
28 maggio. Tokyo Dome. Gli Yomiuri Giants stanno per affrontare i Rakuten Eagles. Sfida di cartello, per gli amanti del baseball, ma non solo: ospite speciale, la pop star Mariah Carey, in visita nel paese del Sol Levante, la quale ha il privilegio di effettuare il "first pitch", ovvero il lancio di apertura dell'incontro (equivalente del "calcio di inizio", per chi, in questo Paese pallonaro, non conosce le regole del baseball). C'è solo un problema: Mariah Carey, pur avendo una grande voce - e nonostante abbia frequentato il celeberrimo interbase dei New York Yankees Derek Jeter per qualche tempo - non è esattamente una gran lanciatrice. Vedere per credere.
Oggi, su L'Opinione, il mio articolo "I locali notturni per salvare il turismo", sulla crisi dell'industria dell'intrattenimento nella riviera ligure.
Da Radicale a portavoce del Popolo della Libertà

Si organizza un interessantissimo convegno al riguardo e - lo si scrive con il cuore in pezzi - le sedie vuote superano quelle occupate. A contare le teste, se questa è la cosiddetta “parte liberale”, c’è poco da stare allegri. D'accordo che Montesilvano non è una delle location meglio raggiungibili dello stivale, d'accordo che ci sono parecchi "assenti illustri", tuttavia si tratta di due facili consolazioni, specialmente se si tiene presente il battage promozionale dei giorni precedenti su L'Opinione, su Radio Radicale, su internet attraverso NeoLib, ogni varia mailing list, newsletter, senza dimenticare il grande Gionata Pacor e le sue vagonate di contatti. C'è chi, in un intervento, sostiene sia facile riconoscere un liberale anche quando si è in pizzeria o all'aeroporto, in ogni angolo del globo. Sorge spontaneo chiedersi, allora, come mai si era così in pochi, in Abruzzo, quel giorno.
Sebbene sia semplice trovare una piattaforma comune concernente le idee politiche, su giustizia, economia, diritti civili e umani, temi sui quali si è più o meno tutti d’accordo, gli ostacoli iniziano a emergere in prossimità del passo relativo alla eventuale organizzazione della "parte liberale".
Durante le scorse elezioni politiche, qualcuno disse che, chiudendo tre comunisti in una stanza, questi avrebbero fondato tre partiti diversi. Oggi, se si volesse tentare un esperimento analogo con, al posto dei tre comunisti, tre liberali, si potrebbe tranquillamente affermare che, chiudendo tre liberali in una stanza, questi riuscirebbero a essere autoreferenziali. C'è chi ha il suo partitino, c'è chi ha il suo network, c'è chi ha il giornale, c'è chi fa i comunicati stampa, c'è chi parla alla radio. L'annoso problema, citato anche da Gianfranco Leonarduzzi su L'Opinione, è di far coesistere pluralismo e libertà individuale. Nell'individualismo della cultura liberale, ciò si fa ancor più difficoltoso quando l'obiettivo è di organizzare, coordinare le varie associazioni, al fine di evitare la temuta (e già avvenuta) frammentazione. Molte sono le idee, ovviamente. C’è chi vuole la fondazione. C’è chi vuole la corrente. C’è chi vuole il network. C’è chi vuole un radicamento nel territorio. C’è chi vuole il think tank sulla falsariga dei neocon, come sostenuto dall'assai preparato amico Pier Camillo Falasca.
E mentre si pontifica, guardando al futuro, spesso ci si dimentica di guardare al presente, alla situazione attuale. Non prestando attenzione ai numeri e ai rapporti di forza, da sempre valuta corrente in politica. I numeri. Cosa rappresentano, oggi, i “liberali”? Sebbene tutti quanti si definiscano tali (per citare Alfredo Biondi), i veri liberali sono pochi. Per fortuna, o forse purtroppo. Tant’è che questi, se proprio vogliamo contarli (anzi, contarci), rappresentano forse lo zero virgola, o poco più. Lo zero virgola (o poco più) di una forza politica nata con l’idea di formare un grande partito liberale di massa, le cui tessere numero 2 e 3 (la 1 è di Berlusconi) appartengono a Martino e Biondi. Lo zero virgola (o poco meno) del Paese. I rapporti di forza. Quanti liberali occupano posizioni di potere, attualmente? Nessun ministro. Nessun sottosegretario. C’è qualche senatore (tra cui Enrico Musso, grande speranza liberale). C’è qualche deputato, come Benedetto Della Vedova o Peppino Calderisi. Nulla più. Paradossalmente, il liberale nella migliore posizione (anche se il potere effettivo è relativo) è Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Un partito che si appresta a morire, per la cronaca, per sposarsi con un partito che non brilla di liberalismo. Un po’ poco, per ipotizzare grandi progetti.
È ovvio, di fronte agli elementi fin qui citati, che si diffonda il crepuscolarismo. Forse giustificato, per la serie "chi è causa del suo mal..", ma comunque da respingere. Poiché, come ha giustamente fatto notare Arturo Diaconale nel suo ultimo intervento, basta dare un’occhiata alla situazione attuale della politica italiana, compararla con quella di dieci, quindici, venti anni fa per guardare al presente con ottimismo. Si sono fatti molti, moltissimi passi avanti. Conquiste liberali un tempo considerate irraggiungibili e irrealizzabili sono ora realtà date per scontate della politica italiana. E questo soprattutto grazie ai liberali.
Nel frattempo, anziché ipotizzare una nuova - assai difficile da realizzare con i mezzi attuali - "rivoluzione liberale", sarebbe forse meglio concentrarsi su ogni singola sfida, facendo tutto il possibile perché le idee liberali abbiano la meglio (Capezzone docet). Senza aspettare un messia liberale, che non si vede all’orizzonte (e se qualcuno identifica in esso Silvio Berlusconi, siamo un po' fuori il tempo limite). Senza aspettare nessun cataclisma, nell’auspicio che il think tank liberale sia valorizzato da chi governa, come accaduto ai neocon dopo l’11 settembre. Senza puntare su una assemblea costituente, esperimento ormai già tentato (e fallito) più volte. Ma attraverso "un serio e faticoso lavoro che coinvolga tutta la galassia liberale e che consenta la valutazione e l'attribuzione delle leadership sulla base dei risultati ottenuti" (per citare Luca Tentellini, sempre su L'Opinione). Scommettendo sempre sulle idee che, come dimostrato dalla storia, sono quelle vincenti.
Ieri, nell'inserto della Liguria de L'Opinione, la mia intervista a Angelo Galtieri, presidente Unione Provinciale Albergatori di Savona (nonché proprietario di questo bell'albergo). 
