Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
giovedì, 25 settembre 2008

La grande finanza vittima delle politiche di Fed e Casa Bianca



Il modo senza precedenti con cui il governo americano, di concerto con la Federal Reserve, ha affrontato la recente crisi finanziaria, con un piano da centinaia di miliardi di dollari per salvare i fondi mutualistici più esposti, ha contribuito a riesumare antichi dibattiti relativi al sistema capitalista. Come per ogni altra crisi, i detrattori del capitalismo hanno approfittato dell’occasione per annunciarne e celebrarne la morte. Altri hanno invece puntato il dito sul libero mercato, sostenendo le ragioni del “big government” che, con le recenti azioni della Casa Bianca repubblicana, sta vivendo un ritorno di fiamma. Sul fronte liberista, invece, si è comprensibilmente gridato al sacrilegio, di fronte a uno Stato che interviene direttamente nella Mecca del capitalismo per scaricare sui propri contribuenti gli effetti della crisi. Tra i critici più feroci del piano messo in atto dal governo Usa vi è l’Ayn Rand Center for Individual Rights, centro operativo dell’Ayn Rand Institute, organizzazione non-profit dedicata alla memoria di Alissa Zinovievna Rosenbaum, meglio nota come Ayn Rand, celebre autrice dai natali russi che trovò rifugio negli Stati Uniti e che, con le sue fortunate opere (su tutte, “La fonte meravigliosa” e “La rivolta di Atlante”) cantò le virtù dell’oggettivismo, filosofia che contempla la difesa dell’individualismo, della ragione, del libero mercato e dello stato ridotto al minimo.

Per Yaron Brook, direttore esecutivo del centro, la cui missione è promuovere i diritti individuali come basi morali per la creazione di una società libera e capitalista, la risposta degli Stati Uniti alla crisi è stata “un completo disastro”, addirittura “una forma di nazional socialismo dei mercati finanziari, l’abc del socialismo”, come dichiarato in una recente intervista a Time. Tra le mosse giudicate più azzardate dai seguaci della Rand, Brook individua il salvataggio dell’American International Group da parte di banca centrale e Dipartimento del Tesoro, il che potrebbe rivelarsi problematico, per l’eventualità che il governo possa in futuro trarre profitto dalla vendita selettiva degli asset di AiG: la Fed potrebbe ricavare molti soldi dall’accordo e, secondo Brook, “si sta trasformando la Federal Reserve in un hedge fund”. A differenza dell’opinione comune (condivisa anche dal candidato repubblicano alla presidenza John McCain), che identifica gli speculatori e gli “squali” di Wall Street quali principali responsabili della crisi, il direttore del centro incolpa unicamente il governo americano, reo di aver fatto precipitare la situazione con un’eccessiva regolamentazione del mercato, di aver sottovalutato i precedenti segnali di crisi, di aver lasciato sfuggire Fannie Mae e Freddie Mac fuori controllo come agenzie quasi-governative mentre i contribuenti accumulavano montagne di debiti non garantiti a loro nome. Per Brook, i leader finanziari coinvolti nella crisi e “salvati” da Tesoro e banca centrale non sono che vittime delle politiche governative, paradossalmente assai più intrusive di quelle che avrebbe messo in atto un’eventuale Casa Bianca democratica. A coloro che difendono l’intervento diretto dell’amministrazione Bush, considerato da molti come un’azione storica dettata dalla necessità, ma soprattutto una scelta in favore della stabilità a dispetto del libero mercato, Yaron Brook risponde con un interrogativo inquietante: “Anche l’Unione Sovietica era molto stabile. Ma ciò a cosa porta?”.

