Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
sabato, 31 maggio 2008

L.A., L.A., big city of dreams



25/04/08. Playoff NBA ancora all'inizio. Il sottoscritto, in una mail all'amico Wolfie: <<un pronostico sui Playoff NBA? Io dico Boston per l'est (troppo facile) e San Antonio per l'Ovest>>.
La risposta di Wolfie: <<Spero Lakers, Gasol ha fatto cambiare marcia a L.A.; San Antonio è la più forte, ma va a corrente alterna. Dipenderà da loro. Boston, too easy. Ma sai che suggestiva una finale stile anni '80 Boston-Lakers!!!>>.

I Los Angeles Lakers sono arrivati in Finale NBA, eliminando i San Antonio Spurs 4-1 nelle finali di conference, grazie a quel signore nella foto con la casacca gialloviola numero ventiquattro (ormai diventato inarrestabile: più che meritato il premio di MVP della stagione). Essi attendono ora di conoscere l'identità dei loro sfidanti. Allo stato attuale delle cose, i Boston Celtics sembrano i più accreditati per ricoprire questo ruolo (come scritto in un recente post). Chapeau a Wolfie, che sfiderò per un altro pronostico sulle Finals (squadra vincente, esito della serie, most valuable player)...
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categorie: sport, usa , basketball, nba
venerdì, 30 maggio 2008

We count on it


Umberto Eco ha fatto scuola. L'attrice Susan Sarandon, dalle arcinote simpatie liberal, ha affermato che, in caso di vittoria di John McCain alle prossime elezioni presidenziali, lascerà gli Stati Uniti, trasferendosi in Canada, oppure in Italia. Meglio il Canada (dove sicuramente staranno facendo il tifo per Obama, dopo questa dichiarazione), signora Sarandon. Ma attenzione: le promesse, una volta fatte, sono da mantenere: per rinfrescarsi la memoria, basta dare un'occhiata alla fantastica t-shirt qui sopra.
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categorie: movies, usa , politics, entertainment
venerdì, 30 maggio 2008

Don't give up your day job

 

 

 

28 maggio. Tokyo Dome. Gli Yomiuri Giants stanno per affrontare i Rakuten Eagles. Sfida di cartello, per gli amanti del baseball, ma non solo: ospite speciale, la pop star Mariah Carey, in visita nel paese del Sol Levante, la quale ha il privilegio di effettuare il "first pitch", ovvero il lancio di apertura dell'incontro (equivalente del "calcio di inizio", per chi, in questo Paese pallonaro, non conosce le regole del baseball). C'è solo un problema: Mariah Carey, pur avendo una grande voce - e nonostante abbia frequentato il celeberrimo interbase dei New York Yankees Derek Jeter per qualche tempo - non è esattamente una gran lanciatrice. Vedere per credere.

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venerdì, 30 maggio 2008

Paying the bills

Oggi, su L'Opinione, il mio articolo "I locali notturni per salvare il turismo", sulla crisi dell'industria dell'intrattenimento nella riviera ligure.
Da non perdere, come sempre, gli altri pezzi che compongono l'inserto della Liguria: "Trecento eventi per Genova UrbanLab summer" di Paolo Della Sala, "La crisi dei rifiuti può scoppiare" di Gabriele Cazzulini e "Casa della Legalità sulle inchieste in Comune".
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mercoledì, 28 maggio 2008

Intervista a Daniele Capezzone

Da Radicale a portavoce del Popolo della Libertà

LA NUOVA SFIDA DI CAPEZZONE
di Cristiano Bosco

Da segretario dei Radicali a portavoce di Forza Italia. Quali sono i motivi di questa scelta? Come ha intenzione di affrontare il nuovo ruolo?
Ho un mio piccolo motivo di fierezza. In un paese in cui non si dimette mai quasi nessuno, in cui le dimissioni - al massimo - si annunciano, io sono uno dei pochi che si è dimesso per davvero, e non da un posto qualsiasi, ma dalla Presidenza di una delle più rilevanti Commissioni del Parlamento italiano. L’ho fatto per marcare il mio dissenso dalla politica di Prodi, Padoa Schioppa e Visco, e soprattutto l’ho fatto nei giorni in cui la gran parte degli osservatori politici pronosticavano lunga vita al Governo Prodi. Insomma, la mia scelta ha ragioni di fondo: l’Italia delle piccole imprese e del mondo produttivo non poteva più tollerare quella politica fiscale. Di qui, in primo luogo, la mia scelta. Ora, devo ringraziare il presidente Berlusconi per questa opportunità. Collaborerò con il coordinatore Verdini, che ha le massime responsabilità in Forza Italia, nella sfida del traghettamento verso il Pdl.

