I mai risolti problemi tra stampa e personale sportivo. Lui è Michael Ray Gundy, un tempo quarterback dei Dallas Cowboys, ora head coach della squadra di football della Oklahoma State University. Recentemente, un articolo firmato dalla giornalista Jenni Carlson pubblicato dal quotidiano The Oklahoman (il giornale più letto in tutto lo Stato), si è permesso di criticare Bobby Reid, l'ex QB titolare del team universitario, sollevando dubbi sulla decisione del tecnico di non utilizzarlo più come prima scelta, relegandolo in panchina. Non l'avesse mai fatto: nel filmato (diventato in brevissimo tempo uno dei più visti in streaming su YouTube: più di 75 mila click in poche ore) la sua furente reazione. Già diventata un classico.

Con imperdonabile ritardo, un'occhiata alla terza giornata di NFL. Per le azioni ed i recap delle partite, si consiglia vivamente il sito ufficiale della lega. Per chi invece fosse interessato a resoconti completamente in italiano, si consigliano PlayItUsa (offre i recap di NFC ed AFC) ed EndZone, ovvero i migliori siti dedicati al football americano in Italia. Ancora una volta, si può iniziare il commento riguardante la National Football League ribadendo quanto si ripete da ormai tre settimane: non esiste squadra superiore ai New England Patriots, al momento i più seri candidati al successo in questa stagione. 3 vittorie e 0 sconfitte, +24 sui Jets, +24 sui Chargers, +31 sui Bills. Contro Buffalo, nonostante il vantaggio iniziale degli avversari, è stata una vera e propria passeggiata, con 2 TD per Randy Moss e mete di Randy Morris, Benjamin Watson e Jabar Gaffney. Le statistiche di Tom Brady sono a dir poco strepitose, con 10 TD, 1 solo intercetto, 887 yard e 141.8 di rating. A detta di qualsiasi commentatore, New England non sembra mostrare difetti (il che fa sorgere spontaneo il quesito: che bisogno avevano di riprendere i segnali offensivi dei Jets?!?). Il prossimo Monday Night - nel quale affronteranno i Cincinnati Bengals, formazione stravagante che però si esalta contro le squadre più forti - si preannuncia alquanto emozionante.
Donovan McNabb ha risposto alle numerose critiche (comprese quelle di questo blog, il quale, si presume sia tra i preferiti del QB degli Eagles) con una prova memorabile contro i Detroit Lions: 21/26, 381 yard, 4 touchdown. Qualcuno potrà obiettare che i Lions non sono esattamente i 49ers di Joe Montana, però il "ritorno" del numero 5 ad alti livelli può far ben sperare (se non in una stagione vincente per Philadelphia, almeno in una settimana in cui non decida di proseguire l'annosa polemica sui quarterback di colore più contestati degli altri). A proposito dell'incontro: ma che diavolo di divisa indossavano gli Eagles domenica?
In tema di grandi prestazioni, Brett Favre - ovvero il QB dei Green Bay Packers che avrebbe dovuto ritirarsi lo scorso anno, e quello prima ancora, o forse quest'anno - continua a stupire: contro i San Diego Chargers (in seria crisi, 1-2 il loro record), 28/45, 369 yard e 3 TD. Il drive che ha portato alla vittoria i Packers (31-24 il risultato finale), ovviamente, è firmato da lui. 37 anni e non sentirli. E Green Bay è ancora imbattuta.
In crisi, oltre ai succitati Chargers, i New Orleans Saints, ancora a secco, usciti sconfitti dalla sfida di lunedì sera contro i Tennessee Titans. La loro storia, lo scorso anno, ha portato l'intera America a tifare per loro, in seguito al loro ritorno in un SuperDome rimesso a nuovo dopo Katrina. In questa stagione, la magia che gli ha fatto raggiungere le finali di conference sembra essere svanita. Drew Brees, sembra una fotocopia sbiadita del QB che è arrivato secondo in voti al solo Tomlinson per il trofeo di MVP la stagione passata. Non tutto è perduto, anche se un inizio così traumatico può avere una pessima influenza sull'andamento futuro dei Saints, che si aggrappano alla stella Reggie Bush.
Nemmeno i Bears sono gli stessi che sono scesi in campo a Miami per giocarsi (e perdere) il Super Bowl. 1-2 il loro record, brutta sconfitta contro i Dallas Cowboys (in forma smagliante). Ormai è evidente agli occhi di tutti, tifosi compresi, che con Rex Grossman come QB è impossibile andare lontano.
