Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
venerdì, 04 luglio 2008

Not that bad after all

A quanto pare, stando a quanto riportato da Guido Olimpio oggi sul Corriere, le ricerche che hanno portato alla liberazione di Ingrid Betancourt sono state efficaci grazie a "strumenti di intercettazione forniti dagli Usa" e "con l'aiuto dei consiglieri americani e israeliani". Ma tu guarda, il caso.
postato da creezdogg alle ore 17:01 | link | commenti
categorie: usa , politics, israel, south america, terrorism
giovedì, 12 giugno 2008

Intervista a Michael Ledeen



Intervista a Michael Ledeen
I negoziati sono falliti. Aiutiamo gli iraniani a liberarsi dal regime


Per l’analista dell’American Enterprise Institute i negoziati con l’Iran (compreso quel “5+1” in cui l’Italia vuole entrare) sono tutti falliti. Per fermare il programma nucleare degli ayatollah, le democrazie devono aiutare gli iraniani a liberarsi dal loro regime. Ma i nostri governi sono inerti. A Roma, nel 2001, Ledeen incontrò alcuni dissidenti. Per salvare le vite dei militari in Afghanistan, non per organizzare un golpe. Michael Ledeen, membro del think tank American Enterprise Institute, giornalista e storico, è uno dei massimi esperti in materia di Iran.

In una recente intervista alla televisione italiana, il presidente Bush ha dichiarato di essere favorevole all’aggiunta dell’Italia al tavolo dei negoziati con l’Iran, il cosiddetto “5+1”. È d’accordo?
Credo che i negoziati abbiano fallito, e sono convinto che essi continueranno a fallire anche in futuro. Di conseguenza, penso che ogni governo, incluso quello italiano, farebbe meglio ad evitarli: sarebbe una cosa saggia.

Il Financial Times è scettico riguardo all’ipotesi che l’Italia possa applicare sanzioni all’Iran, del quale è uno dei primi partner commerciali al mondo: dal punto di vista della realpolitik, per quale motivo l’Italia dovrebbe imporre sanzioni, di pari passo con le altre potenze?
Perché l’Iran è il principale sponsor mondiale del terrorismo, ha dato il proprio sostegno a cellule terroristiche presenti in Italia e ha minacciato attacchi alla Città del Vaticano.

L’Iran prosegue con il suo programma nucleare e Mahmoud Ahmadinejad continua a minacciare Israele. Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per fermare l’Iran? La soluzione della “Lega delle Democrazie” proposta da John McCain potrebbe funzionare?
Non sono a conoscenza di alcun serio sostegno dei dissidenti iraniani che sono a favore della democrazia, che rappresentano la maggioranza della popolazione iraniana. Questo sostegno non arriva da alcun Paese occidentale e, non serve neanche ricordarlo, nemmeno dalle Nazioni Unite, o da Organizzazioni Non Governative delle quali sia a conoscenza. Se le cosiddette “democrazie” volessero davvero sostenere la libertà in Iran, lo potrebbero già fare oggi, con o senza la “Lega delle democrazie”. Ma esse non lo fanno. E nessuna struttura o organizzazione potrà compensare la loro mancanza di volontà.

Con il governo Berlusconi l’Italia è tornata ad essere uno dei primi alleati degli Stati Uniti, dopo i due anni di governo Prodi? Possono cambiare i rapporti, dopo le elezioni di novembre?
Senza dubbio il rapporto tra Bush e Berlusconi rafforza i legami tra Stati Uniti e Italia. Ma l’Italia occupa ora una salda posizione quale uno degli alleati più vicini all’America, e questa relazione può sopravvivere a momenti di conflitto personale.
Certamente Massimo D’Alema non era molto amato a Washington, ma i rapporti erano buoni anche all’epoca. Per questo motivo, chiedersi chi tra McCain o Obama possa essere “migliore” per le relazioni tra i due Paesi è questione piuttosto marginale.