Il quotidiano Avvenire ha definito ’allarmante’ la scelta di Forza Italia di nominarLa portavoce. Come risponde a questa critica?
Rispetto profondamente ogni opinione, e a maggior ragione quella di una voce autorevole come Avvenire. Credo però che sarà giusto giudicare me, come tutti, per quello che farò e per come lo farò.

Si ritrova a fare il portavoce di un partito che presto scomparirà, per confluire in una nuova realtà politica: è un compito a breve scadenza? Cosa prevede per il Suo futuro?
Ci sono oggi due grandi sfide politiche. Una è la sfida del Governo, l’altra è quella per la nascita di un nuovo soggetto politico che sia capace di durare decenni e di segnare la vita politica del Paese. Con tanti altri, cercherò anch’io di dare un contributo verso questo obiettivo di portata storica, che è atteso da milioni di italiani. Occorre che la politica risponda a questa domanda.

“Decidere”, il network da Lei fondato lo scorso luglio, ebbe un notevole riscontro. Come evolve il progetto?
Ci saranno novità interessanti, anche legate all’agenzia di stampa nazionale che dirigo, Il Velino. Vogliamo offrire strumenti di lavoro politico, di riflessione, e di operatività che possano essere utili al progetto politico di cui parlavo, quello del nuovo partito da costruire. I grandi partiti anglosassoni sanno far tesoro di luoghi capaci di “produrre contenuti”.

Quali prospettive hanno le istanze liberali, liberiste, libertarie nel nascituro PdL e nell’attuale governo? I liberali non rischiano di essere schiacciati dalle forze conservatrici, specialmente dopo il matrimonio con Alleanza Nazionale?
Sono molto fiducioso. La partenza del Governo è stata ottima. I liberali possono guardare con grande speranza e positività alla fase politica che si è aperta. Basti pensare al Consiglio dei Ministri di mercoledì a Napoli: erano anni che si attendeva un Governo capace di partire con questo slancio riformatore, e con questa capacità di decidere sulle cose concrete.

(da L'Opinione delle Libertà, edizione 106 del 28-05-2008).
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categorie: politics, italy, fai notizia
mercoledì, 28 maggio 2008

Appello Iran



In occasione della visita di Mahmoud Ahmadinejad in Italia, anche il titolare di questo blog ha aderito all'appello de Il Riformista, di seguito riportato. Qui le adesioni illustri (oltre alla mia, s'intende).

In occasione della prevista visita in Italia del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ahmadinejad, atteso a Roma tra il 3 e il 5 di giugno per la Conferenza della Fao dedicata alla “Sicurezza Alimentare”, i firmatari del presente appello promosso dal quotidiano il Riformista ribadiscono:

1) La contrarietà ad ogni forma di ingerenza negli affari interni degli stati del Vicino Oriente e di sostegno alle attività di gruppi armati che ostacolano l’attuazione di soluzioni pacifiche e consensuali in Libano e l’evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi basato sul principio “due popoli, due stati”.
2) La necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. A questo fine i firmatari sostengono il perseguimento di una linea risoluta e coerente, sostenendo tutte le decisioni che il Consiglio di Sicurezza e l’Unione europea assumeranno per ottenere piena trasparenza e di collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
3) Il ripudio di ogni affermazione o azione volta a negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele o a chiederne la distruzione.
Su questi punti confermiamo il nostro impegno, fermo restando il rispetto per la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran, i sentimenti di amicizia per il popolo iraniano e l’auspicio che lo spazio di dialogo tra il governo iraniano e la comunità internazionale possa allargarsi e contribuire alla pacificazione della regione mediorientale
 
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categorie: politics, iran, israel, middle east, terrorism
mercoledì, 28 maggio 2008

History repeating?



