Forse è vero che non c'è peggior cinico di un idealista deluso e frustrato dalla realtà delle cose. Il sottoscritto, che non esitò ad acquistare una t-shirt di "Obama 2008" prima ancora che il senatore dell'Illinois annunciasse la propria candidatura, che fece arrivare da oltreoceano
The Audacity of Hope fresco di pubblicazione (e - soprattutto - privo dell'introduzione di Walter Veltroni), che fu tra i primi a essere travolti dai discorsi/sermoni ricchi di belle parole del candidato alle primarie democratiche, si sta rendendo conto, giorno dopo giorno, che Barack Obama è il nulla politico. È qualcosa che va aldilà del nuovismo veltroniano. Questo è il vuotismo obamiano. Risposte prefabbricate e discorsi affabulatorii, poche posizioni definite, insopportabile elitarismo radical chic che tuttavia strizza l'occhio all'ala più liberal del partito (dimenticando, però, che l'elezione nazionale si vincerà conquistando il centro). L'unico eventuale vantaggio in caso egli fosse eletto alla Casa Bianca, sarebbe forse la luna di miele internazionale tra Stati Uniti e resto del mondo, sempre che il suo messaggio positivo riesca a restare in piedi anche un volta alle prese con decisioni impopolari, immancabili in una qualsiasi avventura di governo, assai probabili se il leader del Paese più potente al mondo non ha alcuna esperienza di comando. Questo post, per rinnegare l'iniziale entusiasmo nei confronti di Barack Obama, genio della comunicazione e poco altro.
Sull'argomento, da non perdere "
Obamisms" di Victor Davis Hanson, su
The Corner.