il Parlamento Europeo ha approvato, nel marzo 2005, una risoluzione nella quale si sosteneva che l'attività dell'organizzazione era di matrice terrorista (<<[EU] Parliament considers that clear evidence exists of terrorist activities by Hizbollah. The [EU] Council should take all necessary steps to curtail them>>). Allo stesso modo, il nostro ministro degli Esteri dovrebbe essere a conoscenza che il Consiglio Europeo ha inserito nell'elenco delle persone da considerarsi "terroristi" il signor Imad Fa'iz Mughniyah, ovvero il capo del servizio di intelligence di Hezbollah.

Un'organizzazione terrorista, quindi, secondo cinque democrazie nostre alleate (tra cui due importanti membri dell'Unione Europea) e secondo il Parlamento Europeo. Un'organizzazione il cui capo dell'intelligence rientra nella lista dei terroristi dell'UE. Un'organizzazione che, certo, <<fa parte del Parlamento libanese ed ha fatto parte del Governo fino a qualche mese fa>>, ma che ha anche rapito tre soldati israeliani (dei quali ancora non si sa nulla), lanciato razzi su città israeliane, usato civili come scudi umani, provveduto al proprio riarmo in barba a quel fallimento di missione che risponde al nome di UNIFIL.

postato da creezdogg alle ore 23:37 | link | commenti
categorie: usa , politics, italy, israel, europe, middle east, uk , terrorism
mercoledì, 18 luglio 2007

Check your facts

<<Credo che il nostro ministro degli Esteri abbia voluto sottolineare l'importanza di ricercare tutte le possibilità per far ripartire un dialogo fra Hamas e Fatah. Blair è stato nominato proprio per questo. Tutti sappiamo che Hamas utilizza la forza e al momento non riconosce Israele. Ma ha anche vinto elezioni democratiche. Non mi sembra che la Ue la consideri un'organizzazione terroristica, pensa che Blair ci andrebbe a parlare se fosse così?>>. Lamberto Dini al Corriere della Sera, 18 luglio.

Ora, tralasciando le considerazioni sulle sconsiderate parole di D'Alema, le quali sono opinioni legittime, ci sono due errori in quanto detto da Lamberto Dini, il primo marginale, il secondo madornale. Primo: Tony Blair non è stato nominato per far ripartire il dialogo tra Hamas e Fatah. L'ex primo ministro inglese è il nuovo inviato speciale del Quartetto (USA, ONU, EU, Russia) per il Medio Oriente, la sua mansione principale è la pace tra Israele e Palestina. Questo era l'errore marginale, ovvero la libera interpretazione del ruolo di mediatore di Blair. Secondo: <<Non mi sembra che la Ue la consideri un'organizzazione terroristica>>. Quella pronunciata da Dini è una colossale falsità. L'Unione Europea considera Hamas un gruppo terrorista fin dal 2005. Basta dare un'occhiata all'elenco ufficiale. Se già questo sarebbe un errore grave per un qualsiasi deputato o senatore, è inaccettabile se commesso da colui che ricopre il ruolo di presidente della Commissione Esteri del Senato.

postato da creezdogg alle ore 23:05 | link | commenti
categorie: usa , politics, israel, middle east, uk , terrorism
martedì, 03 luglio 2007

Stupid Terrorist

<<They failed to blow themselves up in London, despite having lots of martyrdom gear. They failed to crash through barricades at Glasgow Airport, and you'd think they might have noticed the obstacles>>. L'imperdibile pezzo di Michael Ledeen, "Stupid Terrorist", sull'evidente disorganizzazione che, unita ad una probabile carenza di materia grigia, non ha permesso ai terroristi di Londra di fare danni più seri. Per fortuna, ovviamente.

postato da creezdogg alle ore 22:41 | link | commenti
categorie: religion, uk , terrorism
venerdì, 22 giugno 2007

