Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
lunedì, 30 giugno 2008

Ain't that funny

Non è curioso che il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, "colpevole" di aver cancellato tax shelter e tax credit (che paradossalmente - come fatto notare da Camillo - colpiscono soprattutto il primo produttore cinematografico italiano, ovvero Medusa), sia stato attaccato soprattutto da alcuni operatori cinematografici e registi che, storicamente sostenitori di una parte politica dirigista, statalista e paladina della pressione fiscale, si scoprono ora strenui difensori di norme liberiste, detassazioni e sgravi fiscali?
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categorie: movies, politics, italy, entertainment
mercoledì, 11 giugno 2008

Religulous

Fazioso, ultra-liberal, esageratamente anti-Bush, tendente all'antiamericanismo ma perennemente dalla parte di Israele, fondamentalista dell'ateismo e dell'omeopatia. A Bill Maher (autore e presentatore di Real Time sulla tv via cavo HBO) si possono rimproverare molte cose, ma non che non sia estremamente divertente. La sua ultima trovata, in collaborazione con quel genio di Larry Charles (Curb your enthusiasm, ma anche regista di Borat), è stata realizzare un film documentario sulla religione, che farà arrabbiare molti. Religulous, ovvero "Religious" + "Ridiculous". Guardando il trailer, viene in mente Christopher Hitchens. Enjoy.

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categorie: movies, usa , politics, television, entertainment, religion, middle east
venerdì, 30 maggio 2008

We count on it


Umberto Eco ha fatto scuola. L'attrice Susan Sarandon, dalle arcinote simpatie liberal, ha affermato che, in caso di vittoria di John McCain alle prossime elezioni presidenziali, lascerà gli Stati Uniti, trasferendosi in Canada, oppure in Italia. Meglio il Canada (dove sicuramente staranno facendo il tifo per Obama, dopo questa dichiarazione), signora Sarandon. Ma attenzione: le promesse, una volta fatte, sono da mantenere: per rinfrescarsi la memoria, basta dare un'occhiata alla fantastica t-shirt qui sopra.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment
domenica, 11 maggio 2008

Iron Man



Il disegnatore Alex Ross, nel suo capolavoro Marvels, una delle migliori graphic novels della storia, lo aveva immaginato con il volto di Timothy Dalton. L'anno era il 1994, e l'attore gallese, che aveva da poco interpretato un capitolo di James Bond e Rocketeer, risultava quanto di più somigliante al multimilionario geniale ma ricco di problemi creato da Stan Lee e liberamente ispirato a Howard Hughes che rispondeva al nome di Tony Stark. I tempi cambiano, gli attori invecchiano e spariscono dalle scene, la computer graphic compie passi da gigante permettendo di realizzare semplicemente prodotti quasi impensabili anche solo dieci anni or sono, e oggi, nei panni di Tony Stark, è assai più credibile il bravissimo Robert Downey Jr., attore che sembra nato per quel ruolo e che, nella vita reale, ha condiviso molte delle maledizioni che affliggono la sua controparte in celluloide.

La Marvel Comics, forse resasi conto che troppi stravolgimenti della storyline originale possono peggiorare anziché migliorare il prodotto, presenta un film molto fedele al proprio fumetto, limitandosi ad aggiornare la vicenda in chiave contemporanea, con qualche (talvolta impercettibile, se non agli appassionati) aggiustamento. Iron Man, ideato durante la guerra fredda in pieno spirito anticomunista (le prime sue vittime erano infatti agenti vietnamiti), nasce ora in una caverna afgana, per sfuggire a terroristi e signori della guerra locali. Nuove guerre americane, nuovi nemici, stesso personaggio racchiuso in un’armatura di latta. O meglio, di una lega quasi indistruttibile.

La regia è affidata a Jon Favreu, ex giovane talento di Hollywood, ancora pressoché sconosciuto al di qua dell’Atlantico nonostante abbia firmato la sceneggiatura di uno dei più riusciti film di culto degli anni ’90 (quello Swingers che lanciò la carriera di Vince Vaughn). Non ci sono sbavature, considerando il genere. In quanto blockbuster movie privo di ogni ambizione stilistica o di strizzate d’occhio all’Academy (salvo forse i premi per gli effetti speciali – si è comunque visto di meglio), scontata la presenza di alto contenuto di azione, esplosioni, combattimenti ipercinetici, product placement sfrenato e privo di vergogna (Audi, Motorola, Verizon, etc.), elementi comunque bilanciati da una buona dose di autoironia e humor, che confermano l’azzeccata scelta di Downey Jr. come protagonista. A fare da corredo, una ritrovata – e assai tirata - Gwyneth Paltrow, il sempre sottovalutato Terrence Howard e, nei panni del malvagio di turno, un poco riconoscibile Jeff Bridges. Immancabile il vecchio e sempre sorridente Stan Lee, questa volta in vestaglia da Hugh Hefner.