<<Il presidente americano George W. Bush non è un grande amico delle espressioni complicate – ha però i suoi trucchetti per non sbagliare gli accenti di capi di stato, premier e paesi stranieri che conosce poco o hanno nomi complicate>>. Il Corriere riporta così la notizia relativa agli accorgimenti utilizzati dagli speechwriter (e non dai ghost writer, come invece scrive l'articolo) per la pronuncia di alcuni termini all'interno del discorso tenuto dal presidente americano alle Nazioni Unite. Ora, la notizia è che il testo letto da Bush è finito sul sito dell'ONU, dritte per la pronuncia comprese. I nostri media, invece, utilizzano questa storiella per puntare sull'ormai collaudato luogo comune che presenta Bush talvolta come un ignorante, talvolta come un idiota, stavolta come un illitterato, o comunque uno che non sa pronunciare termini come "Kyrgyzstan", "Sarkozy" o "Mauritania". Quello che si ignora, però, è che il vero nemico delle espressioni complicate non l'inquilino della Casa Bianca, ma la lingua inglese e, conseguentemente, l'intero popolo che la utilizza. Se così non fosse, non esisterebbero "spelling bee" a noi sconosciute, gli insegnanti non scriverebbero il proprio nome alla lavagna il primo giorno di scuola e, last but not least, il sito della NBA non riporterebbe l'esatta pronuncia di "Marco Belinelli" (per la cronaca: "MAR-co Bell-LEE-nell-ee") sulla pagina dedicata al talento italiano (a meno che non si voglia pensare che Bush abbia a che fare anche con la NBA, ovvio).
Il New York Times elimina TimesSelect e la NBC Universal decide di permettere agli utenti di scaricare gratuitamente i propri programmi (Heroes, Friday Night Lights, 30 Rock, The Office, My Name Is Earl, Leno, Conan, SNL...e via dicendo) da internet per tutta la settimana successiva alla loro messa in onda. È solo una mia impressione, oppure queste notizie fanno sentire noi italiani cittadini del terzo mondo televisivo?

Un pensiero sull'europeo di basket di Spagna da poco conclusosi, prima che l'argomento diventi troppo vecchio per affrontarlo. Nel corso della competizione, più volte sono giunti, da parte di allenatori e tecnici vari, attacchi contro la NBA e contro il basket americano in generale. Persino il CT della nostra nazionale, il buon Charlie Recalcati, di solito autore di dichiarazioni moderate e mai over the top, si è sentito in dovere di affermare che la pallacanestro della NBA <<è un cesso>> rispetto a quella europea (poco dopo, lo stesso giorno, ha aggiunto che gli Azzurri dovessero fare <<come Shrek>> per fare strada nell'Europeo -- e questo aiuta la sua difesa, che può così giocare la carta dell'infermità mentale, oppure puntare sulle "dichiarazioni in stato di ebbrezza"...). A fargli eco, colui che ha portato l'Italia a vincere l'oro nel 1999, ovvero Boscia Tanjevic, ora allenatore della Turchia, da sempre "antiamericano" (cestisticamente parlando, s'intende), che già all'ultima FIBA World Cup del Giappone, lo scorso anno, si era lanciato in anatemi contro le stelle e strisce cestistiche (<<La NBA ci tratta come una colonia cui togliere i giovani, selezionati dagli scout, condor seduti in tribuna, senza darci niente in cambio, perché niente ci considera. La Fiba dovrebbe chiedere alla NBA di aiutarci e non trattarci come schiavi, ma bada solo che i giocatori abbiano la maglietta nei pantaloncini>>), si è ripetuto anche in Spagna, sostenendo che negli USA gli <<allenatori non capiscono niente di basket>>.
A confutare le parole di Recalcati, Tanjevic e commentatori vari è bastato il campo. Come sottolineato da Luca Chiabotti sulla Gazzetta dello Sport di martedì, i migliori giocatori del torneo si sono rivelati proprio "americani" quali Andrei Kirilenko (Utah Jazz, nominato MVP del torneo), Dirk Nowitzki (Dallas Mavericks), Pau Gasol (Memphis Grizzlies), José Calderon (Toronto Raptors), Tony Parker (San Antonio Spurs), persino il nostro Marco Belinelli, quanto di meglio si sia visto in campo con la maglia azzurra. Come se ciò non bastasse, a vincere il torneo è stata la Russia, allenata da un americano, che ha vinto la partita finale contro la Spagna grazie ad un tiro allo scadere di...un americano (vedi foto), John Robert Holden (nato a Pittsburgh, naturalizzato russo nel 2003 per decreto di Vladimir Putin). Per la cronaca, le formazioni allenate da Recalcati e Tanjevic, ovvero Italia e Turchia, non si sono qualificate per la fase finale del campionato europeo, perdendo così ogni chance di accedere alle prossime Olimpiadi di Pechino 2008.