Stando a un recente rapporto della Commissione Intelligence del Senato americano, Lei organizzò un meeting, nel 2001 a Roma, tra due esperti del Pentagono e un iraniano di nome Manucher Ghorbanifar, allo scopo di discutere un piano relativo al rovesciamento del regime iraniano. È così?
L’incontro in questione fu con alcuni iraniani, i quali fornirono, tra le altre cose, informazioni accurate relative a operazioni ordinate dal governo di Teheran contro forze armate americane di stanza in Afghanistan. Ghorbanifar non era la fonte di tali informazioni che, come mi fu riferito in seguito da funzionari del Pentagono, furono determinanti per salvare vite americane. Quello fu l’argomento principale degli incontri. Pertanto, avendo portato la proposta di Ghorbanifar al governo americano, con l’approvazione sia della Casa Bianca che del Dipartimento della Difesa, sono orgoglioso di aver sostenuto i nostri soldati. Per quanto concerne gli sforzi di Ghorbanifar per trovare sostegno al fine di rovesciare il regime iraniano, si tratta di qualcosa che va avanti da più di venti anni. Come ho detto prima, non credo che alcun governo occidentale gli darà mai il sostegno richiesto, ma sono sicuro che lui continuerà a provarci.

(da L'Opinione delle Libertà, edizione 118 del 12-06-2008)
postato da creezdogg alle ore 12:15 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics, afghanistan, iran, italy, europe, un , terrorism, fai notizia
giovedì, 12 giugno 2008

Intervista a Gianni Vernetti

L'ex sottosegretario agli esteri del Pd prende una netta posizione sui rapporti con l'Iran
 
<<L'opzione militare? Non si può escludere>>
 
colloquio con Gianni Vernetti di Cristiano Bosco
 
"Bisogna rafforzare le sanzioni economiche contro l'Iran: una politica di embargo porterebbe all'isolamento del regime in campo internazionale. Un regime estremamente fragile, visto che una porzione consistente del popolo iraniano è contraria all'attuale classe dirigente e a favore della democrazia, come ad esempio gli studenti, che hanno bisogno del nostro sostegno. È necessario organizzare un'azione finalizzata al cambio di regime". Gianni Vernetti, già sottosegretario agli Esteri del governo Prodi, è deputato alla Camera tra le fila del Partito Democratico e membro della Commissione Affari Esteri. Sull'Iran ha le idee molto chiare.

Lei ha preso parte alla manifestazione tenutasi a Roma contro il leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad, in occasione della sua visita per il vertice Fao. Qual è stato l'esito dell'iniziativa?
Il Paese ha reagito bene, dimostrandosi unito. Nessun esponente del governo ha incontrato Mahmoud Ahmadinejad, lo stesso vale per la Santa Sede. Nessuna forza politica ha fatto gioco di sponda. Considero l'Iran un pericolo per la sicurezza internazionale. L'iniziativa ha rappresentato una prova di coesione. È necessario dimostrare che quel regime non può giocare su tavoli separati: l'Occidente democratico deve mostrarsi unito di fronte a questa minaccia.

Esclude un’azione militare nei confronti dell’Iran?

Nessuno può escludere un'opzione militare, nemmeno le stesse Nazioni Unite. L'Occidente non può accettare l'eventualità che Israele venga attaccato, così come non può accettare che l'Iran disponga di armi nucleari, o che si doti di missili balistici a lunga gittata.

John McCain, candidato repubblicano alla Casa Bianca, ha proposto la creazione di una "Lega delle Democrazie" per affrontare le minacce globali. Qual è la sua opinione al riguardo?