È ancora presto, d'accordo. E c'è ancora da fare i conti con Chauncey Billups da una parte e Tim Duncan dall'altra. Però una finale NBA tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics è un'ipotesi tutt'altro che remota. Anzi, quasi probabile. Ripeto: Los Angeles Lakers contro Boston Celtics. Una rivalità storica. Le due squadre, in finale, si sono già incontrate dieci volte (8-2 per i Celtics), tre volte negli anni '80, con la sfida tra Earvin "Magic" Johnson e Larry Bird. Ora ci sono Kobe Bryant e Kevin Garnett. Lo spettacolo sarebbe assicurato e forse, cosa che si attende da ormai molti anni, le NBA Finals registrerebbero uno share stratosferico, dato che LA & Boston sono due piazze (leggi: mercati) assai più appetibili rispetto a, per esempio, San Antonio e Cleveland , per citare le due squadre finaliste la scorsa stagione (una delle più deludenti di sempre, vedi post).
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categorie: sport, usa , history, basketball, nba
mercoledì, 28 maggio 2008

Intervista a Daniele Capezzone - preview

Oggi, su L'Opinione, la mia intervista a Daniele Capezzone (riportata dalla rassegna stampa del Governo). Dopo le 15, la pubblicazione integrale, sul sito del quotidiano e su questo blog.
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categorie: politics, italy
mercoledì, 28 maggio 2008

Victory

Il mio amico Jean - a.k.a. Lo Schiavo di Tocqueville - con un bel post sull'Iraq. Qui si è completamente d'accordo.
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categorie: iraq, usa , politics, middle east, terrorism
mercoledì, 28 maggio 2008

Don't know much about history



Inesperienza. Può non emergere in un discorso, ma alla lunga salta fuori. E così Barack Obama, il candidato democratico dal grande carisma e tuttora protagonista di una luna di miele (seppur in calo ) con i media, dopo aver dovuto prendere le distanze dal pastore scomodo, dopo aver dichiarato di aver fatto campagna elettorale in 53 Stati, riesce ad affermare, proprio nel giorno del Memorial Day, che suo zio partecipò alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nella Seconda Guerra Mondiale. C'è solo un piccolo particolare: Auschwitz fu liberata dai sovietici. E, come reso noto dallo staff di Obama poco dopo, il senatore dell'Illinois si riferiva a Buchenwald. La gaffe, che ovviamente è una leggerezza che può capitare, acquista importanza non appena si pensa alla reazione mediatica nel caso essa fosse stata opera di George W. Bush. Per i Repubblicani, altre munizioni per i propri fucili. John McCain ringrazia.
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categorie: usa , politics, history
martedì, 27 maggio 2008

Dems on Iraq

Petraeus ha cacciato Al Qaeda dall'Iraq. La situazione nel Paese è profondamente cambiata, con una drastica diminuzione della violenza. Sembrano essersene resi conto tutti quanti, ad eccezione dei democratici. "Under Petraeus's leadership, Iraq has changed dramatically. Why can't the Democrats change with it?" si chiede Matthew Continetti in un pezzo sul Weekly Standard.
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domenica, 25 maggio 2008

La parte liberale a convegno (from a Dogg's perspective)

A una settimana di distanza dal bel convegno di Montesilvano, cui ho avuto il piacere di partecipare, provo a scrivere la mia arcimodesta opinione al riguardo.

Il nome del convegno è ambizioso: "La parte liberale del PdL". Gli organizzatori svolgono un lavoro egregio. Gli interventi e i temi trattati sono alquanto interessanti. I due giorni scorrono piacevoli. C'è un unico, poco trascurabile, problema: al termine del congresso, è difficile percepire qualcosa di diverso rispetto a prima dell'inizio dei lavori. La sensazione è che non si sia concluso un granché e che, a voler essere ottimisti, quanto detto nei due giorno possa forse rappresentare un punto di inizio di un lungo e alquanto incerto cammino. La carne da mettere al fuoco è molta, moltissima. Purtroppo manca il fuoco.

Si organizza un interessantissimo convegno al riguardo e - lo si scrive con il cuore in pezzi - le sedie vuote superano quelle occupate. A contare le teste, se questa è la cosiddetta “parte liberale”, c’è poco da stare allegri. D'accordo che Montesilvano non è una delle location meglio raggiungibili dello stivale, d'accordo che ci sono parecchi "assenti illustri", tuttavia si tratta di due facili consolazioni, specialmente se si tiene presente il battage promozionale dei giorni precedenti su L'Opinione, su Radio Radicale, su internet attraverso NeoLib, ogni varia mailing list, newsletter, senza dimenticare il grande Gionata Pacor e le sue vagonate di contatti. C'è chi, in un intervento, sostiene sia facile riconoscere un liberale anche quando si è in pizzeria o all'aeroporto, in ogni angolo del globo. Sorge spontaneo chiedersi, allora, come mai si era così in pochi, in Abruzzo, quel giorno.