2008 - © L'Opinione delle Libertà
Edizione 202 del 25-09-2008
postato da creezdogg alle ore 11:00 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics, books, history, george w bush, john mccain, economy, fai notizia
mercoledì, 17 settembre 2008

E anche Michael Moore finisce sulla graticola


Esce negli Usa “An American Carol”, il film con cui David Zucker mette alla berlina il regista ultraliberal che si è specializzato negli ultimi anni negli attacchi a Bush e al proprio Paese

Il regista americano David Zucker, responsabile di successi quali “L’aereo più pazzo del mondo” e dei primi due episodi di “Una pallottola spuntata”, veri e propri classici della comicità, è universalmente considerato uno dei maestri indiscussi della parodia e del cinema a sfondo satirico. Nonostante un passato dalle simpatie liberal, Zucker è altresì noto per essere uno dei pochi - anzi, pochissimi - esponenti dell’universo cinematografico a stelle e strisce non schierato dalla parte dei democratici. In occasione delle elezioni presidenziali del 2004, mentre Hollywood, storica roccaforte liberal, era unita come un sol uomo in sostegno del candidato democratico John Kerry, il cineasta fu tra i più duri critici dello sfidante, poi sconfitto, del presidente George W. Bush. Poco più tardi, nel 2006, fu anche regista di alcuni divertenti spot politici apparsi su YouTube, nei quali i democratici venivano attaccati e ridicolizzati per la loro politica fiscale, per l’appeasement nei confronti della Corea del Nord (tuttora indimenticabile la presa in giro dell’ex segretario di Stato Madeleine Albright, che si presentava alla corte del dittatore Kim Jong Il con in dono…un pallone da basket autografato da Michael Jordan) e per il celeberrimo rapporto della Commissione Baker sull’Iraq, presentato come una riedizione degli errori commessi a Monaco nel 1938 nei confronti di Hitler. Zucker si è quindi costruito un’immagine di voce fuori dal coro, cineasta controcorrente che osa pensarla diversamente dal pensiero unico liberal e che si distanzia regolarmente dalla élite radical chic di Hollywood, rappresentata in prima linea da artisti quali Sean Penn, Tim Robbins, George Clooney, giusto per citarne alcuni. E sarà proprio uno degli esponenti di punta della sinistra cinematografica americana, forse il suo rappresentante più scomodo e imbarazzante a causa dei suoi toni spesso esagerati, a essere preso di mira dal prossimo lavoro di Zucker.

Il 3 ottobre, circa un mese prima il giorno in cui gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente, uscirà nelle sale di tutti gli Stati Uniti “An American Carol”, film satirico e irriverente dedicato a nientemeno che Michael Moore, regista iconoclasta e iper-liberal, noto per i suoi ripetuti attacchi a George Bush e a tutto quanto – a suo avviso – non funzioni in America, icona della gauche su entrambe le sponde dell’Atlantico per i suoi film d’accusa. Il lungometraggio, una riedizione del classico romanzo “Canto di Natale” di Charles Dickens, narrerà la storia di un regista attivista politico dal piglio antiamericano di nome Michael Malone (interpretato da Kevin Farley, fratello del defunto Chris Farley, star del “Saturday Night Live”), il quale ha la bizzarra idea di lanciare una campagna contro le celebrazioni del 4 di luglio, Festa dell’Indipendenza americana, poiché del tutto scontento del suo Paese, del suo passato e del suo presente: “Amo l’America” dichiara il protagonista in una scena del film “è per questo che ha bisogno di essere distrutta”. Come nell’originale capolavoro dickensiano, Malone, come un novello Ebeneezer Scrooge, riceverà la visita di tre spiriti, tre figure chiave della storia americana - il presidente George Washington (interpretato dal premio Oscar Jon Voight, padre di Angelina Jolie e già sostenitore di Rudolph Giuliani), il generale George S. Patton (con le fattezze del comico Kelsey Grammer, protagonista della pluripremiata sitcom Frasier, iscritto al partito repubblicano, supporter di John McCain), e il presidente John Fitzgerald Kennedy (il semisconosciuto Chriss Anglin) – al fine di effettuargli un’iniezione di patriottismo e di mostrargli “il vero significato dell’America”, per citare la trama ufficiale.

