Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
venerdì, 27 giugno 2008

Carrelli d'Italia

Assieme al bell'articolo di presentazione firmato dall'amico Paolo Della Sala su L'Opinione di oggi, si segnala il mio pezzo al riguardo, pubblicato qualche giorno fa dagli amici di La Parte Liberale e NeoLib.


CARRELLI D'ITALIA

di Cristiano Bosco

Il prossimo 28 giugno a Genova, presso lo storico Palazzo Tursi di via Garibaldi, si terrà il convegno “Carrelli d’Italia – Passeggiata conoscitiva nella grande distribuzione”, organizzato dall’associazione liberale “We the People” in collaborazione con il nostro quotidiano, con “La Parte Liberale” e “NeoLib”. L’evento - moderato dalla giornalista de Il Secolo XIX Gilda Ferrari e arricchito dagli interventi di Enrico Musso (Senatore del PdL), di Arturo Diaconale, Rodolfo Ridolfi (autore del libro “Le coop rosse”), Marco Taradash, Luca Tentellini – vuole puntare i riflettori sulla situazione dei prezzi in Liguria, nella quale le quote di Coop Italia sono superiori a quelle di altre regioni.

Come già sottolineato dal patron di Esselunga Bernardo Caprotti nel suo j’accuse “Falce e carrello” e come dimostrato da numerose ricerche indipendenti e reportage giornalistici (tra cui quelli firmati da Gilda Ferrari su Il Secolo XIX), i prezzi dei prodotti all’interno delle Coop di Genova e della Liguria risultano notevolmente superiori rispetto a quelli delle Coop di altre regioni, oltre che di catene concorrenti nel resto d’Italia, ma non presenti sul territorio genovese. In parole povere: dove la quota di Coop Italia è più elevata e dove c’è meno concorrenza – come appunto accade a Genova e nel ponente ligure – i prezzi sono più alti. Fare la spesa, quindi, costa di più e, a pagarne le salate conseguenze (nel vero senso della parola), non sono solo le altre catene, ma anche, e soprattutto, i consumatori. Con prezzi superiori di circa il 15% di media, come recentemente rilevato da uno studio effettuato dall’istituto di ricerche di mercato leader in Europa “Panel International”, che si è basato sulla “metodologia OPUS”, ovvero la lettura del codice a barre di prodotti di grande consumo. “I Genovesi pagano da sempre una tassa occulta - afferma Paolo Rebuffo, membro del direttivo di “We the People” - dovuta alla posizione dominante di Coop Liguria. A La Spezia, dove esiste una situazione di concorrenza, grazie alla presenza sul territorio di Esselunga e E.Leclerc, i prezzi praticati da Coop Liguria sono sensibilmente inferiori rispetto a quelli di Genova”. La responsabilità, tuttavia, non è da addossare interamente alla cooperativa, prosegue Rebuffo: “Coop si comporta esattamente come qualsiasi altro operatore economico in una posizione di dominio. Il vero scandalo è rappresentato, come denunciato da “Falce e Carrello” di Bernardo Caprotti, dalle pratiche ostruzionistiche effettuate dal Comune di Genova per impedire ai grandi gruppi concorrenti di Coop Liguria di entrare nel mercato genovese”. C’è qualcosa che non va, quindi, nella grande distribuzione genovese e ligure, una realtà che risulta assai lontana da un più auspicabile regime di concorrenza e libero mercato, a causa di un mix letale tra economia e politica che ha creato, di fatto, una situazione di quasi-monopolio. “Si tratta di un problema legato alla grande distribuzione e alla sua scarsa liberalizzazione” sostiene il senatore Enrico Musso, già candidato alle ultime elezioni comunali di Genova. “Vi sono prezzi al consumo che viaggiano di quasi il 20% al di sopra della media, come dimostrato da dati incontrovertibili, dai quali emerge la tesi che in Liguria vi è ritrosia ad aprire al mercato. E questo non è un discorso legato esclusivamente alla Coop, ma piuttosto un discorso che riguarda concorrenza e non concorrenza. Ci troviamo in una situazione di sostanziale monopolio territoriale, con enorme danno sui consumatori”.