Trattandosi di un prodotto dal target alquanto allargato, immancabile un fondo moraleggiante, per educare grandi e piccini. L'invincibile Iron Man non nasce supereroe. Il cinico e dissennato venditore di armi Tony Stark, infatti, si trasforma in super uomo per necessità. Prima per salvarsi la vita, quindi per correggere errori e discutibili scelte commesse dalla sua stessa società, la Stark Industries, la quale, nonostante un patriottismo di facciata, vende armamenti ai primi nemici dell'America, mettendo in serio rischio la vita di migliaia di innocenti. Viene risparmiata agli spettatori una predica - che in questo caso sarebbe risultata poco realistica - contro le armi, contro chi le produce, o contro chi le vende. Niente di tutto ciò. L'attenzione è invece posta sui destinatari di esse, ovvero su chi le armi le usa. Il protagonista del film, un eroe corazzato da testa a piedi e armato fino ai denti, è l'evidente dimostrazione che le armi, nelle mani dei buoni (ovvero Iron Man, in questa occasione), sono molto più appropriate. E, attraverso le sue stesse parole, conferma uno scomodo, ma non ancora contraddetto, motto: "Pace significa possedere una clava più grossa del mio nemico". Peace through superior firepower, appunto. Ed è così che l'eroe (o antieroe?) Iron Man sconfigge i cattivi, facendo vincere i buoni. La gente si diverte, uscendo soddisfatta dalla sala.
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giovedì, 10 aprile 2008

Right on target

<<Inevitabile poi, e non solo per i seguaci di Giuliano Ferrara, soffermarsi sulla scelta della ragazzina di non abortire: proprio lei che, data l’età e la particolare situazione, ne avrebbe avuto diritto molto più di tante trentenni o quarantenni, capisce l’innaturalità di una scelta omicida e abbraccia l’ipotesi opposta.

Chiude tutte le porte che la società e il pensiero comune le spalancavano verso un egoismo mascherato da ovvia e ragionevole soluzione, e pensando solo con la sua giovane ma indipendente testa vira verso la scelta d’amore e verso una soluzione di fiducia nell’avvenire. Un’opzione per la vita che spalanca le porte a un avvenire che potrebbe essere positivo non solo per lei ma anche per il bimbo (cresciuto da una madre vera e non bambina) e per la madre adottiva così alla ricerca di quella maternità che la natura le ha impedito>>. Un estratto dell'ottimo "Juno, una lezione di vero amore per gli adolescenti di tutte le età", firmato da Carlo Meroni su L'Occidentale. Ad oggi, la migliore recensione di Juno in Italia.

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categorie: movies, usa , entertainment
mercoledì, 09 aprile 2008

Sorry for the delay

Con imperdonabile ritardo, ricordiamo anche da queste parti la scomparsa di Charlton Heston. 1923-2008. Rest In Peace.
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categorie: movies, usa , entertainment
venerdì, 04 aprile 2008

What to see



Un consiglio per questo fine settimana.
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categorie: movies, usa , entertainment
martedì, 04 marzo 2008

Angelina goes to war



Angelina Jolie, a Baghdad, sulla situazione in Iraq, intervistata dalla CNN. Persino lei ha capito che il ritiro dall'Iraq sarebbe un drammatico errore. È forse troppo tardi, per candidarla alla presidenza?
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categorie: iraq, movies, usa , politics, entertainment, middle east, terrorism
lunedì, 03 marzo 2008

L'antiaméricanisme en rose

Marion Cotillard, attrice francese fresca vincitrice di un premio Oscar (migliore attrice per La Vie En Rose), si unisce al nutrito e variegato gruppo di fanatici che credono che l'11 settembre sia stato tutto un complotto (e, già che si è in tema, esprime dubbi anche sull'uomo sulla Luna). Sicuramente un duro colpo per la Casa Bianca.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment, terrorism
lunedì, 14 gennaio 2008

