Che ne pensa della nuova proposta del leader radicale?
Pannella coglie, come sempre in modo intelligente, un’opportunità e una necessità per il centrosinistra italiano, ovvero tentare di inserire nella sua dialettica politica una forza liberale nella dialettica con il PD. Si muove intelligentemente, anche se difficilmente tale progetto potrà crescere e darsi una fisionomia, avendo come punto di riferimento principale la Sinistra Arcobaleno. Il suo appello rivolto alla sinistra bertinottiana è comprensibile solo come clausola di stile, non potrebbe funzionare come strategia: la sinistra antagonista, sotto questo punto di vista, è incompatibile con qualunque progetto che abbia ambizioni o riferimenti liberali. C’è sempre spazio per il dialogo e per il confronto: con tutti. Ma le possibilità di convergenza e alleanza sono un’altra cosa.
Dopo l’esperimento non troppo riuscito della Rosa nel Pugno, i Radicali possono ancora ricoprire un ruolo importante nella politica italiana?
Sicuramente: nel centrosinistra c’è tutto lo spazio per un’iniziativa politica da parte loro. All’interno dello stesso Partito Democratico, i radicali possono essere una punta di lancia riformatrice. Comprendo che le chiusure da parte della dirigenza del PD - a partire dalle elezioni primarie, a cui Pannella non poté partecipare – possano spingerli a lavorare dall’esterno più che dall’interno. Ora è opportuno vedere se prevarrà, all’interno del Partito Democratico, l’idea di D’Alema di costituire un fronte unico delle opposizioni, oppure quella di Veltroni dell’autosufficienza. Ovvio che, per i radicali, sarebbe preferibile la prima soluzione (anche se dal mio punto di vista sarebbe meglio un PD più forte grazie ai liberali di sinistra che non un ritorno alla coalizione antiberlusconiana)
Da tempo sostiene che il centrodestra sia il posto più consono per le istanze radicali e liberali. Quali prospettive hanno i liberali all’interno del neonato Popolo delle Libertà, e nel prossimo governo Berlusconi?
Nell’immediato futuro, per i liberali sarà necessario nuotare controcorrente. La corrente – che si giova della spinta fortissima della paura e dell’incertezza prodotta da due anni di non governo – porta ad una riscoperta del ruolo del pubblico e dello Stato. Ma la questione non è riducibile alla contrapposizione ideologica tra statalisti e liberali. La paura è reale e ad essa bisogna rispondere. Il problema, però, è capire quali siano le risposte più efficaci. Un’analisi non consolatoria porta secondo me a concludere i problemi economici dell’Italia hanno essenzialmente a che fare con i (bassi) tassi occupazione, produttività e crescita. Quindi una risposta efficace ai problemi passa da un rafforzamento della competitività del sistema paese (istruzione, formazione, infrastrutture, efficienza della pubblica amministrazione) e da un ampliamento della libertà economica (meno tasse, meno stato, meno regolamentazione, meno vincoli).
Questo non va contro quanto recentemente dichiarato da Giulio Tremonti?
Tremonti scatta una foto del presente. Il futuro non è “dato”. Dipende da come il nostro paese sceglierà di affrontarlo. Per affrontarlo al meglio, io ritengo che l’Italia abbia bisogno non di più protezioni, ma di più libertà: di una diminuzione del carico fiscale, di una radicale riscrittura dei capitoli della spesa sociale, di un alleggerimento della burocrazia pubblica e di un attento riesame dei sussidi alle attività produttive. Sono fiducioso: il ministro Tremonti sarà in grado di operare in questa direzione. Sarà sicuramente un buon ministro dell’economia se riprenderà il percorso già iniziato durante la sua precedente esperienza di governo.
Una “rivoluzione liberale” è quindi ancora possibile?
Tutto va aggiornato, anche gli slogan. Ma vanno cercate le risposte più efficaci per ridare prospettiva all’Italia. Se il nostro Paese vuole recuperare il gap più preoccupante che lo divide dagli altri, sarà comunque necessario operare certe riforme. Che sono - e rimangono - tipicamente liberali.
