
Come già sottolineato dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti nel suo j’accuse “Falce e carrello” e come dimostrato da numerose ricerche indipendenti e reportage giornalistici (tra cui quelli firmati da Gilda Ferrari su Il Secolo XIX), i prezzi dei prodotti all’interno delle Coop di Genova e della Liguria risultano notevolmente superiori rispetto a quelli delle Coop di altre regioni, oltre che di catene concorrenti nel resto d’Italia, ma non presenti sul territorio genovese. In parole povere: dove la quota di Coop Italia è più elevata e dove c’è meno concorrenza – come appunto accade a Genova e nel ponente ligure – i prezzi sono più alti. Fare la spesa, quindi, costa di più e, a pagarne le salate conseguenze (nel vero senso della parola), non sono solo le altre catene, ma anche, e soprattutto, i consumatori. Con prezzi superiori di circa il 15% di media, come recentemente rilevato da uno studio effettuato dall’istituto di ricerche di mercato leader in Europa “Panel International”, che si è basato sulla “metodologia OPUS”, ovvero la lettura del codice a barre di prodotti di grande consumo. “I Genovesi pagano da sempre una tassa occulta - afferma Paolo Rebuffo, membro del direttivo di “We the People” - dovuta alla posizione dominante di Coop Liguria. A La Spezia, dove esiste una situazione di concorrenza, grazie alla presenza sul territorio di Esselunga e E.Leclerc, i prezzi praticati da Coop Liguria sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli di Genova”. La responsabilità, tuttavia, non è da addossare interamente alla cooperativa, prosegue Rebuffo: “Coop si comporta esattamente come qualsiasi altro operatore economico in una posizione di dominio. Il vero scandalo è rappresentato, come denunciato da “Falce e Carrello” di Bernardo Caprotti, dalle pratiche ostruzionistiche effettuate dal Comune di Genova per impedire ai grandi gruppi concorrenti di Coop Liguria di entrare nel mercato genovese”. C’è qualcosa che non va, quindi, nella grande distribuzione genovese e ligure, una realtà che risulta assai lontana da un più auspicabile regime di concorrenza e libero mercato, a causa di un mix letale tra economia e politica che ha creato, di fatto, una situazione di quasi-monopolio. “Si tratta di un problema legato alla grande distribuzione e alla sua scarsa liberalizzazione” sostiene il senatore Enrico Musso, già candidato alle ultime elezioni comunali di Genova. “Vi sono prezzi al consumo che viaggiano di quasi il 20% al di sopra della media, come dimostrato da dati incontrovertibili, dai quali emerge la tesi che in Liguria vi è ritrosia ad aprire al mercato. E questo non è un discorso legato esclusivamente alla Coop, ma piuttosto un discorso che riguarda concorrenza e non concorrenza. Ci troviamo in una situazione di sostanziale monopolio territoriale, con enorme danno sui consumatori”.
Pagine liguri de L'Opinione di questa settimana. Firmati da me, l'articolo "Il sostegno turistico non soggiorna in Riviera", sulla vergognosa realtà del divertimento notturno in provincia di Savona, e "Crescono le coop a Savona e Albenga". Sull'argomento-coop, da leggere anche "Convegno Carrelli d'Italia" di Paolo Della Sala.
Ieri, nell'inserto della Liguria de L'Opinione, la mia intervista a Angelo Galtieri, presidente Unione Provinciale Albergatori di Savona (nonché proprietario di questo bell'albergo).
Oggi, nell'inserto dedicato alla Liguria de L'Opinione, il mio articolo "Piaggio Industries, rilancio a Villanova", sul trasferimento degli stabilimenti dell'azienda aeronautica dalla sede storica di Finale Ligure a Villanova d'Albenga.
Giusto un pensiero veloce sul caso-Bonino. Se si va sul sito dei Radicali Italiani - dei quali Emma Bonino si suppone faccia ancora parte - si legge, nell'intestazione, la dicitura "movimento liberale, liberista e libertario". Viene davvero da chiedersi, più o meno come fa notare Gennaro Migliore di Rifondazione (ma ovviamente con motivazioni completamente differenti), che diavolo ci faccia in questo governo condizionato e ricattato dalle posizioni conservatrici e reazionarie dell'estrema sinistra.