Il match clou della domenica, il Sunday Night della NBC (che faceva concorrenza agli Emmy Awards, la stessa sera su FOX), era la riedizione della sfida di playoffs dello scorso anno tra San Diego Chargers e New England Patriots. Al Gillette Stadium di Foxborough, Massachusetts, i Patriots (ovvero il team per cui fa il tifo questo blog, nel caso non si fosse intuito in precedenza), per nulla distratti dal recente scandalo Camera-gate (vedi post), si sono confermati la squadra da battere. Tom Brady (25/31, 279 yds, 3 TD pass) e Randy Moss giocano come se fossero compagni di squadra da un decennio, si trovano ad occhi chiusi, e lo stesso vale per il secondo ricevitore preferito dal QB già tre volte campione, ovvero l'altro nuovo acquisto Wes Welker. I due running back Laurence Maroney e Sammy Morris (autore di un TD) non fanno rimpiangere Corey Dillon, ritiratosi lo scorso anno. Sul fronte difensivo, strepitosa prestazione in generale (fermare un attacco composto da elementi quali Laidanian Tomlinson o Lorenzo Neal non è cosa facile), con menzione speciale per il line backer Rosevelt Colvin che, in coppia con Mike Vrabel, ha effettuato sack decisivi ai danni di Philip Rivers nel quarto periodo di gioco. 38-14 il risultato finale. New England Patriots che superano con facilità un'avversaria diretta per la corsa alla finale e si portano sul 2-0. Per Nick Bakay, opinionista sul sito della NFL, nulla potrà fermare i Pats nella loro marcia verso il Lombardi Trophy.
Seconda vittoria consecutiva anche per i campioni in carica. Gli Indianapolis Colts si sono imposti 22-20 sui Tennessee Titans (partita trasmessa anche da SKY Sport, domenica pomeriggio). Nessuna delle due formazioni in campo ha mostrato un bel gioco. Da una parte, il solito Peyton Manning, che ormai non fa più notizia: 28/42, 312 yds, 1 TD. Dall'altra, il giovane e bizzoso talento Vince Young, un po' deludente rispetto a quanto visto lo scorso anno (che sia la Madden curse?): 17/27, 184 yds, 1 TD. Nei secondi finali, sotto di due punti, la squadra con sede a Nashville ha fallito il drive che avrebbe potuto portarla alla vittoria, con un'azione alquanto confusa, annullata dalla collaudata difesa dei Colts.
Reparti d'attacco sensazionali e difese colabrodo nella spettacolare partita tra Cleveland Browns e Cincinnati Bengals. Come lo scorso anno, i Bengals dispongono di una squadra molto forte, guidata da stelle del calibro di Carson Palmer e Chad Johnson, che però non farà strada per vari motivi (tra cui il non trascurabile rapporto di molti giocatori con le forze dell'ordine, che ha portato all'arresto - la scorsa stagione - di 9 elementi del roster). Partita a tratti incredibile, terminata 51-45 (!) per i Browns: 20/33, 328 yds e 5 TD per il QB Derek Anderson, 216 yds percorse e una meta per il RB Jamal Lewis (primo nella lega per rushing yards). Per Cincinnati, l'eccentrico wide receiver Johnson (Ocho-Cinco, per la cronaca, è il giocatore prerito dal titolare di questo blog) ha mantenuto la promessa fatta nei giorni precedenti all'incontro: in caso di touchdown, si sarebbe gettato nella "Dawg Pound", sezione dello stadio di Cleveland che ospita i tifosi più sfegatati dei Browns. Come da accordi, dopo il suo secondo TD, Johnson si è tuffato - a suo rischio e pericolo - uscendone stranamente indenne. La sua prova-monstre (11 ricezioni, 209 yds, 2 TD - primo nella lega per receiving yards) non è bastata a salvare i Bengals.