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categorie: politics, liguria, italy, economy, fai notizia
venerdì, 27 giugno 2008

Paying the Bills

Pagine liguri de L'Opinione di questa settimana. Firmati da me, l'articolo "Il sostegno turistico non soggiorna in Riviera", sulla vergognosa realtà del divertimento notturno in provincia di Savona, e "Crescono le coop a Savona e Albenga". Sull'argomento-coop, da leggere anche "Convegno Carrelli d'Italia" di Paolo Della Sala.
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categorie: politics, liguria, italy, economy
giovedì, 05 giugno 2008

A modest proposal

C'è chi si augura il fallimento. Chi fa il tifo per Air France. Chi vorrebbe l'intervento dello Stato. Chi vorrebbe che se la comprassero quelli di Facebook. Chi spera nella cordata italiana. Il sottoscritto, al riguardo, avrebbe una proposta: fare acquistare Alitalia alla Oceanic Airlines.
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categorie: italy, entertainment, podcast, economy
sabato, 24 maggio 2008

Paying the bills

Ieri, nell'inserto della Liguria de L'Opinione, la mia intervista a Angelo Galtieri, presidente Unione Provinciale Albergatori di Savona (nonché proprietario di questo bell'albergo).

Si consiglia di leggere anche l'articolo "Ucina: i dati economici per il 2007" di Paolo Della Sala, l'intervista a Gianluca Faziola di Gabriele Cazzulini e "La Genova da bere sotto la bufera giudiziaria", sullo scandalo che sta travolgendo l'amministrazione del capoluogo ligure.
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categorie: politics, italy, economy
giovedì, 22 maggio 2008

Let's do it

Questo blog, ovviamente, è favorevole.
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categorie: politics, italy, environment, economy
venerdì, 09 maggio 2008

Paying the bills

Oggi, nell'inserto dedicato alla Liguria de L'Opinione, il mio articolo "Piaggio Industries, rilancio a Villanova", sul trasferimento degli stabilimenti dell'azienda aeronautica dalla sede storica di Finale Ligure a Villanova d'Albenga.

Si consiglia inoltre la lettura di "Rischio contestazioni al Papa in visita a Genova" di Paolo Della Sala, "La Giornata del Risparmio Energetico negli Edifici" di Alessandro Di Tizio e, last but not least, "Genova alla deriva: affossati tutti i disegni strategici sul porto", intervista a Stefano Gianazzi di Gabriele Cazzulini.
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categorie: politics, italy, economy
venerdì, 25 aprile 2008

Recession



California, Florida e Puerto Rico tra gli stati più colpiti dal rallentamento dell'economia americana. A voler vedere (egoisticamente) il lato positivo in ogni cosa, per noi europei - finché l'euro resta forte e finché la recessione non arriva anche qui - c'è l'opportunità di fare delle belle vacanze a prezzi accessibili.
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categorie: usa , politics, europe, economy
giovedì, 15 novembre 2007

Euros bill y'all

Gli effetti del dollaro debole (e, di conseguenza, dell'euro forte) iniziano a farsi sentire anche nel mondo dell'intrattenimento. Prima la notizia che la super modella Gisele Bundchen vuole essere pagata solo in euro. Ora, forse ancora più preoccupante, un video hip-hop ("Blue Magic", dalla colonna sonora del film American Gangster) in cui Jay-Z mostra una mazzetta di banconote da 500 euro. <<When I start seeing rap stars flashing euros instead of U.S. dollars, I know our economy is in trouble>>, scrive il Chaska Herald. Il particolare è stato notato anche da Bloomberg.
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categorie: music, movies, usa , hip-hop, economy
giovedì, 04 ottobre 2007

C'mon, they're kids

<<The President has vetoed a bipartisan measure to expand health insurance for low-income children. Most of his expressed objections to the bill have been vigorously refuted by Republican Senators who helped craft the legislation. Members of his own party have vowed to lobby their colleagues in an effort to override the veto. During his first presidential campaign, Bush chided conservative House Republicans for spending cuts accomplished on the backs of the poor. Now congressional Republicans are chiding him>>. Dall'articolo "How Bush Lost Sight of the Children" di Jim Wallis su TIME. La decisione di George W. Bush di utilizzare il potere di veto sul disegno di legge bipartisan che avrebbe allargato la copertura sanitaria dei bambini è un errore. Questo blog è dalla parte di chi - democratici, repubblicani - critica tale scelta.
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categorie: usa , politics, economy
mercoledì, 18 luglio 2007

Leave the sinking ship

Giusto un pensiero veloce sul caso-Bonino. Se si va sul sito dei Radicali Italiani - dei quali Emma Bonino si suppone faccia ancora parte - si legge, nell'intestazione, la dicitura "movimento liberale, liberista e libertario". Viene davvero da chiedersi, più o meno come fa notare Gennaro Migliore di Rifondazione (ma ovviamente con motivazioni completamente differenti), che diavolo ci faccia in questo governo condizionato e ricattato dalle posizioni conservatrici e reazionarie dell'estrema sinistra.