Exactly

"The Golden Globes -- Who Cares?" titola il TIME, sintetizzando perfettamente il sentimento condiviso nei confronti della cerimonia di quest'anno.
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categorie: movies, usa , television, entertainment
venerdì, 04 gennaio 2008

The biggest loser

A quanto pare, il regista con problemi di peso non sembra appoggiare alcun candidato, questa volta. Di conseguenza, i democratici hanno buone chance di vincere, questa volta.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment
mercoledì, 21 novembre 2007

This might hurt a little



Al Torino Film Festival, il 23 novembre (al Cinema Massimo, Sala 3) ci sarà anche il documentario Manufacturing Dissent, realizzato da Rick Caine e Debbie Melnick, due (ex) fans di Michael Moore. I lettori del Foglio lo conoscono già da tempo (per la precisione, dal 18 aprile scorso), ora se n'è accorto anche il Corriere della Sera, con un bell'articolo di Fabio Cutri. Al proposito, sarebbe curioso vedere anche quest'altro documentario.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment
giovedì, 15 novembre 2007

Euros bill y'all

Gli effetti del dollaro debole (e, di conseguenza, dell'euro forte) iniziano a farsi sentire anche nel mondo dell'intrattenimento. Prima la notizia che la super modella Gisele Bundchen vuole essere pagata solo in euro. Ora, forse ancora più preoccupante, un video hip-hop ("Blue Magic", dalla colonna sonora del film American Gangster) in cui Jay-Z mostra una mazzetta di banconote da 500 euro. <<When I start seeing rap stars flashing euros instead of U.S. dollars, I know our economy is in trouble>>, scrive il Chaska Herald. Il particolare è stato notato anche da Bloomberg.
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categorie: music, movies, usa , hip-hop, economy
giovedì, 15 novembre 2007

Red alert

Domanda inquietante: ma ora che mezza Hollywood è in sciopero, chi si preoccuperà di realizzare film contro la guerra?
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categorie: movies, usa , politics, entertainment
mercoledì, 14 novembre 2007

Comebacks

Ritorni/1. Il running back Errick Lynne Williams, Jr., meglio noto come "Ricky" (o come "Texas Tornado"), vincitore dell'Heisman Trophy, quinta scelta assoluta al draft NFL del 1999, selezionato per il Pro Bowl e primo in yards percorse nel 2002, quindi squalificato nel 2004 per uso di marijuana, prova a ritornare, dopo 18 mesi di assenza, tra le fila dei Miami Dolphins (cosa già avvenuta nel 2005: poco tempo dopo, una nuova squalifica). Nel periodo lontano dalla National Football League, Williams non è rimasto a riposo, giocando una stagione con i Toronto Argonauts della Canadian Football League, campionato dignitoso dove militano numerosi wannabes o chi non ce l'ha fatta nella NFL (un po' come la Arena Football League...o come i Parma Panthers nell'ultimo romanzo di John Grisham). Nei prossimi giorni i Miami Dolphins decideranno se accettarlo nuovamente in squadra. Dato l'attuale record della franchigia della Florida, ancora a zero vittorie, un Ricky Williams in forma potrebbe essere d'aiuto. Sempre che non si faccia squalificare per la quinta volta.

Ritorni/2. In seguito alla retrocessione a secondo QB, Rex Grossman, a causa dell'infortunio di David Griese, ritorna ad essere il quarterback titolare degli Chicago Bears, arrivati fino al Super Bowl la passata stagione (sconfitti dagli Indianapolis Colts...anche a causa di una prestazione deludente dello stesso Grossman). Domenica scorsa, contro gli Oakland Raiders, Griese ha dovuto abbandonare il campo dopo essersi slogato una spalla in uno scontro di gioco, e la prova del "sostituto" è stata tutt'altro che negativa: 7/14, 142 yds, 1 TD, 0 intercetti. Nel prossimo incontro, contro i Seattle Seahawks, Grossman torna in campo dal primo minuto. Good luck.

Ritorni/3. L'uscita prematura dai playoffs e la partenza di Joe Torre (destinazione Los Angeles Dodgers) erano due segnali che potevano suggerire l'imminente addio di Alex Rodriguez ai New York Yankees. "A-Rod", celebre shortstop/third base dominicano-americano, uno dei più forti, ambiti e retribuiti giocatori di tutta la Major League Baseball, aveva infatti deciso di avvalersi dell'opzione per rescindere il contratto con la storica squadra della Grande Mela, diventando quindi free agent, libero di accettare le proposte di altri club (in molti puntavano sui Dodgers, al fianco del succitato Torre, o agli Angels). L'addio sembrava imminente, ma ora, a quanto pare, Rodriguez e gli Yankees hanno ripreso i contatti per stilare un nuovo, faraonico, contratto.