Ad arricchire il cast, anche le apparizioni dei veterani James Woods (repubblicano, elettore di George W. Bush) e Dennis Hopper, l’immancabile Leslie Nielsen e, nei panni di sé stesso, anche il celebre conduttore di FOX News Bill O’Reilly. Non mancheranno, oltre alle frecciate verso Moore e al suo modo di fare cinema (in una scena, viene mostrato nel “paradiso tropicale di Cuba”, di fronte a un fantomatico “Che Guevara Hospital”, evidente riferimento al suo “Sicko”), anche spunti satirici in classico stile-Zucker, che in alcune scene del film si fa beffe persino dei terroristi e degli estremisti islamici. Il film promette di far arrabbiare tutti quanti, nessuno escluso, dai Repubblicani ai Democratici, dai cristiani ai musulmani. Alquanto improbabile, come già accaduto con i prodotti di Michael Moore, che un lavoro cinematografico possa avere un effettivo impatto sulle decisioni degli americani in vista delle elezioni di novembre. Più probabili, anzi assicurate, come dimostrato dalle precedenti opere di Zucker, saranno invece le risate.

2008 - © L'Opinione delle Libertà
Edizione 195 del 17-09-2008
postato da creezdogg alle ore 12:52 | link | commenti (1)
categorie: movies, usa , politics, cuba, history, television, entertainment, george w bush, fai notizia
venerdì, 12 settembre 2008

United they stand


Barack Obama e John McCain commemorano insieme le vittime dell'11 settembre 2001.
postato da creezdogg alle ore 00:29 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics, history, john mccain, terrorism, barack obama
giovedì, 11 settembre 2008

We Will Never Forget



September 11th, 2001 - September 11th, 2008
postato da creezdogg alle ore 13:30 | link | commenti (1)
categorie: usa , history, terrorism
giovedì, 17 luglio 2008

Something must have gone wrong



The communist revolutionary who dedicated his life to fight capitalism has now become nothing more than a piece of merchandise. Lesson learned: In the end, capitalism always wins.

Sintesi perfetta. Estratto da questo bell'articolo di Glenn Beck di CNN.
postato da creezdogg alle ore 23:50 | link | commenti
categorie: usa , politics, history, south america, terrorism
venerdì, 04 luglio 2008

Independence Day



July 4th, 1776 - July 4th, 2008

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.

postato da creezdogg alle ore 12:43 | link | commenti
categorie: usa , history
mercoledì, 28 maggio 2008

History repeating?



È ancora presto, d'accordo. E c'è ancora da fare i conti con Chauncey Billups da una parte e Tim Duncan dall'altra. Però una finale NBA tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics è un'ipotesi tutt'altro che remota. Anzi, quasi probabile. Ripeto: Los Angeles Lakers contro Boston Celtics. Una rivalità storica. Le due squadre, in finale, si sono già incontrate dieci volte (8-2 per i Celtics), tre volte negli anni '80, con la sfida tra Earvin "Magic" Johnson e Larry Bird. Ora ci sono Kobe Bryant e Kevin Garnett. Lo spettacolo sarebbe assicurato e forse, cosa che si attende da ormai molti anni, le NBA Finals registrerebbero uno share stratosferico, dato che LA & Boston sono due piazze (leggi: mercati) assai più appetibili rispetto a, per esempio, San Antonio e Cleveland , per citare le due squadre finaliste la scorsa stagione (una delle più deludenti di sempre, vedi post).
postato da creezdogg alle ore 13:07 | link | commenti
categorie: sport, usa , history, basketball, nba
mercoledì, 28 maggio 2008