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categorie: politics, italy, economy
giovedì, 12 luglio 2007

Thirteen Points

Questo blog sostiene il progetto di Daniele Capezzone, Decidere.net. Iscrivetevi e diffondete il verbo.

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categorie: politics, italy, economy
giovedì, 28 giugno 2007

You're fired!

<<La grande lezione di Donald Trump, l'incredibile Trump, il più costoso parrucchino d'America, il più ricco imprenditore immobiliare di New York, è che usa la tv e un genere vituperato come il reality per riproporre una versione giocosa dell'American Dream, per trasformare un apprendistato in una sfida western. Nel reality di stampo europeo, i concorrenti non hanno nulla da fare e quindi nulla da dirsi (solo un infinito cazzeggio). Qui succede il contrario, e la casa in stile Ikea si trasforma in una suite della celebre Trump Tower (che sia questa la grande differenza tra Europa e Stati Uniti?)>>. Dall'elogio di The Apprentice (in onda anche in Italia, su SKY Vivo, ogni martedì alle 21) firmato dall'insuperabile Aldo Grasso, oggi sul Corriere, all'interno della sua quotidiana rubrica "A fil di rete".
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categorie: usa , television, entertainment, economy
venerdì, 01 giugno 2007

Age is nothing but a number

Nel leggere il bell'articolo di Massimo Gaggi sul Corriere di ieri ("Mr. Mac e Mr. Windows, l'abbraccio fra titani tecnologici"), si scopre che Bill Gates e Steve Jobs, considerati due "vecchietti" nel loro settore, pronti al più presto a ritirarsi dall'attività. Sono entrambi nati nel 1955. Dalle nostre parti, probabilmente, sarebbero due giovani all'interno del Comitato per il Partito Democratico.
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categorie: usa , politics, italy, entertainment, economy
mercoledì, 30 maggio 2007

Please, stop that guy /2

Caretto again. Dall'articolo sul Corriere di oggi, "Bush sceglie Zoellick per la Banca Mondiale": <<Inizialmente George W. aveva prospettato la candidatura di Bill Frist, l'ex leader del Senato, un altro neocon ritiratosi nel 2004>>; <<Zoellick eviterà di politicizzare la carica, come aveva invece fatto Wolfowitz, ancora concentrato sull'Iraq>>. Primo: Bill Frist non è un neocon. Secondo: Wolfie può forse essere accusato di aver "politicizzato" la carica, ma l'Iraq non c'entra davvero nulla. Quello che disturbava l'establishment della Banca Mondiale (come raccontato più volte da Massimo Gaggi, sullo stesso giornale dove scrive Caretto) era la sua lotta senza quartiere alla corruzione ed all'eccessiva burocrazia all'interno dell'organizzazione, più altre posizioni scomode.

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categorie: iraq, usa , politics, economy
martedì, 29 maggio 2007

The next prez (of the World Bank)

Il presidente Bush ha scelto il successore di Paul Wolfowitz alla Banca Mondiale: si tratta dell'ex sottosegretario di Stato Robert Zoellick
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categorie: usa , politics, economy
martedì, 22 maggio 2007

Profile in Incompetence

L'Investor's Business Daily non sembra aver gradito le recenti dichiarazioni di Jimmy Carter sull'amministrazione Bush. L'editoriale di oggi, "Look who's talking", è un elenco degli errori dell'ex produttore di arachidi, dall'Iran ad Hezbollah, dalla Corea del Nord ai passi falsi nella Guerra Fredda. Fino al peccato più grande, ovvero aver fatto naufragare la più grande economia del mondo, il quale merita però un capitolo a parte. Ma non è tutto: la serie speciale "Profile in Incompetence" prevede un totale di 10 parti, tutte dedicate all'ex presidente ("The Worst President in American History" secondo IBD).
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categorie: usa , politics, iran, history, asia, economy
venerdì, 04 maggio 2007

Le candidat américain

<<One of the candidates in Sunday's election, Socialist Ségolène Royal, fits that mold: "I am not for a Europe than aligns with the U.S.," she bluntly declared in a television appearance last week. But Ms. Royal's opponent, Nicolas Sarkozy, is different, at least in attitude. He is openly admiring of the United States; in a visit to Washington last year he impressed both the White House and leading Democrats with his interest in improving French-American relations.

