Il regista americano David Zucker, responsabile di successi quali “L’aereo più pazzo del mondo” e dei primi due episodi di “Una pallottola spuntata”, veri e propri classici della comicità, è universalmente considerato uno dei maestri indiscussi della parodia e del cinema a sfondo satirico. Nonostante un passato dalle simpatie liberal, Zucker è altresì noto per essere uno dei pochi - anzi, pochissimi - esponenti dell’universo cinematografico a stelle e strisce non schierato dalla parte dei democratici. In occasione delle elezioni presidenziali del 2004, mentre Hollywood, storica roccaforte liberal, era unita come un sol uomo in sostegno del candidato democratico John Kerry, il cineasta fu tra i più duri critici dello sfidante, poi sconfitto, del presidente George W. Bush. Poco più tardi, nel 2006, fu anche regista di alcuni divertenti spot politici apparsi su YouTube, nei quali i democratici venivano attaccati e ridicolizzati per la loro politica fiscale, per l’appeasement nei confronti della Corea del Nord (tuttora indimenticabile la presa in giro dell’ex segretario di Stato Madeleine Albright, che si presentava alla corte del dittatore Kim Jong Il con in dono…un pallone da basket autografato da Michael Jordan) e per il celeberrimo rapporto della Commissione Baker sull’Iraq, presentato come una riedizione degli errori commessi a Monaco nel 1938 nei confronti di Hitler. Zucker si è quindi costruito un’immagine di voce fuori dal coro, cineasta controcorrente che osa pensarla diversamente dal pensiero unico liberal e che si distanzia regolarmente dalla élite radical chic di Hollywood, rappresentata in prima linea da artisti quali Sean Penn, Tim Robbins, George Clooney, giusto per citarne alcuni. E sarà proprio uno degli esponenti di punta della sinistra cinematografica americana, forse il suo rappresentante più scomodo e imbarazzante a causa dei suoi toni spesso esagerati, a essere preso di mira dal prossimo lavoro di Zucker.
Il 3 ottobre, circa un mese prima il giorno in cui gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente, uscirà nelle sale di tutti gli Stati Uniti “An American Carol”, film satirico e irriverente dedicato a nientemeno che Michael Moore, regista iconoclasta e iper-liberal, noto per i suoi ripetuti attacchi a George Bush e a tutto quanto – a suo avviso – non funzioni in America, icona della gauche su entrambe le sponde dell’Atlantico per i suoi film d’accusa. Il lungometraggio, una riedizione del classico romanzo “Canto di Natale” di Charles Dickens, narrerà la storia di un regista attivista politico dal piglio antiamericano di nome Michael Malone (interpretato da Kevin Farley, fratello del defunto Chris Farley, star del “Saturday Night Live”), il quale ha la bizzarra idea di lanciare una campagna contro le celebrazioni del 4 di luglio, Festa dell’Indipendenza americana, poiché del tutto scontento del suo Paese, del suo passato e del suo presente: “Amo l’America” dichiara il protagonista in una scena del film “è per questo che ha bisogno di essere distrutta”. Come nell’originale capolavoro dickensiano, Malone, come un novello Ebeneezer Scrooge, riceverà la visita di tre spiriti, tre figure chiave della storia americana - il presidente George Washington (interpretato dal premio Oscar Jon Voight, padre di Angelina Jolie e già sostenitore di Rudolph Giuliani), il generale George S. Patton (con le fattezze del comico Kelsey Grammer, protagonista della pluripremiata sitcom Frasier, iscritto al partito repubblicano, supporter di John McCain), e il presidente John Fitzgerald Kennedy (il semisconosciuto Chriss Anglin) – al fine di effettuargli un’iniezione di patriottismo e di mostrargli “il vero significato dell’America”, per citare la trama ufficiale.
Ad arricchire il cast, anche le apparizioni dei veterani James Woods (repubblicano, elettore di George W. Bush) e Dennis Hopper, l’immancabile Leslie Nielsen e, nei panni di sé stesso, anche il celebre conduttore di FOX News Bill O’Reilly. Non mancheranno, oltre alle frecciate verso Moore e al suo modo di fare cinema (in una scena, viene mostrato nel “paradiso tropicale di Cuba”, di fronte a un fantomatico “Che Guevara Hospital”, evidente riferimento al suo “Sicko”), anche spunti satirici in classico stile-Zucker, che in alcune scene del film si fa beffe persino dei terroristi e degli estremisti islamici. Il film promette di far arrabbiare tutti quanti, nessuno escluso, dai Repubblicani ai Democratici, dai cristiani ai musulmani. Alquanto improbabile, come già accaduto con i prodotti di Michael Moore, che un lavoro cinematografico possa avere un effettivo impatto sulle decisioni degli americani in vista delle elezioni di novembre. Più probabili, anzi assicurate, come dimostrato dalle precedenti opere di Zucker, saranno invece le risate.
2008 - © L'Opinione delle Libertà
Edizione 195 del 17-09-2008