Don't know much about history



Inesperienza. Può non emergere in un discorso, ma alla lunga salta fuori. E così Barack Obama, il candidato democratico dal grande carisma e tuttora protagonista di una luna di miele (seppur in calo ) con i media, dopo aver dovuto prendere le distanze dal pastore scomodo, dopo aver dichiarato di aver fatto campagna elettorale in 53 Stati, riesce ad affermare, proprio nel giorno del Memorial Day, che suo zio partecipò alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nella Seconda Guerra Mondiale. C'è solo un piccolo particolare: Auschwitz fu liberata dai sovietici. E, come reso noto dallo staff di Obama poco dopo, il senatore dell'Illinois si riferiva a Buchenwald. La gaffe, che ovviamente è una leggerezza che può capitare, acquista importanza non appena si pensa alla reazione mediatica nel caso essa fosse stata opera di George W. Bush. Per i Repubblicani, altre munizioni per i propri fucili. John McCain ringrazia.
postato da creezdogg alle ore 00:57 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics, history
mercoledì, 30 aprile 2008

1984

<<Oltre ai grandi antitotalitari europei, occorrerebbe cominciare a rendere giustizia anche agli antitotalitari italiani>>. Il professor Massimo Teodori, nella sua lettera pubblicata ieri dal Corriere della Sera, riguardante il libro di Christopher Hitchens su Orwell. Lo stesso libro che, come faceva giustamente notare Luca Sofri, arriva ora in Italia pur essendo datato 2002.
postato da creezdogg alle ore 13:08 | link | commenti
categorie: politics, books, history, italy
venerdì, 25 aprile 2008

Anzac Day

Per citare ancora una volta Christian Rocca: "Sessantatre anni fa ci siamo hanno liberati del nazifascismo". Giusto per chiamare le cose con il loro nome.
postato da creezdogg alle ore 12:16 | link | commenti (1)
categorie: politics, history, italy
sabato, 12 aprile 2008

Pro-life

Dato che il silenzio elettorale è per i candidati, non per i blogger, qualche citazione qua e là. Tutte le dichiarazioni, ovviamente, appartengono a squallidi individui pro-life, orchi che vogliono mettere le loro luride mani sul corpo delle donne.

"Ora che abbiamo tolto l'aborto dalla clandestinità ci dobbiamo impegnare affinchè le donne non si ritrovino nelle condizioni di abortire". Un pro-life bigotto di nome Enrico Berlinguer, capo del PCI.

"L'aborto è essenzialmente morte, un omicidio. Dal punto di vista religioso, in particolare nel contesto buddhista, l'aborto è un atto di omicidio. È spiegato molto chiaramente nei precetti". Un pro-life oscurantista - e anche pericoloso sovversivo - di nome Tenzin Gyatso, 14esimo Dalai Lama.

"Incontro donne che in passato hanno abortito perché pensavano che un figlio avrebbe rovinato le loro vite. Un bambino sembrava loro insopportabile, ma adesso sono diventate più vecchie e incapaci di concepire. Mi sento così triste per loro". Sempre lo stesso odioso pro-life, Dalai Lama.

"Il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell'aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all'aborto". Un pro-life di nome Norberto Bobbio.

"Dice ancora Stuart Mill: 'Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano'. Adesso le femministe dicono: 'Il corpo è mio e lo gestisco io'. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un 'altro' nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui". Sempre quel clericale pro-life di Norberto Bobbio.

"Voglio che nessuno si confonda e pensi che il Dr. King potrebbe condonare la morte violenta dei bambini, e le violente conseguenze che devono subire le donne. Io stessa sono post-abortiva. Ho sofferto, ed è rimasto un segreto nella mia famiglia per troppo tempo. Quindi oggi sono qui per rappresentare coloro che non possono parlare. L'aborto è un atto razzista, è un atto di genocidio". Una pro-life di nome Alveda King, nipote di Martin Luther King. Quasi da tirarle le uova addosso.

