Qualche parola sul nuovo presunto messaggio di Osama Bin Laden (da non perdere l'analisi di Daveed Gartenstein-Ross sul
Weekly Standard, "
Bin Laden Unplugged"). Aldilà del dibattito sulla sua effettiva veridicità (il sottoscritto è piuttosto scettico al riguardo), o sui suoi contenuti (come fa notare
Camillo, alcune parti del discorso no-global, con tanto di elogio a Noam Chomsky, potrebbero essere pronunciate tranquillamente da un qualunque intellettuale o politico gauchista su entrambe le sponde dell'Atlantico -- by the way, non vi è nessun richiamo all'azione, nessuna minaccia contro l'Occidente: Bin Laden non dovrebbe essere il leader di un movimento terrorista?), ciò che sembra emergere è la sempre più distaccata reazione da parte dell'opinione pubblica e dei media, specialmente in territorio statunitense.
Mentre i primi messaggi, nei mesi successivi agli attentati del 2001, riscuotevano ovviamente la massima attenzione, ma soprattutto la massima allerta mista a grande preoccupazione, con il passare del tempo, la paura degli americani si è progressivamente trasformata in odio. Un esempio lampante si ebbe già nel 2004, alla vigilia delle elezioni presidenziali, quando apparve un video dello sceicco del terrore (forse l'ultimo davvero autentico) evidentemente intenzionato ad influenzare le decisioni del popolo americano prossimo ad andare alle urne (cosa che poi
non avvenne). Come scrisse Lucia Annunziata nel suo
La Sinistra, l'America, la guerra (Mondadori, 2005) <<l'apparizione del terrorista si svela una farsa, una sorta di opera buffa, in cui l'uomo, forse per la prima volta, incontra sentimenti inusuali: irrisione soprattutto. Bin Laden, che intende sfidare e mettere in ginocchio l'Impero, per la prima volta assaggia l'imperiale atteggiamento (Democratici e Repubblicani uniti in questo) dello sprezzo>>.
Dal terrore allo sprezzo, un'evoluzione che però avvenne solo oltreoceano. Il messaggio, in Europa, venne <<trattato con la consueta agitazione mediatica, incline ai titoli cubitali e alle conclusioni catastrofiche quanto immediate>>, mentre negli USA, invece, <<lo prendono con le molle della censura. Una censura dichiarata: le Tv non lo rimandano ossessivamente in onda, anzi non fanno mai sentire la voce di Bin Laden. La maggior parte dei quotidiani il giorno dopo dedica al messaggio un colonnino in prima pagina. Ma nessun testo completo viene stampato>>. In questo modo <<l'effetto di smorzamento è immediato: nel colorato, ricco, patinato mondo delle tv americane, il terrorista si riduce alla muta immagine di un uomo sgranato dal passaggio di un video tradizionale nell'alta definizione dei televisori a cristalli liquidi>>. Tale trattamento, oltre a smentire chi continuava (e chi tuttora continua) a definire gli Stati Uniti come una nazione terrorizzata ed ossessionata dalle proprie paure, servì ad alimentare il disprezzo provato dall'America nei confronti di Bin Laden.
Questo nel 2004. Ora, a tre anni di distanza, la reazione alle parole o alla semplice apparizione del nemico numero uno dell'Occidente sembra essere evoluta ulteriormente. L'allerta, come prevedibile, è doverosa e sempre presente, per ovvi motivi. Tuttavia, sembrano sparire il terrore, lo spavento, mentre l'odio, il disprezzo si sono trasformate in scherno, derisione. Un tempo Bin Laden faceva scalpore per le sue azioni, quindi per le sue terribili minacce. Ora fa parlare di sé solo per il colore della sua barba (bei tempi in cui i nemici battevano le scarpe sui tavoli dell'ONU...), magicamente diventata nera in un cambio di look che lo renderebbe un candidato ideale per un nuova puntata di
Queer Eye for the Straight Guy. L'unico modo di rispondere al suo nuovo video e le sue dichiarazioni,
come fa notare Andrew Sullivan sul suo blog, è di ridicolizzarlo.
La Annunziata, sempre riguardo all'apparizione del 2004, scriveva che <<L'America non si spaventa, dunque, delle dichiarazioni del nemico. Il suo attacco è per definizione parte del conflitto; il suo gioco di minacce è un logico, e ormai già usurato, atto di guerra>>. Se già risultava usurato nel 2004, nel 2007 si può considerare un disco rotto, e gli sforzi di rinnovare i contenuti o di cambiare target sono meno credibili dei tentativi di Madonna di rinnovare il proprio stile musicale affidandosi a produttori come Timbaland.
<<Un uomo davanti al quale non si trema, perchè non si trema davanti a chi si odia>>, proseguiva la giornalista. Né tantomeno si trema davanti a chi suscita risate, nel disperato tentativo di sembrare serio. <<L'America gli risponde con tutta la rabbia e l'arroganza della sua forza: raccogliendone per la prima volta lo stile, oltre che la sfida. È la risposta di un Paese che non solo ha metabolizzato il terrore, ma che sa che è in guerra, e che lo sarà ancora a lungo>>. Tre anni dopo, alla metabolizzazione del terrore ed alla consapevolezza della lunga guerra, si può aggiungere la presa di coscienza che questa guerra, combattuta contro individui di questo tipo, si può vincere, anche attraverso la ridicolizzazione delle loro folli farneticazioni.