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Caretto again. Dall'articolo sul Corriere di oggi, "Bush sceglie Zoellick per la Banca Mondiale": <<Inizialmente George W. aveva prospettato la candidatura di Bill Frist, l'ex leader del Senato, un altro neocon ritiratosi nel 2004>>; <<Zoellick eviterà di politicizzare la carica, come aveva invece fatto Wolfowitz, ancora concentrato sull'Iraq>>. Primo: Bill Frist non è un neocon. Secondo: Wolfie può forse essere accusato di aver "politicizzato" la carica, ma l'Iraq non c'entra davvero nulla. Quello che disturbava l'establishment della Banca Mondiale (come raccontato più volte da Massimo Gaggi, sullo stesso giornale dove scrive Caretto) era la sua lotta senza quartiere alla corruzione ed all'eccessiva burocrazia all'interno dell'organizzazione, più altre posizioni scomode.

If Washington is quietly rooting for Mr. Sarkozy, who has a slight lead in the polls, it is not alone. The 52-year-old Hungarian-born rightist would be a natural partner for German Chancellor Angela Merkel and the likely new British prime minister, Gordon Brown, both of whom want to strengthen economic and strategic ties between Europe and the United States. As important, Mr. Sarkozy would be far more likely to undertake the economic reforms that France desperately needs if it is to avoid falling further behind its principal partners in an era defined by globalization>>.
Con l'editoriale "The French Choice", il Washington Post prende una chiara posizione al riguardo delle elezioni presidenziali francesi.
<<Over the last two years, Mr. Wolfowitz has effectively directed the bank’s energies toward fighting poverty and improving human life. He is a champion of using international development institutions to deal with some of the world’s major problems. And he has been a steadfast supporter of the efforts of African organizations to rescue our people from the scourge of misrule, which leads to poverty, disease and early death>>. Nuhu Ribadu, capo della Commissione per i crimini economici e finanziari della Nigeria, firma un editoriale sul NY Times di oggi dal titolo "Why Wolfowitz Should Stay",nel quale elenca quanto fatto dal presidente della Banca Mondiale per l'Africa, dalla lotta alla povertà ed alla corruzione, agli aiuti per lo sviluppo.

<<Il presidente neocon della Banca Mondiale è innocente. Ma i nostri governi, sbagliando, sposano la tesi colpevolista. E le conseguenze possono essere serie. [...] La mia impressione, invece, è che la vicenda sia ben diversa e che l'accusa sia gonfiata ad arte. Se esaminiamo le carte scopriamo che la signora in questione - già dipendente della Banca - è stata pregata da Wolfowitz stesso, appena nominato, di lasciare la Banca e di trasferirsi ad un altro incarico presso la burocrazia USA. E questo per prevenire ogni accusa di favoritismo e di pettegolezzo a riguardo. Kevin Kellmes, sul New Yorker, la Bibbia dei liberal nord americani, ha spiegato chiaramente come questo accordo sia stato stipulato con l'intero consiglio di amministrazione.
Tutto alla luce del sole, dunque. E tutto disposto per evitare di incorrere nella violazione del codice etico che regola i comportamenti di tutto lo staff dell'istituto. Ciononostante, il martellamento dei media continua e il nostro uomo è considerato colpevole. Anche i suoi più diretti collaboratori, che avevano condiviso quella soluzione, lo abbandonano via via. Solo i rappresentanti canadesi, nordamericani e di alcuni stati africani sostengono ancora l'innocenza del presidente e la sua buona fede>>.
Giulio Sapelli, sul Corriere Economia di oggi, ripete quanto già spiegato da Christopher Hitchens (oltre che da un editoriale del LA Times e da uno del WSJ): Wolfowitz non è colpevole di alcunché. Paradossalmente, il suo più grande errore può essere quello di aver voluto agire sempre nel rispetto delle regole, pagandone ora le conseguenze. Un non-scandalo, uno squallido attacco ad personam, accuse pretestuose sostenute anche (e soprattutto) dall'Europa, il cui obiettivo, ormai abbastanza evidente, è di sbarazzarsi dell'attuale presidente. Non a causa del suo operato, non a divergenze provocate da sue azioni, ma per il semplice motivo che Paul Wolfowitz, in quanto neocon, in quanto fortemente voluto dal presidente Bush, ovvero il vicario di Satana in terra, è persona non grata.
È notizia di oggi (vedi post di Wolfie) che il presidente della Banca Mondiale abbia annunciato di non dimettersi. Anziché restare sulla difensiva, sembra essere pronto al contrattacco. Bring it on.