Faccio parte della "Community of Democracies", organizzazione internazionale che conta al suo interno più di cento Paesi, creata grazie agli sforzi dell'amministrazione Clinton, allo scopo di diffondere la democrazia nel mondo. Nel 2007, in collaborazione con Paula Dobriansky, rappresentante del dipartimento di Stato americano, abbiamo organizzato un importante meeting a Roma. La promozione della democrazia va ripensata. Essa deve rappresentare una priorità in politica internazionale. Non è possibile ipotizzare una politica dello sviluppo per Paesi del terzo mondo senza che questa sia affiancata alla diffusione della democrazia: la situazione di molti Paesi africani è emblematica, con milioni di dollari di aiuti che finiscono nelle tasche di brutali dittatori. Sicurezza, sviluppo e democrazia viaggiano sullo stesso binario, come dimostrato da quanto sta succedendo in Iraq e Afghanistan. Per questo motivo, la promozione della democrazia deve avere la priorità, nell'agenda internazionale.

Che ne pensa dell’ipotesi dell’allargamento del “5+1”, con possibilità per l’Italia di sedersi al tavolo delle trattative con l’Iran?

Il Partito Democratico è a favore dell'iniziativa del governo italiano per l'aggiunta del nostro Paese al "5+1". Il precedente governo Berlusconi commise un grande errore quando, qualche anno fa, decise di non accettare l'invito a partecipare alle trattative. Il governo Prodi, a differenza di quanto sostenuto da alcuni, ha provato a fare entrare l'Italia nel "5+1", senza tuttavia riuscirci. L'Italia è  tra i più importanti partner commerciali dell'Iran, è giusto che venga coinvolta nelle trattative: su questo tema, siamo in sintonia con il governo.

Si preannuncia l’instaurazione di un clima di dialogo con il governo, per quanto riguarda la politica estera del nostro Paese?

Sicuramente. Su alcune grandi questioni di politica estera, è fondamentale che il Paese si mostri unito. Si possono trovare punti in comune su argomenti quali la lotta al terrorismo, la ratifica della Costituzione europea, o il rifinanziamento delle nostre missioni all'estero. È normale che il nuovo clima di dialogo sincero, civile e senza posizioni pregiudiziali venga esteso anche alla politica estera italiana.

Lei si è dichiarato contrario all’ingresso del PD nel Partito Socialista Europeo, c’è chi ipotizza che DS e Margherita entreranno in due gruppi separati all’Europarlamento.

Si tratta di un'ipotesi da non escludere. Risulta evidente che, ad eccezione che in Spagna, i socialisti non sono autosufficienti in alcun Paese europeo, e recentemente hanno subito delle pesanti sconfitte elettorali. È per loro necessario cambiare pelle, se non vogliono contare sempre meno, e tentare alleanze con il centro, con la liberaldemocrazia. Non vedo per quale motivo il Partito Democratico dovrebbe appiattirsi sulle posizioni dei socialisti. Se ciò dovesse accadere, saremmo condannati a un lungo periodo di opposizione.

Tra le alleanze con il centro, quindi, non esclude un possibile dialogo con l’UDC, con voi all’opposizione?

Non ho dubbi che l'UDC possa diventare un nostro partner privilegiato. C'è la possibilità di trovare punti in comune per fare opposizione e ci possono essere le condizioni per provare un esperimento politico anche in occasione di elezioni a livello locale.

(intervista pubblicata ieri sul quotidiano Liberal , disponibile anche sul sito ufficiale del Partito Democratico e su MargheritaOnline)

postato da creezdogg alle ore 09:18 | link | commenti (1)
categorie: iraq, usa , politics, afghanistan, iran, africa, italy, israel, europe, middle east, un , terrorism, fai notizia
mercoledì, 11 giugno 2008

Intervista a Gianni Vernetti - preview

Oggi, sul quotidiano Liberal, la mia intervista all'on. Gianni Vernetti (disponibile nella rassegna stampa della Camera).
postato da creezdogg alle ore 08:48 | link | commenti (1)
categorie: iraq, usa , politics, afghanistan, iran, italy, middle east, un , terrorism
domenica, 01 giugno 2008

Good news from Iraq

The number of deaths among Iraqi civilians, police and insurgents fell sharply from April to May, according to data from the Iraqi government, and the monthly death toll for American troops hit its lowest mark since 2004.

