
La nuova nomination per il Blame-America-First Award, premio riservato da questo blog a chi eccelle nell'arte dell'antiamericanismo e nell'incolpare gli Stati Uniti di ogni male dell'universo, va quest'oggi alla Repubblica Islamica dell'Iran, la quale recentemente, attraverso alcuni portavoce ufficiali del governo, si è scagliata contro l'America per il film campione d'incassi 300. La pellicola, diretta da Zack Snyder e tratta da una graphic novel dell'arcinoto autore Frank Miller, racconta la battaglia delle Termopili, avvenuta nel 480 a.C. tra alcune poleis greche e il temibile impero persiano e terminata - come vuole la leggenda - con la gloriosa vittoria di soli trecento spartani (da cui il titolo) contro i due milioni di soldati dell'esercito persiano guidato dal condottiero Serse.
Secondo quanto affermato da Javan Shamqadri, consigliere per l'arte del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, il film - che ha incassato 76 milioni di dollari nel solo primo weekend - non sarebbe altro che <<part of a comprehensive U.S. psychological war aimed at Iranian culture>>. Tutto un complotto americano per sovvertire, con la guerra psicologica, la nazione iraniana. Perché, prosegue Shamqadri, <<following the Islamic Revolution in Iran, Hollywood and cultural authorities in the U.S. initiated studies to figure out how to attack Iranian culture. Certainly, the recent movie is a product of such studies>>. Quindi, Hollywood e Casa Bianca si sarebbero alleate (cosa che già avrebbe dell'incredibile), contro il nemico comune. Ma gli sforzi americani sono del tutto vani, poiché <<values in Iranian culture and the Islamic Revolution are too strongly seated to be damaged by such plans>>.
Sulla stessa linea dei commenti di Shamqadri, anche le dichiarazioni del portavoce del governo Gholam Hossein Elham, secondo il quale 300 sarebbe una <<cultural intrusion against Iran>> e che senza dubbio <<the Iranian nation and those involved in cultural activities will respond to such a cultural aggression>>, per non parlare del servizio sul film trasmesso dal canale IRINN TV, nel quale si sostiene che la produzione e la distribuzione di esso non è che l'ennesima dimostrazione dell'ormai evidente "cospirazione sionista", in quanto la Warner Bros. sarebbe di proprietà di ricchi ebrei americani: <<This movie, which is totally against Persian culture and civilization, could be considered a production by Zionists and a group of American extremists>>.