By the way, The Comebacks è anche il titolo di un film comico uscito ad ottobre nelle sale americane, parodia di una lunga serie di pellicole a sfondo sportivo a stelle e strisce (da Invincible con Mark Wahlberg a Miracle con Kurt Russell, passando per Friday Night Lights e Remember the Titans), contenente ovviamente tutti i cliché del caso.
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categorie: sport, movies, usa , football, nfl , entertainment, baseball, mlb
mercoledì, 14 novembre 2007

P-Two

Così, a prima vista, si direbbe che Licio Gelli non ha nulla a che vedere con questo.
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lunedì, 29 ottobre 2007

How to kill a conspiracy theorist

Il pezzo "E adesso diteci tutto (ma proprio tutto) sul complottone dell'11/9", firmato da Pierluigi Battista e pubblicato oggi dal Corriere è troppo spettacolare per non essere riportato nella sua interezza. Enjoy.


Adesso però non si lascino inebriare dalla trionfale sfilata sul red carpet della Festa romana del cine­ma. Il brain trust Vidal-Chomsky-Chiesa-Cardini non riposi sugli allori del film «Zero» con le suadenti voci narranti di Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia. Si ri­metta alacremente al lavoro, quantifichi dettagliatamen­te, non trascuri nemmeno una cifra del colossale complot­to bushista-sionista che ha insanguinato l’11 settembre 2001 scaricando vigliaccamente ogni colpa su Osama Bin Laden. Hanno dimostrato che si è trattato di un'orrenda cospirazione dell'impero americano? Non si accontenti­no dei risultati raggiunti, dicano quante migliaia e miglia­ia di sicari della Cia hanno partecipato alla macchinazio­ne, smascherino il complotto di massa, l'unico grande complotto di massa della storia, che ha organizzato la demolizione controllata del World Trade Center, mentre miliardi di ebeti sprovveduti sono stati indotti a credere alla favola sionista, e cioè che la colpa sia tutta degli aerei islamisti che si sono piantati nelle due torri di New York. Si concentrino senza divagare sul particolare delle esplosioni messe a punto per fare cadere le torri gemelle più altri grattacieli nelle vicinanze. Dicano quante centi­naia di autisti, scaricatori, ausiliari sotto contratto Cia hanno trasportato tonnellate di esplosivi con giganteschi camion per giorni e giorni consecutivi prima dell'11 set­tembre per buttare giù le torri senza che nemmeno un newyorchese se ne accorgesse, sfiorato dal sospetto per l'immane traffico di tir e cingolati mi­metizzati. Dicano quanti sono gli ad­detti pagati dal Mossad per tenere fuori centinaia di migliaia di persone giorno e notte da quella zona di Manhattan tanto affollata di capita­listi yankee che scorrazzano attorno ai loschi affari di Wall Street. Dicano quanti sono i sicari che si sono travestiti da vigilantes delle decine di uffici del World Trade Center per far finta di niente di fronte allo spettacolo di chissà quanti agenti bushisti-sionisti che, fischiettando per non dare nell'occhio, hanno piazzato le cariche esplosive, sistemato gli inneschi, camuffato gli ordigni in atte­sa dell'ora X senza farsi scoprire dalle migliaia e migliaia di occasionali visitatori delle due torri. Dicano quanti so­no i poderosi trasportatori che con forza erculea, essendo presumibilmente fuori uso ascensori e montacarichi bloc­cati per via dell'elettricità sionisticamente staccata duran­te le operazioni di trasbordo esplosivo, hanno portato sottobraccio quei pacchi pericolosissimi, torcia in bocca, sulle decine di piani dei grattacieli bushisti. Dicano quan­ti artificieri della Cia hanno imbottito di materiale esplo­sivo anche l'edificio numero 7, situato nelle adiacenze del­le due torri, anch'esso preso di mira dai loschi agenti della Cia e ridotto in poltiglia attraverso la demolizione con­trollata eroicamente scoperta dagli infaticabili segugi del complottismo.