Lo riporta la CNN.
postato da creezdogg alle ore 01:48 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
mercoledì, 28 maggio 2008

Appello Iran



In occasione della visita di Mahmoud Ahmadinejad in Italia, anche il titolare di questo blog ha aderito all'appello de Il Riformista, di seguito riportato. Qui le adesioni illustri (oltre alla mia, s'intende).

In occasione della prevista visita in Italia del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ahmadinejad, atteso a Roma tra il 3 e il 5 di giugno per la Conferenza della Fao dedicata alla “Sicurezza Alimentare”, i firmatari del presente appello promosso dal quotidiano il Riformista ribadiscono:

1) La contrarietà ad ogni forma di ingerenza negli affari interni degli stati del Vicino Oriente e di sostegno alle attività di gruppi armati che ostacolano l’attuazione di soluzioni pacifiche e consensuali in Libano e l’evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi basato sul principio “due popoli, due stati”.
2) La necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. A questo fine i firmatari sostengono il perseguimento di una linea risoluta e coerente, sostenendo tutte le decisioni che il Consiglio di Sicurezza e l’Unione europea assumeranno per ottenere piena trasparenza e di collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
3) Il ripudio di ogni affermazione o azione volta a negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele o a chiederne la distruzione.
Su questi punti confermiamo il nostro impegno, fermo restando il rispetto per la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran, i sentimenti di amicizia per il popolo iraniano e l’auspicio che lo spazio di dialogo tra il governo iraniano e la comunità internazionale possa allargarsi e contribuire alla pacificazione della regione mediorientale
 
postato da creezdogg alle ore 13:55 | link | commenti (1)
categorie: politics, iran, israel, middle east, terrorism
mercoledì, 28 maggio 2008

Victory

Il mio amico Jean - a.k.a. Lo Schiavo di Tocqueville - con un bel post sull'Iraq. Qui si è completamente d'accordo.
postato da creezdogg alle ore 11:46 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
martedì, 27 maggio 2008

Dems on Iraq

Petraeus ha cacciato Al Qaeda dall'Iraq. La situazione nel Paese è profondamente cambiata, con una drastica diminuzione della violenza. Sembrano essersene resi conto tutti quanti, ad eccezione dei democratici. "Under Petraeus's leadership, Iraq has changed dramatically. Why can't the Democrats change with it?" si chiede Matthew Continetti in un pezzo sul Weekly Standard.
postato da creezdogg alle ore 12:26 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
giovedì, 22 maggio 2008

Must have



Consigli per gli acquisti. Il caso Petraeus, di Daniele Raineri. Tuttora in edicola con Il Foglio. Do not miss it.
postato da creezdogg alle ore 13:45 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, books, middle east, terrorism
domenica, 11 maggio 2008

Iron Man



Il disegnatore Alex Ross, nel suo capolavoro Marvels, una delle migliori graphic novels della storia, lo aveva immaginato con il volto di Timothy Dalton. L'anno era il 1994, e l'attore gallese, che aveva da poco interpretato un capitolo di James Bond e Rocketeer, risultava quanto di più somigliante al multimilionario geniale ma ricco di problemi creato da Stan Lee e liberamente ispirato a Howard Hughes che rispondeva al nome di Tony Stark. I tempi cambiano, gli attori invecchiano e spariscono dalle scene, la computer graphic compie passi da gigante permettendo di realizzare semplicemente prodotti quasi impensabili anche solo dieci anni or sono, e oggi, nei panni di Tony Stark, è assai più credibile il bravissimo Robert Downey Jr., attore che sembra nato per quel ruolo e che, nella vita reale, ha condiviso molte delle maledizioni che affliggono la sua controparte in celluloide.

La Marvel Comics, forse resasi conto che troppi stravolgimenti della storyline originale possono peggiorare anziché migliorare il prodotto, presenta un film molto fedele al proprio fumetto, limitandosi ad aggiornare la vicenda in chiave contemporanea, con qualche (talvolta impercettibile, se non agli appassionati) aggiustamento. Iron Man, ideato durante la guerra fredda in pieno spirito anticomunista (le prime sue vittime erano infatti agenti vietnamiti), nasce ora in una caverna afgana, per sfuggire a terroristi e signori della guerra locali. Nuove guerre americane, nuovi nemici, stesso personaggio racchiuso in un’armatura di latta. O meglio, di una lega quasi indistruttibile.