Grande delusione per gli Oakland Raiders, beffati negli ultimi secondi del tempo supplementare dai Denver Broncos. Sul 20 pari, il kicker Sebastian Janikowski ha calciato un field goal dalla distanza di 52 yards, per i 3 punti della vittoria. Il calcio era perfetto, ma il coach dei Broncos Mike Shanahan ha rovinato la festa dei Raiders, chiamando timeout nel momento stesso in cui Janikowski calciava il pallone. Secondo le regole NFL, il calcio non era da ritenersi valido. Il kicker, chiamato a ripetere l'impresa dopo l'interruzione, non è riuscito a calciare tra i pali. Nel drive successivo, Denver si è portata fino alla soglia delle 23 yards, dalle quali Jason Elam non ha fallito. 23-20 per i Broncos, sconfitta che brucia non poco per i californiani. Peccato non aver visto ancora in campo la prima scelta Jamarcus Russell.
Tra le altre partite, degna di menzione la vittoria dei Green Bay Packers sui NY Giants: 35-13, 149esima vittoria in carriera per il QB Brett Favre, che ha offerto al pubblico una prestazione d'altri tempi (29/38, 286 yds, 3 TD). Infine, partenza inaspettatamente positiva per gli Houston Texans, ancora imbattuti, vincenti contro i Carolina Panthers per 34-21. Che in Texas sia nata un'altra ottima squadra?

Qualche parola sul "Patriot-gate" (o "Cameragate") che ha visto coinvolti i New England Patriots della NFL, prima che qualcuno in Italia si azzardi a fare paragoni con situazioni avvenute in Italia o cose simili. Bill Belichick, allenatore dei Pats, è stato multato 500 mila dollari dalla National Football League. La squadra è stata multata 250 mila dollari e dovrà rinunciare alla sua prima scelta del prossimo anno (se raggiungerà i playoffs -- in caso contrario, dovrà rinunciare alla sua seconda e terza scelta). Per quale motivo? Semplice: la scorsa domenica, nell'incontro vinto da New England contro i New York Jets (vedi post), lo staff dei Patriots ha (video)registrato i segnali offensivi e difensivi della formazione avversaria. Un fatto che agli occhi di un appassionato sportivo italiano, abituato a ben altri tipi di infrazione, potrebbe non rappresentare qualcosa di eccessiva gravità. Oltreoceano, invece, lo sdegno per questo stratagemma è piuttosto comune, persino tra gli stessi tifosi di New England, molti dei quali si sono definiti "disgustati". La politica seguita dal commissioner Roger Godell, quella della tolleranza zero, in una ipotetica gara con l'altro commissioner David Stern (responsabile della NBA) a chi è più severo, non poteva fare altro che portare alla maximulta al coach ed alla squadra. 500 mila dollari, per la cronaca, è la sanzione massima per la violazione delle regole della National Football League. Per chi volesse approfondire l'argomento, si consiglia l'articolo di Bill Simmons su ESPN.
Negli ultimi giorni, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, vi è stata non poca attesa per la testimonianza di fronte al Congresso sulla situazione in Iraq da parte dell'ambasciatore Ryan Crocker. A fare notizia, tuttavia, catturando l'attenzione di milioni di spettatori, è stato un altro Crocker. Trattasi di Chris Crocker, 19enne fan di Britney Spears, il quale ha realizzato un video per YouTube nel quale si esibisce in una accorata difesa della sua eroina, massacrata dai media a stelle e strisce in seguito alla sua non esaltante (per usare un eufemismo) performance agli ultimi VMAs. Crocker, che sulla sua pagina personale di YouTube si autodefinisce "The Queen of Ghetto" o "The New Christ", ha ottenuto un inaspettato successo con il suo breve filmato, diventando in brevissimo tempo un volto noto di Internet, finendo per essere persino intervistato da trasmissioni televisive quali il Jimmy Kimmel Live sulla ABC. Su The Stranger, quotidiano di Seattle, un lungo articolo di Eli Sanders dedicato alla nuova internet celebrity, "Escape from Real Bitch Island", nel quale si scopre che il giovane Chris, residente in una piccola città, è perseguitato da suoi coetanei e non solo, che da tempo gli rendono la vita impossibile a causa della sua omosessualità. YouTube come mezzo per diventare una celebrità planetaria in brevissimo tempo, ma anche come mezzo nel quale convogliare le proprie frustrazioni, nel tentativo di evadere dalla emarginazione.