 

Centinaia di complici? Macché, migliaia. Ma siano più precisi. Conteggino i membri delle famiglie, gli amici, i semplici conoscenti dei finti garagisti che nottetempo hanno ospitato a New York tutti gli automezzi adibiti al trasporto dell'esplosivo, o gli specialisti che da lontano hanno provveduto all'azionamento dei timer. Dicano quanti sporchi dollari ci sono voluti per comprare l'omer­tà di migliaia e migliaia di persone per oltre sei anni. Il mondo vuole sapere e loro perdono tempo con la Festa del cinema di Roma. Facciano in fretta, però. La Cia è già all'opera per ridicolizzare il loro lavoro. Sarebbe una beffa per gli smascheratori del mostruoso complotto im­perialista. Chi li inviterebbe più nei festival cinematogra­fici? A Cannes, a Cannes.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment, terrorism
venerdì, 26 ottobre 2007

Neocon-cked Up



Panorama della scorsa settimana, primo numero del nuovo direttore Maurizio Belpietro, Di Pietro in copertina. Pagina 289, sezione "Visti e sentiti", recensione di Molto incinta (vedi post) firmata da Piera Detassis, direttore di CIAK: <<Judd Apatow, già autore di 40 anni vergine e adesso di Molto incinta, è il nuovo re della commedia americana, l'idolo dei neocon (bastano i titoli a spiegare il perché)...>>.

Guida ai film di ViviMilano del Corriere della Sera a cura di Alberto Pezzotta e Filippo Mazzarella: <<Apatow («40 anni vergine») si conferma il regista Usa di successo (enormi consensi neocon in patria) più volgare e reazionario su piazza. Il problema vero, però, è che in due ore e dieci di film non c'è un minuto di cinema. E non si ride mai. Da ignorare>>.

Nella recensione di Boris Sollazzo su Liberazione dal titolo "Ecco quando la commedia diventa neocon", infine, dopo aver rimpianto Little Miss Sunshine non in quanto bellissimo film, ma poiché <<inquietante fotografia della società americana>>, si attacca il già <<sospetto>> (?) Apatow e il suo film <<noioso e irritante>>. Con finale esplosivo: <<Viene da rabbrividire quando persino la commedia svolta a destra>>.

Ora, al sottoscritto viene da rabbrividire nel leggere certi strafalcioni sui nostri giornali. In primo luogo, perché nessuna delle sopraccitate firme sa di cosa parla quando usa il termine "neocon". Come per Ennio Caretto del Corriere (forse in parte responsabile per questa diffusa disinformazione al riguardo), "neocon" si usa, almeno qui in Italia, per definire erroneamente genericamente l'ala più conservatrice del partito repubblicano. I neoconservatori sono tutt'altro, e davvero non ci è dato sapere se Bill Kristol o Norman Podhoretz abbiano visto e/o apprezzato il film.

In secondo luogo, perché affermazioni come "Apatow idolo dei neocon", "enormi consensi neocon", "la commedia svolta a destra" sono del tutto false. Fregnacce, bubbole, idiozie. Perché negli USA, Knocked Up, è piaciuto a tutti. Ma proprio a tutti, senza distinzioni tra fazioni politiche (che a noi piacciono tanto). A meno che non si voglia considerare "neocon" o "di destra" il 91% degli utenti votanti sul sito Rotten Tomatoes (secondo film più votato del 2007). A meno che non si definisca "neocon" o "di destra" i critici di USA Today, Rolling Stone, Hollywood Reporter, Atlanta Journal-Constitution, Boston Globe, Chicago Sun-Times, Chicago Tribune, E! Online, Entertainment Weekly, Filmcritic.com, New York Post, Reelviews, Seattle Post-Intelligencer e, per finire in bellezza, i due quotidiani più liberal d'America, San Francisco Chronicle e New York Times, unanimi nel recensire positivamente il prodotto di Apatow.
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categorie: movies, usa , politics, italy, environment
martedì, 16 ottobre 2007

Trust no one

<<Applausi in sala, grida da cowboy e pubblico inchiodato alle sedie. Il merito è di «Kingdom» il film che racconta la storia di quattro agenti dell’Fbi che sbarcano in Arabia Saudita, infrangono le relazioni privilegiate fra Washington e Riad, danno la caccia ad una cellula di spietati terroristi e riescono ad eliminare Abu Hamza, capo delle cellule di Al Qaeda>>. Maurizio Molinari, oggi sulla Stampa, dedica un bell'articolo a The Kingdom, film di Peter Berg, che il sottoscritto attende con impazienza fin dallo scorso febbraio (vedi post). In Italia, uscita prevista per il prossimo mese.

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