What a shame /2

Solo due giorni or sono, su questo blog, si trattava l'argomento videogiochi, in relazione a Manhunt 2 della Rockstar, proibito in Inghilterra e Irlanda, in uscita a luglio in Italia, ma si aggiungeva che  <<Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese>>. Ebbene, lo zelante politico nostrano è addirittura il ministro delle Comunicazioni, ovvero Paolo Gentiloni, il quale non solo è intervenuto con straordinaria velocità (a voler essere qualunquisti, si potrebbe sottlineare la celerità di tale provvedimento, in confronto ad altri un tantino più importanti per il Paese...) per bloccare la distribuzione italiana del titolo, ma si è anche impegnato affinchè il tema venga trattato in sede europea. Non contento di aver aderito ad una disposizione khomeinista che va oltre la censura, vuole fare in modo che ciò sia esteso anche a tutto il continente.

Nella questione, entrano in gioco svariati elementi, che andrebbero sicuramente trattati in modo più esaustivo che in un semplice post di un semplice blog. C'è il discorso della decisione censoria che si fa beffe della libertà di espressione. C'è il discorso della mancanza di un'autoregolamentazione credibile da parte dello stesso mercato videoludico (cosa che è invece presente oltreoceano, dove Manhunt 2 è in vendita in tutti i negozi, proibito ai minori di 18 --- ma non erano gli americani i puritani bigotti moralisti estremisti religiosi teocon neocon censori e limitatori delle libertà?). C'è il discorso - generale, ma in questo caso con valenza particolare - della vecchiaia di una classe politica che difficilmente sa come funzioni un computer, figuriamoci che cosa sia una console o un videogioco, "roba da ragazzi" che però rappresenta un mercato mondiale da anni superiore a quello del cinema. C'è il discorso, conseguente a quest'ultimo, della quasi totale assenza di voci in contrasto con la disposizione del ministro, poiché né all'interno della maggioranza né all'interno dell'opposizione c'è un diretto contatto con quella che è la realtà degli under 30, i cosiddetti "giovani", termine che funziona sempre in un comizio o in un programma politico, ma che nei fatti non corrisponde ad alcunché. C'è il discorso relativo alle limitazioni inutili che non fanno altro che fare pubblicità al videogame in questione, ma soprattutto ad alimentare in modo spropositato la pirateria, sempre che qualcuno non decida di aggiudicarsi il gioco su eBay da qualche rivenditore di Hong Kong. Insomma, la questione va aldilà del diritto di Manhunt 2 a finire sugli scaffali dei rivenditori italiani ed europei. Ma in fondo, agli occhi di tutti, è solo un gioco. Ora che è proibito, grazie al ministro Gentiloni, la gioventù italica è salva.

postato da creezdogg alle ore 18:08 | link | commenti
categorie: usa , videogames, politics, italy, europe, entertainment, uk
mercoledì, 20 giugno 2007

What a shame

Sull'ignoranza e l'ipocrisia mediatiche/governative/nazionalpopolari legate alla realtà del divertimento interattivo, su questo blog, mi sono già occupato in passato. In occasione delle polemiche relative all'uscita di Canis Canem Edit (o Bully), da queste parti si elogiava il primo ministro inglese Tony Blair, il quale, probabilmente unico uomo politico ad aver provato il gioco, dichiarava di trovarlo innocuo. Evidentemente, o Blair non ha modo di provare tutti i videogames in procinto di essere lanciati sul mercato europeo, o forse si comincia già a respirare l'aria del dopo-Blair, dato che il governo inglese (di pari passo con quello irlandese) ha deciso non di censurare, ma addirittura di vietare l'uscita - per la prima volta in dieci anni - del secondo episodio di Manhunt, prodotto dalla Rockstar Games (già noti per la saga di GTA), i cui contenuti sono stati giudicati troppo violenti e non adatti ad un pubblico giovane. Una decisione illiberale, che va contro alla libertà di espressione. Ma, trattandosi di videogiochi, quindi di qualcosa considerato di scarsa importanza, non si sentono le proteste che si alzerebbero, per esempio, se una decisione analoga venisse riservata all'uscita nei cinema del sequel di Hostel. In Italia, il gioco dovrebbe uscire a metà luglio. Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese.