If Washington is quietly rooting for Mr. Sarkozy, who has a slight lead in the polls, it is not alone. The 52-year-old Hungarian-born rightist would be a natural partner for German Chancellor Angela Merkel and the likely new British prime minister, Gordon Brown, both of whom want to strengthen economic and strategic ties between Europe and the United States. As important, Mr. Sarkozy would be far more likely to undertake the economic reforms that France desperately needs if it is to avoid falling further behind its principal partners in an era defined by globalization>>.

Con l'editoriale "The French Choice", il Washington Post prende una chiara posizione al riguardo delle elezioni presidenziali francesi.

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categorie: usa , politics, europe, france, economy
martedì, 01 maggio 2007

He ought to stay /2

<<Over the last two years, Mr. Wolfowitz has effectively directed the bank’s energies toward fighting poverty and improving human life. He is a champion of using international development institutions to deal with some of the world’s major problems. And he has been a steadfast supporter of the efforts of African organizations to rescue our people from the scourge of misrule, which leads to poverty, disease and early death>>. Nuhu Ribadu, capo della Commissione per i crimini economici e finanziari della Nigeria, firma un editoriale sul NY Times di oggi dal titolo "Why Wolfowitz Should Stay",nel quale elenca quanto fatto dal presidente della Banca Mondiale per l'Africa, dalla lotta alla povertà ed alla corruzione, agli aiuti per lo sviluppo.

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categorie: usa , politics, africa, economy
lunedì, 30 aprile 2007

He ought to stay

<<Il presidente neocon della Banca Mondiale è innocente. Ma i nostri governi, sbagliando, sposano la tesi colpevolista. E le conseguenze possono essere serie. [...] La mia impressione, invece, è che la vicenda sia ben diversa e che l'accusa sia gonfiata ad arte. Se esaminiamo le carte scopriamo che la signora in questione - già dipendente della Banca - è stata pregata da Wolfowitz stesso, appena nominato, di lasciare la Banca e di trasferirsi ad un altro incarico presso la burocrazia USA. E questo per prevenire ogni accusa di favoritismo e di pettegolezzo a riguardo. Kevin Kellmes, sul New Yorker, la Bibbia dei liberal nord americani, ha spiegato chiaramente come questo accordo sia stato stipulato con l'intero consiglio di amministrazione.

Tutto alla luce del sole, dunque. E tutto disposto per evitare di incorrere nella violazione del codice etico che regola i comportamenti di tutto lo staff dell'istituto. Ciononostante, il martellamento dei media continua e il nostro uomo è considerato colpevole. Anche i suoi più diretti collaboratori, che avevano condiviso quella soluzione, lo abbandonano via via. Solo i rappresentanti canadesi, nordamericani e di alcuni stati africani sostengono ancora l'innocenza del presidente e la sua buona fede>>.

Giulio Sapelli, sul Corriere Economia di oggi, ripete quanto già spiegato da Christopher Hitchens (oltre che da un editoriale del LA Times e da uno del WSJ): Wolfowitz non è colpevole di alcunché. Paradossalmente, il suo più grande errore può essere quello di aver voluto agire sempre nel rispetto delle regole, pagandone ora le conseguenze. Un non-scandalo, uno squallido attacco ad personam, accuse pretestuose sostenute anche (e soprattutto) dall'Europa, il cui obiettivo, ormai abbastanza evidente, è di sbarazzarsi dell'attuale presidente. Non a causa del suo operato, non a divergenze provocate da sue azioni, ma per il semplice motivo che Paul Wolfowitz, in quanto neocon, in quanto fortemente voluto dal presidente Bush, ovvero il vicario di Satana in terra, è persona non grata.

È notizia di oggi (vedi post di Wolfie) che il presidente della Banca Mondiale abbia annunciato di non dimettersi. Anziché restare sulla difensiva, sembra essere pronto al contrattacco. Bring it on.

postato da creezdogg alle ore 22:37 | link | commenti
categorie: usa , politics, economy
venerdì, 27 aprile 2007

Nothing wrong

Sul Corriere di oggi, il pezzo con cui Christopher Hitchens, dati e carte alla mano, prende le difese di Paul Wolfowitz, già pubblicato da Slate dieci giorni fa.
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categorie: usa , politics, economy