La regia è affidata a Jon Favreu, ex giovane talento di Hollywood, ancora pressoché sconosciuto al di qua dell’Atlantico nonostante abbia firmato la sceneggiatura di uno dei più riusciti film di culto degli anni ’90 (quello Swingers che lanciò la carriera di Vince Vaughn). Non ci sono sbavature, considerando il genere. In quanto blockbuster movie privo di ogni ambizione stilistica o di strizzate d’occhio all’Academy (salvo forse i premi per gli effetti speciali – si è comunque visto di meglio), scontata la presenza di alto contenuto di azione, esplosioni, combattimenti ipercinetici, product placement sfrenato e privo di vergogna (Audi, Motorola, Verizon, etc.), elementi comunque bilanciati da una buona dose di autoironia e humor, che confermano l’azzeccata scelta di Downey Jr. come protagonista. A fare da corredo, una ritrovata – e assai tirata - Gwyneth Paltrow, il sempre sottovalutato Terrence Howard e, nei panni del malvagio di turno, un poco riconoscibile Jeff Bridges. Immancabile il vecchio e sempre sorridente Stan Lee, questa volta in vestaglia da Hugh Hefner.

Trattandosi di un prodotto dal target alquanto allargato, immancabile un fondo moraleggiante, per educare grandi e piccini. L'invincibile Iron Man non nasce supereroe. Il cinico e dissennato venditore di armi Tony Stark, infatti, si trasforma in super uomo per necessità. Prima per salvarsi la vita, quindi per correggere errori e discutibili scelte commesse dalla sua stessa società, la Stark Industries, la quale, nonostante un patriottismo di facciata, vende armamenti ai primi nemici dell'America, mettendo in serio rischio la vita di migliaia di innocenti. Viene risparmiata agli spettatori una predica - che in questo caso sarebbe risultata poco realistica - contro le armi, contro chi le produce, o contro chi le vende. Niente di tutto ciò. L'attenzione è invece posta sui destinatari di esse, ovvero su chi le armi le usa. Il protagonista del film, un eroe corazzato da testa a piedi e armato fino ai denti, è l'evidente dimostrazione che le armi, nelle mani dei buoni (ovvero Iron Man, in questa occasione), sono molto più appropriate. E, attraverso le sue stesse parole, conferma uno scomodo, ma non ancora contraddetto, motto: "Pace significa possedere una clava più grossa del mio nemico". Peace through superior firepower, appunto. Ed è così che l'eroe (o antieroe?) Iron Man sconfigge i cattivi, facendo vincere i buoni. La gente si diverte, uscendo soddisfatta dalla sala.
postato da creezdogg alle ore 22:54 | link | commenti
categorie: movies, usa , comics, entertainment, terrorism
mercoledì, 07 maggio 2008

Go figure


Una simpatica vignetta di Lisa Benson sulle "presunte" ingerenze iraniane in Iraq.
postato da creezdogg alle ore 13:06 | link | commenti
categorie: iraq, politics, iran, middle east, terrorism
giovedì, 01 maggio 2008

One less

The U.S. military killed a man believed to be the head of al-Qaida in Somalia and 10 others in an airstrike overnight, an Islamic insurgent group said Thursday. Da ABC News. Un passo in avanti per la stabilizzazione della Somalia, uno dei vari (e più dimenticati) campi di battaglia tra la civiltà e i fascisti islamici.
postato da creezdogg alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: usa , africa, terrorism
mercoledì, 30 aprile 2008