"Ho notato che tutti gli abortisti hanno il privilegio di essere già nati". La ciliegina sulla torta, da un pro-life di nome Ronald Reagan.
postato da creezdogg alle ore 02:13 | link | commenti (3)
categorie: politics, history
domenica, 06 aprile 2008

What if

«La definizione di voto utile non mi piace. Vorrei solo ricordare che la volta scorsa il centrosinistra vinse solo per 24 mila voti, su circa 40 milioni. E che in America qualche anno fa, su oltre cento milioni di votanti, solo per 537 voti in più in Florida Bush sconfisse Al Gore. C´era in lizza un terzo candidato, il verde Ralph Nader, che prese il 2,7 per cento. Se quei voti fossero, invece, andati a Gore, il corso della storia sarebbe cambiato: gli Usa non avrebbero fatto la guerra in Iraq, avrebbero firmato il protocollo di Kyoto, e forse non ci sarebbe oggi nemmeno il rischio di recessione». Dario Franceschini, intervistato oggi da Repubblica, si diverte a fare la storia con i "se". Dimenticando che, con Gore presidente, gli USA avrebbero risolto il problema del buco nell'ozono, avrebbero eliminato la fame e le malattie nel mondo, avrebbero vinto i mondiali di calcio e, last but not least, avrebbero firmato il trattato di pace intergalattico con i malvagi Klingon. Dopo aver fermato l'attacco di Galactus il divoratore di mondi, ovviamente. Sembra che comunque, come prevedibile, quanto affermato da Franceschini non sia piaciuto troppo a Bertinotti.
postato da creezdogg alle ore 18:40 | link | commenti
categorie: usa , politics, history, italy
giovedì, 03 aprile 2008

Waterloo: the real story

Guardando questo video, si capiscono molte cose.
postato da creezdogg alle ore 19:57 | link | commenti
categorie: history, italy, france, uk
giovedì, 20 marzo 2008

Molotov-Ribbentrop

A Fiamma Nirenstein, preparata giornalista, ora candidata alla Camera per il PdL, vittima di una inqualificabile vignetta pubblicata dal Manifesto il 13 marzo e realizzata da Vauro (sì, lo stesso che aveva giudicato "di cattivo gusto" le vignette danesi su Maometto), va tutta la solidarietà di questo blog.

postato da creezdogg alle ore 12:21 | link | commenti (3)
categorie: politics, history, italy, israel, middle east
giovedì, 13 marzo 2008

History in the making



Otto marzo millenovecentosettantuno. Tracy McGrady sarebbe nato otto anni più tardi. Dikembe Mutombo aveva cinque anni e viveva ancora a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Quattro giorni prima, la "tempête du siècle" ricopriva di neve il Québec. Tre giorni prima, l'esercito pakistano occupava il Pakistan orientale. Quella sera, "The Fight of the Century", il primo incontro tra Joe Frazier e Muhammad Ali, al Madison Square Garden di New York, prima sconfitta in carriera per Ali. Da un'altra parte in America, lo stesso giorno, i Milwaukee Bucks diventavano la prima squadra nella storia della National Basketball Association a vincere venti partite consecutivamente. Tra le loro fila, giocatori che sarebbero rimasti nell'olimpo della palla al cesto, quali Lew Alcindor (che poi cambiò il suo nome in Kareem Abdul-Jabbar al termine della stagione) e Oscar Robertson. Il loro record, accompagnato da un titolo NBA nella stessa stagione, rimase imbattuto per poco meno di un anno, fino a quando i Los Angeles Lakers non riuscirono nell'impresa di vincere trentatré gare di fila. I Bucks, tuttavia, hanno mantenuto saldamente il secondo posto tra le migliori serie vincenti della storia, dal 1971 ad oggi. O meglio, dal 1971 a ieri.



