Fazioso, ultra-liberal, esageratamente anti-Bush, tendente all'antiamericanismo ma perennemente dalla parte di Israele, fondamentalista dell'ateismo e dell'omeopatia. A Bill Maher (autore e presentatore di Real Time sulla tv via cavo HBO) si possono rimproverare molte cose, ma non che non sia estremamente divertente. La sua ultima trovata, in collaborazione con quel genio di Larry Charles (Curb your enthusiasm, ma anche regista di Borat), è stata realizzare un film documentario sulla religione, che farà arrabbiare molti. Religulous, ovvero "Religious" + "Ridiculous". Guardando il trailer, viene in mente Christopher Hitchens. Enjoy.

La Marvel Comics, forse resasi conto che troppi stravolgimenti della storyline originale possono peggiorare anziché migliorare il prodotto, presenta un film molto fedele al proprio fumetto, limitandosi ad aggiornare la vicenda in chiave contemporanea, con qualche (talvolta impercettibile, se non agli appassionati) aggiustamento. Iron Man, ideato durante la guerra fredda in pieno spirito anticomunista (le prime sue vittime erano infatti agenti vietnamiti), nasce ora in una caverna afgana, per sfuggire a terroristi e signori della guerra locali. Nuove guerre americane, nuovi nemici, stesso personaggio racchiuso in un’armatura di latta. O meglio, di una lega quasi indistruttibile.

<<Inevitabile poi, e non solo per i seguaci di Giuliano Ferrara, soffermarsi sulla scelta della ragazzina di non abortire: proprio lei che, data l’età e la particolare situazione, ne avrebbe avuto diritto molto più di tante trentenni o quarantenni, capisce l’innaturalità di una scelta omicida e abbraccia l’ipotesi opposta.
Chiude tutte le porte che la società e il pensiero comune le spalancavano verso un egoismo mascherato da ovvia e ragionevole soluzione, e pensando solo con la sua giovane ma indipendente testa vira verso la scelta d’amore e verso una soluzione di fiducia nell’avvenire. Un’opzione per la vita che spalanca le porte a un avvenire che potrebbe essere positivo non solo per lei ma anche per il bimbo (cresciuto da una madre vera e non bambina) e per la madre adottiva così alla ricerca di quella maternità che la natura le ha impedito>>. Un estratto dell'ottimo "Juno, una lezione di vero amore per gli adolescenti di tutte le età", firmato da Carlo Meroni su L'Occidentale. Ad oggi, la migliore recensione di Juno in Italia.

Adesso però non si lascino inebriare dalla trionfale sfilata sul red carpet della Festa romana del cinema. Il brain trust Vidal-Chomsky-Chiesa-Cardini non riposi sugli allori del film «Zero» con le suadenti voci narranti di Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia. Si rimetta alacremente al lavoro, quantifichi dettagliatamente, non trascuri nemmeno una cifra del colossale complotto bushista-sionista che ha insanguinato l’11 settembre 2001 scaricando vigliaccamente ogni colpa su Osama Bin Laden. Hanno dimostrato che si è trattato di un'orrenda cospirazione dell'impero americano? Non si accontentino dei risultati raggiunti, dicano quante migliaia e migliaia di sicari della Cia hanno partecipato alla macchinazione, smascherino il complotto di massa, l'unico grande complotto di massa della storia, che ha organizzato la demolizione controllata del World Trade Center, mentre miliardi di ebeti sprovveduti sono stati indotti a credere alla favola sionista, e cioè che la colpa sia tutta degli aerei islamisti che si sono piantati nelle due torri di New York. Si concentrino senza divagare sul particolare delle esplosioni messe a punto per fare cadere le torri gemelle più altri grattacieli nelle vicinanze. Dicano quante centinaia di autisti, scaricatori, ausiliari sotto contratto Cia hanno trasportato tonnellate di esplosivi con giganteschi camion per giorni e giorni consecutivi prima dell'11 settembre per buttare giù le torri senza che nemmeno un newyorchese se ne accorgesse, sfiorato dal sospetto per l'immane traffico di tir e cingolati mimetizzati. Dicano quanti sono gli addetti pagati dal Mossad per tenere fuori centinaia di migliaia di persone giorno e notte da quella zona di Manhattan tanto affollata di capitalisti yankee che scorrazzano attorno ai loschi affari di Wall Street. Dicano quanti sono i sicari che si sono travestiti da vigilantes delle decine di uffici del World Trade Center per far finta di niente di fronte allo spettacolo di chissà quanti agenti bushisti-sionisti che, fischiettando per non dare nell'occhio, hanno piazzato le cariche esplosive, sistemato gli inneschi, camuffato gli ordigni in attesa dell'ora X senza farsi scoprire dalle migliaia e migliaia di occasionali visitatori delle due torri. Dicano quanti sono i poderosi trasportatori che con forza erculea, essendo presumibilmente fuori uso ascensori e montacarichi bloccati per via dell'elettricità sionisticamente staccata durante le operazioni di trasbordo esplosivo, hanno portato sottobraccio quei pacchi pericolosissimi, torcia in bocca, sulle decine di piani dei grattacieli bushisti. Dicano quanti artificieri della Cia hanno imbottito di materiale esplosivo anche l'edificio numero 7, situato nelle adiacenze delle due torri, anch'esso preso di mira dai loschi agenti della Cia e ridotto in poltiglia attraverso la demolizione controllata eroicamente scoperta dagli infaticabili segugi del complottismo.


<<Applausi in sala, grida da cowboy e pubblico inchiodato alle sedie. Il merito è di «Kingdom» il film che racconta la storia di quattro agenti dell’Fbi che sbarcano in Arabia Saudita, infrangono le relazioni privilegiate fra Washington e Riad, danno la caccia ad una cellula di spietati terroristi e riescono ad eliminare Abu Hamza, capo delle cellule di Al Qaeda>>. Maurizio Molinari, oggi sulla Stampa, dedica un bell'articolo a The Kingdom, film di Peter Berg, che il sottoscritto attende con impazienza fin dallo scorso febbraio (vedi post). In Italia, uscita prevista per il prossimo mese.