I am optimistic

<<I am optimistic that within 10 years, Israel will come to its end>>. Le (deliranti) dichiarazioni, di Riyad Na'san al-Agha, ministro della cultura della Siria,  in un'intervista rilasciata alla rete televisiva Al-Hiwar lo scorso 19 aprile. Questa sarebbe la classe dirigente mediorientale con la quale l'Occidente e Israele, secondo alcuni, dovrebbero dialogare?
postato da creezdogg alle ore 22:53 | link | commenti
categorie: politics, israel, middle east, terrorism
mercoledì, 30 aprile 2008

Performance over loyalty

Un editoriale del San Antonio Express News, per nulla generoso nei confronti di George W. Bush (<<One of George Bush's greatest weaknesses as president has been his penchant to reward loyalty over performance>>), riconosce al presidente uscente il merito di aver saputo correggere alcuni propri errori affidando ruoli fondamentali a David Petraeus e Raymond Odierno (<<Their leadership will be among the few stellar legacies Bush will leave for his successor>>), in seguito alla sostituzione, sedici mesi or sono, di Donald Rumsfeld con Robert Gates.
postato da creezdogg alle ore 13:02 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
martedì, 22 aprile 2008

Totally obliterate

<<I want the Iranians to know that if I'm the president, we will attack Iran (if it attacks Israel). In the next 10 years, during which they might foolishly consider launching an attack on Israel, we would be able to totally obliterate them>>. Traduzione, come prontamente riportato dal Foglio: <<Voglio che gli iraniani sappiano che se sarò presidente, attaccheremo l'Iran. Nei prossimi dieci anni, qualora decidessero stupidamente di considerare un attacco contro Israele, potremmo cancellarli del tutto>>. Firmato Hillary Rodham Clinton. Solo che per questa dichiarazione, si meriterebbe di vincere la Pennsylvania e la nomination.

postato da creezdogg alle ore 22:31 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics, iran, israel, middle east, terrorism
giovedì, 10 aprile 2008

The Way Ahead /2

Christian Rocca (sul Foglio) e Maurizio Molinari (sulla Stampa) sulla relazione del generale Petraeus al Congresso. Mentre il grande Paul Berman, anzi "il liberal Paul Berman", sul Corriere della Sera, pronunciava frasi come <<Saddam Hussein andava defenestrato, sarebbe stata un'idea mostruosa continuare con le pressioni militari e le sanzioni economiche che in 12 anni avevano ottenuto l'unico risultato di infliggere sofferenza estreme agli iracheni>> e come <<È ovvio che sono le truppe americane a tenere assieme l'Iraq, e che sono esse, insieme con i gruppi sunniti, finalmente risvegliatisi, a infliggere alcune sconfitte ad Al Qaeda. Il ritiro delle truppe americane causerebbe una serie di esplosioni verso una guerra civile o una guerra con l'Iran. La presenza dei nostri soldati sta evitando un disastro>>.

postato da creezdogg alle ore 00:12 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
lunedì, 31 marzo 2008

What a coincidence

<<Ma il punto è questo: nell'articolo non c'è emmeno una riflessione, un pensiero, una riga sul fatto che gli scontri e le città controllate dalle milizie sciite, Nassiriyah e Bassora, siano quelle da dove ci siamo ritirati noi e gli inglesi>>. Qui - sai che novità - si sta con Christian Rocca.
postato da creezdogg alle ore 15:44 | link | commenti
categorie: iraq, usa , politics, italy, middle east, uk , terrorism
venerdì, 28 marzo 2008

Fortitude

Brevissimamente, su Magdi Cristiano Allam. Per quanto concerne il sottoscritto, e di conseguenza questo blog, non cambia alcunché. Allam era e rimane uno dei giornalisti più preparati e corretti che l'Italia possa vantare, una delle voci più importanti, a livello internazionale, nella battaglia contro il fondamentalismo islamico, contro il terrorismo, contro il nichilismo islamofascista della cultura della morte. L'enorme stima nei suoi confronti resta, quindi, immutata. E specificarlo con un post, in un mondo più civile di quello in cui viviamo, non dovrebbe neppure essere necessario.
postato da creezdogg alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: politics, italy, religion, middle east, terrorism