I pochi motivi di allegria, inoltre, diminuiscono ulteriormente, se la cosiddetta "parte liberale", in cerca di un rilancio, si trova ad auspicare un intervento diretto di un ex ministro ex senatore ex politico di classe 1928, dalle indiscutibili e inesauribili capacità, ma ormai escluso da ogni gioco politico, oltre che dal Parlamento, per volere del suo stesso partito. Lasciarsi prendere dallo sconforto, o peggio dalla sindrome del crepuscolarismo (come ha scritto Oggettivista) è facile, ma non è una soluzione plausibile.

Sebbene sia semplice trovare una piattaforma comune concernente le idee politiche, su giustizia, economia, diritti civili e umani, temi sui quali si è più o meno tutti d’accordo, gli ostacoli iniziano a emergere in prossimità del passo relativo alla eventuale organizzazione della "parte liberale".
Durante le scorse elezioni politiche, qualcuno disse che, chiudendo tre comunisti in una stanza, questi avrebbero fondato tre partiti diversi. Oggi, se si volesse tentare un esperimento analogo con, al posto dei tre comunisti, tre liberali, si potrebbe tranquillamente affermare che, chiudendo tre liberali in una stanza, questi riuscirebbero a essere autoreferenziali. C'è chi ha il suo partitino, c'è chi ha il suo network, c'è chi ha il giornale, c'è chi fa i comunicati stampa, c'è chi parla alla radio. L'annoso problema, citato anche da Gianfranco Leonarduzzi su L'Opinione, è di far coesistere pluralismo e libertà individuale. Nell'individualismo della cultura liberale, ciò si fa ancor più difficoltoso quando l'obiettivo è di organizzare, coordinare le varie associazioni, al fine di evitare la temuta (e già avvenuta) frammentazione. Molte sono le idee, ovviamente. C’è chi vuole la fondazione. C’è chi vuole la corrente. C’è chi vuole il network. C’è chi vuole un radicamento nel territorio. C’è chi vuole il think tank sulla falsariga dei neocon, come sostenuto dall'assai preparato amico Pier Camillo Falasca.

E mentre si pontifica, guardando al futuro, spesso ci si dimentica di guardare al presente, alla situazione attuale. Non prestando attenzione ai numeri e ai rapporti di forza, da sempre valuta corrente in politica. I numeri. Cosa rappresentano, oggi, i “liberali”? Sebbene tutti quanti si definiscano tali (per citare Alfredo Biondi), i veri liberali sono pochi. Per fortuna, o forse purtroppo. Tant’è che questi, se proprio vogliamo contarli (anzi, contarci), rappresentano forse lo zero virgola, o poco più. Lo zero virgola (o poco più) di una forza politica nata con l’idea di formare un grande partito liberale di massa, le cui tessere numero 2 e 3 (la 1 è di Berlusconi) appartengono a Martino e Biondi. Lo zero virgola (o poco meno) del Paese. I rapporti di forza. Quanti liberali occupano posizioni di potere, attualmente? Nessun ministro. Nessun sottosegretario. C’è qualche senatore (tra cui Enrico Musso, grande speranza liberale). C’è qualche deputato, come Benedetto Della Vedova o Peppino Calderisi. Nulla più. Paradossalmente, il liberale nella migliore posizione (anche se il potere effettivo è relativo) è Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Un partito che si appresta a morire, per la cronaca, per sposarsi con un partito che non brilla di liberalismo. Un po’ poco, per ipotizzare grandi progetti.

È ovvio, di fronte agli elementi fin qui citati, che si diffonda il crepuscolarismo. Forse giustificato, per la serie "chi è causa del suo mal..", ma comunque da respingere. Poiché, come ha giustamente fatto notare Arturo Diaconale nel suo ultimo intervento, basta dare un’occhiata alla situazione attuale della politica italiana, compararla con quella di dieci, quindici, venti anni fa per guardare al presente con ottimismo. Si sono fatti molti, moltissimi passi avanti. Conquiste liberali un tempo considerate irraggiungibili e irrealizzabili sono ora realtà date per scontate della politica italiana. E questo soprattutto grazie ai liberali.