postato da creezdogg alle ore 12:29 | link | commenti (1)
categorie: videogames, politics, europe, entertainment, uk
martedì, 08 maggio 2007

Bicentennial blooper

Qui il filmato del divertente momento - con tanto di scambio di occhiate - avvenuto nel corso dell'incontro tra il presidente Bush e la regina Elisabetta II. Una notizia che, curiosamente, ha trovato più attenzione dalle nostre parti che negli stessi Stati Uniti. Forse perché Dubya si è corretto immediatamente, forse perchè il primo a mostrarsi divertito dell'errore è stato proprio lui.

postato da creezdogg alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: usa , politics, history, uk
domenica, 06 maggio 2007

Deuce scores

La delusione per l'eliminazione degli Houston Rockets al primo turno dei Playoffs NBA (vedi post precedente) è in parte attenuata dalla notizia del primo gol nella Premier League per Clint Dempsey, uno dei giocatori preferiti da questo blog (vedi post del 3 giugno 2006), centrocampista del Fulham (la squadra con più giocatori statunitensi al di fuori degli USA), il quale, entrato a partita in corso al posto di Vincenzo Montella, ha segnato la rete decisiva contro il Liverpool, prossimo avversario del Milan nella finale di Champions League. Sopra, il video del (bel) gol. Go Deuce!

postato da creezdogg alle ore 10:32 | link | commenti
categorie: sport, usa , soccer, uk
mercoledì, 02 maggio 2007

Winning that damn war

Si è scoperto solo da qualche giorno dell'arresto in Iraq, da parte delle forze armate americane, di Abdul Hadi Al Iraqi, al secolo Nashwan Abdulrazaq Abdulbaqi, uno dei massimi esponenti di Al Qaeda, ex capo operativo dell'organizzazione e maggiore dell'esercito iracheno, reclutatore di soldati per la jihad e pianificatore di svariati attentati in diverse parti del mondo, ricercato in Iraq dal 2005 (taglia di un milione di dollari), anno in cui fece da mediatore nella "riconciliazione" tra Osama Bin Laden e Abu Mussab Al Zarqawi. Al Iraqi, catturato probabilmente lo scorso autunno, è stato tenuto in custodia dalla CIA ed ha fornito preziose informazioni riguardanti passati e futuri attacchi terroristici. Un documento dei servizi segreti britannici lo identifica come il principale organizzatore degli attentati di Londra del 7 luglio 2006. Si trova ora nel carcere di Guantanamo Bay.

Tra le notizie più recenti provenienti dall'Iraq, la presunta uccisione di Abu Ayyub Al Masri, successore di Al Zarqawi in Iraq (annunciata dal ministero degli Interni iracheno ma ancora non confermata) e le sempre più diffuse voci di una crescente tensione, se non di una rottura, tra i militanti sunniti e le forze di Al Qaeda, un tempo alleati nella lotta contro le truppe occidentali e l'esercito iracheno.

postato da creezdogg alle ore 10:49 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, uk , terrorism
lunedì, 02 aprile 2007

Dude, not cool

Sul Corriere di ieri, un imbarazzante articolo riguardante South Park, contenente una lunga successione di inesattezze. Nella sezione "Esteri", un pezzo firmato da Maria Serena Natale e dedicato a "The Snuke", ultima puntata della serie preferita da questo blog, la quale ha avrebbe fatto irritare non poco il pubblico inglese. Nell'episodio incriminato, infatti, la regina Elisabetta si suicida sparandosi un colpo di pistola in bocca (qui il video) dopo aver appreso che il governo americano è riuscito a stanare un piano britannico per riconquistare le ex-colonie.

L'inizio dell'articolo è già sufficiente per