Dodici marzo duemilaotto. Kareem Abdul-Jabbar ha sessant'anni e gestisce un blog sul LA Times. Oscar  Robertson ha sessantanove anni ed è proprietario della Orchem, una grande fabbrica chimica. Il giorno prima, la vittoria di Barack Obama nelle primarie del Mississippi. Lo stesso giorno, le dimissioni del governatore di New York, Eliot Spitzer, a causa di uno scandalo legato alla prostituzione. Alla Philips Arena di Atlanta, Georgia, gli Houston Rockets hanno sconfitto 83-75 gli Atlanta Hawks, grazie a 28 punti della loro stella Tracy McGrady e 15 di Shane Battier (senza dimenticare i 12 rimbalzi a testa per Luis Scola e Dikembe Mutombo). Con questa vittoria, la squadra texana ha prolungato la serie di successi consecutivi a venti, pareggiando il conto con i Bucks del 1971. Un'impresa storica, che ha dell'incredibile se si pensa, come fa notare John Hollinger su ESPN, che i Rockets, all'inizio dell'anno nuovo, avevano un record di 15 vittorie e 16 sconfitte. La doppia vu numero venti, inoltre, è arrivata grazie ad una bruttissima partita contro gli Hawks, una pessima prestazione che però rappresenta un capolavoro, come ricorda Richard Justice sullo Houston Chronicle. E mentre David Dupree, su Sports Illustrated, sostiene che T-Mac è tutto fuorché un perdente, Houston diventa ufficialmente la squadra da battere ad Ovest. Un'ipotesi che nessuno avrebbe pronosticato ad inizio stagione, né tantomeno dopo l'infortunio di Yao Ming.
postato da creezdogg alle ore 16:00 | link | commenti
categorie: sport, usa , history, basketball, nba
mercoledì, 27 febbraio 2008

William F. Buckley, Jr., R.I.P.

<<I won't insult your intelligence by suggesting that you really believe what you just said>>.

William Frank "Bill" Buckley, JR., 1925-2008. Rest In Peace.
postato da creezdogg alle ore 22:26 | link | commenti
categorie: usa , politics, history
martedì, 19 febbraio 2008

Disclaimer

In molti mi hanno scritto per segnalarmi che nella "Top Ten" dei motivi per cui Obama è meglio di Veltroni ci sarebbe un'inesattezza: il punto incriminato è il numero 3, ovvero "Barack Obama si candida a leader di un partito voluto da Thomas Jefferson. Walter Veltroni è leader di un partito voluto da Romano Prodi". Quello che giustamente e gentilmente mi si fa notare è che Thomas Jefferson non è considerabile come il fondatore del partito democratico americano. È vero: alla nascita del partito democratico si associano i nomi di Andrew Jackson e Martin Van Buren; i "Jacksonian Democrats" furono infatti i primi a creare la piattaforma di partito, il sistema delle convention, etc.

Ciò a cui invece mi riferivo nel post è il Democratic-Republican Party, fondato da Thomas Jefferson e James Madison nel 1792, dal quale poi è scaturito l'odierno partito democratico. Non a caso i succitati Jackson e Van Buren furono tra promotori di molti dei principi jeffersoniani. Vorrei comunque rassicurare i lettori che non ho perso - almeno non del tutto - il lume della ragione. Basta fare un salto sul sito ufficiale del partito democratico americano e cliccare nella sezione "History" per leggere quanto segue:

Thomas Jefferson founded the Democratic Party in 1792 as a congressional caucus to fight for the Bill of Rights and against the elitist Federalist Party. In 1798, the "party of the common man" was officially named the Democratic-Republican Party and in 1800 elected Jefferson as the first Democratic President of the United States...

...A result of the split was the emergence of Andrew Jackson as a national leader. The war hero, generally considered — along with Jefferson — one of the founding fathers of the Democratic Party, organized his supporters to a degree unprecedented in American history.

In soldoni, non ho del tutto torto, non ho del tutto ragione. A voler essere pignoli fino in fondo, il partito democratico italiano è un'idea di Michele Salvati...
postato da creezdogg alle ore 10:35 | link | commenti
categorie: usa , politics, history, italy
lunedì, 24 dicembre 2007

Merry CreezMas 2K7 - again

...e se ancora ci fosse qualcuno convinto che Babbo Natale sia un'invenzione della Coca-Cola, il consiglio è di (ri)leggersi questo post, scritto più o meno un anno fa. Morons.
postato da creezdogg alle ore 13:27 | link | commenti
categorie: usa , history, entertainment, religion
giovedì, 22 novembre 2007

Happy Thanksgiving

postato da creezdogg alle ore 00:23 | l