È possibile che, rivolgendosi all'avvenire, come Bertinotti ha prefigurato per il comunismo, il liberalismo sia destinato a trasformarsi in un movimento culturale. Ciò avverrà quando i capisaldi del pensiero liberale in materia di politica, giustizia, economia, tutela dei diritti umani e civili, saranno accettati e dati per scontati da tutto il mondo politico del nostro Paese, o comunque dalle maggiori forze in campo. Diverrebbe così superfluo il termine "liberale", poiché già insito nelle maggiori componenti politiche, a prescindere dal colore, in una liberal democrazia di stile anglosassone. Forse si tratta di un'utopia, probabilmente quel giorno non arriverà mai.

Nel frattempo, anziché ipotizzare una nuova - assai difficile da realizzare con i mezzi attuali - "rivoluzione liberale", sarebbe forse meglio concentrarsi su ogni singola sfida, facendo tutto il possibile perché le idee liberali abbiano la meglio (Capezzone docet). Senza aspettare un messia liberale, che non si vede all’orizzonte (e se qualcuno identifica in esso Silvio Berlusconi, siamo un po' fuori il tempo limite). Senza aspettare nessun cataclisma, nell’auspicio che il think tank liberale sia valorizzato da chi governa, come accaduto ai neocon dopo l’11 settembre. Senza puntare su una assemblea costituente, esperimento ormai già tentato (e fallito) più volte. Ma attraverso "un serio e faticoso lavoro che coinvolga tutta la galassia liberale e che consenta la valutazione e l'attribuzione delle leadership sulla base dei risultati ottenuti" (per citare Luca Tentellini, sempre su L'Opinione). Scommettendo sempre sulle idee che, come dimostrato dalla storia, sono quelle vincenti.

(un caro saluto al padrone di casa Alessio Di Carlo, autore di uno dei discorsi più incisivi, all'amico Gionata Pacor, ai compagni di viaggio Paolo, Andrea ed Elisa, e a tutte le persone conosciute a Montesilvano)
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categorie: politics, italy, fai notizia
sabato, 24 maggio 2008

Paying the bills

Ieri, nell'inserto della Liguria de L'Opinione, la mia intervista a Angelo Galtieri, presidente Unione Provinciale Albergatori di Savona (nonché proprietario di questo bell'albergo).

Si consiglia di leggere anche l'articolo "Ucina: i dati economici per il 2007" di Paolo Della Sala, l'intervista a Gianluca Faziola di Gabriele Cazzulini e "La Genova da bere sotto la bufera giudiziaria", sullo scandalo che sta travolgendo l'amministrazione del capoluogo ligure.
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categorie: politics, italy, economy
giovedì, 22 maggio 2008

Let's do it

Questo blog, ovviamente, è favorevole.
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categorie: politics, italy, environment, economy
giovedì, 22 maggio 2008

Must have



Consigli per gli acquisti. Il caso Petraeus, di Daniele Raineri. Tuttora in edicola con Il Foglio. Do not miss it.
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categorie: iraq, usa , politics, books, middle east, terrorism
giovedì, 22 maggio 2008

Showtime

Al titolare di questo blog piacciono tantissimo (anzi, di più) i Los Angeles Lakers visti ieri notte allo Staples Center.
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categorie: sport, usa , basketball, nba
giovedì, 22 maggio 2008

Nobody knows, actually

Il titolo di questo articolo di Karen Tumulty su TIME è quantomai eloquente. E quasi nessuno conosce la risposta alla domanda (che si pone anche l'Economist).
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categorie: usa , politics
giovedì, 22 maggio 2008

You pastors

A ciascun candidato, il suo pastore dalla dichiarazione facile. Signore e signori, il reverendo Rod Parsley, ovvero il potenziale Jeremiah Wright di John McCain.
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categorie: usa , politics
martedì, 20 maggio 2008

Irrelevance



"Since 1945, Europe has become increasingly prosperous, peaceful and comfortable – and irrelevant. So should a united Europe attempt to reclaim its place at the centre of world affairs? Or should we settle for comfortable irrelevance?" si chiede Gideon Rachman in un suo column sul Financial Times. Un continente che ha - ormai da tempo - voltato le spalle al potere, per vivere in un mondo post-storico regolato da leggi, regole, cooperazione, realizzando così la "pace perpetua" teorizzata da Immanuel Kant. Godendo, da più di sessant'anni, di un viaggio gratis sotto l'ombrello difensivo americano (sì, si sta citando Robert Kagan).
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categorie: usa , politics, europe