
Dopo dieci vittorie ed un pareggio, prima sconfitta per la nazionale di Bob Bradley. All'esordio nella Copa America in Venezuela, con una formazione sperimentale e priva di numerosi titolari, gli Stati Uniti si sono arresi 4-1 di fronte all'Argentina delle stelle. Vantaggio americano all'ottavo minuto, con gol su rigore di Eddie Johnson, immediato pareggio di Hernan Crespo. Nel secondo tempo, un'altra rete per l'attaccante interista, seguita da un gol a testa per Aimar e Tevez. Il dislivello tecnico in campo, nonostante l'ottima disposizione in campo degli uomini di Bradley, che sono riusciti a bloccare gli avversari sul pareggio fino per sessanta minuti, si è mostrato in tutta la sua evidenza nella mezzora finale, quando un inedito Team USA che mescolava giovani all'esordio con veterani (presenza numero 101 per il portiere Kasey Keller) si è sciolto come neve al sole di fronte alle giocate di talenti come Riquelme, Veron e Messi (comunque deludente). Prossimo incontro per la nazionale a stelle e strisce il 2 luglio, contro il Paraguay (autore di una vittoria sfolgorante contro la Colombia: 5-0).
I commenti del dopo-partita. Il recap su ESPN e SI. L'analisi di Tim Vickery.
Quello che i giornali non dicono /2. Quando, sui media nostrani, si vuole ricordare l'ormai indiscutibile ed evidente calo di popolarità del presidente Bush agli occhi del popolo americano, si citano le arcinote statistiche sul tasso di approvazione dell'inquilino della Casa Bianca. Secondo RealClearPolitics, uno dei migliori e più completi siti sulla politica a stelle e strisce, l'approvazione media (ricavata dai risultati dei maggiori sondaggi nazionali, Newsweek, Gallup, CNN, Nbc, etc.) si aggirerebbe intorno al 31%. Un valore molto basso, appunto, specialmente se confrontato al conseguente 65% di disapprovazione, con uno scarto di 34 punti percentuali.
Ciò che però i media nostrani spesso (o sempre) dimenticano di citare, di fianco ai numeri appartenenti al presidente, sono i risultati dei sondaggi relativi al Congresso. Proprio quel Congresso a maggioranza democratica che, in seguito al successo delle scorse elezioni mid-term, avrebbe dovuto portare legalità, ordine e controllo delle malefatte dei signori del male dell'amministrazione Bush. Proprio quel Congresso in cui la Speaker of the House è madame Nancy Pelosi. Ebbene, sempre secondo RCP, l'approvazione media degli americani nei confronti del Congresso è del 25% (disapprovazione al 64%, distacco di 38.8 punti percentuali). In altre parole, il popolo americano apprezza il lavoro del Congresso ancora meno di quello dell'inetto ignorante incapace presidente.

Mentre il libro di Travaglio-Gomez al riguardo tarda ad arrivare, Paris Hilton (nella foto di ABC News) è libera. Ed è incredibile il livello di odio e rancore provato da alcuni, da entrambe le parti dell'Oceano, nei suoi confronti. Eppure Paris Hilton è una delle parole chiave più ricercate su Google e su ogni altro motore di ricerca, che riempie le prime pagine dei quotidiani di tutto il globo, togliendo spazio a eventi "secondari" quali il genocidio in Darfur o la guerra in Iraq. Che faccia qualcosa, che faccia nulla, che si vesta in un modo, che si vesta in un altro, che non si vesta affatto, l'ereditiera è già condannata, senza possibilità di appello, dalle masse che hanno accolto gioiosamente il tintinnare di manette per un'infrazione che, in ogni altro caso in cui il nome dell'imputato non fosse "Paris Hilton", avrebbe previsto nulla più che una notte in guardina. Un sentimento negativo, ma anche piuttosto conformistico, che non fa che relegare questi biechi individui nell'abisso della banalità. That's Hot. You're Not.

<<They have a lot more pressure on them because their nation is soccer. They can't beat us in any other sport but soccer so for them to lose to us is like a national tragedy and every time we beat them is very bad for their country. We have their number and they're getting frustrated because they haven't beat us. They want to beat us so bad that it may work against them>> - Damarcus Beasley

Ieri sera, al Soldier Field di Chicago, di fronte ad un pubblico di 60.000 persone (tutto esaurito), gli Stati Uniti hanno battuto 2-1 il Messico nella finale di CONCACAF Gold Cup. Per la nazionale statunitense, che si è confermata bestia nera dei "vicini di casa" (che non hanno mai vinto contro gli USA negli ultimi dieci anni), si tratta del quarto successo nella storia della competizione, il secondo consecutivo. Una cavalcata trionfale per la squadra allenata da Bob Bradley, che ha terminato il torneo imbattuta (solo vittorie, 13 gol segnati e solo 3 subiti).
Team USA ha saputo ribaltare il risultato, dopo essere passato in svantaggio sul finire del primo tempo per una rete di André Guardado, capace di approfittare di uno dei numerosi svarioni difensivi americani (Onyewu, pur molto potente fisicamente, è ancora piuttosto grezzo, e Bocanegra è spesso costretto a lavorare il doppio in fase di copertura). Nella ripresa, è arrivato il pareggio, su rigore, di Landon Donovan, il quale ha così raggiunto il leggendario bomber Eric Wynalda tra i migliori marcatori nella storia della nazionale americana. Il definitivo (e splendido) gol del 2-1 è stato invece siglato da Benny Feilhaber (centrocampista nato in Brasile e militante nell'Amburgo, in Bundesliga) al 73esimo minuto. L'assalto finale dei "Los Tricolores", guidati dal mitico Hugo Sanchez, non è servito a riportare il match in pareggio.
Le analisi di Ives Galarcep, Jeff Carlisle, Jen Chang di ESPN, Greg Lalas, Luis Buenos di Sports Illustrated.
Sia Stati Uniti che Messico parteciperanno ora alla Copa America, in Venezuela, in qualità di invitate speciali. Per scelta tecnica, coach Bradley ha deciso di lasciare a casa i titolari che compongono la spina dorsale della squadra (Bocanegra, Dempsey, Donovan, Beasley, etc.), per lasciare spazio ai giovani (tra i quali manca Freddy Adu, impegnato con la nazionale under 20, la quale ieri ha battuto il Cile grazie ad un suo gol e ad un suo assist).
Una curiosità: nell'ultima apparizione americana alla Copa America, nel 1995, la nazionale di Alexi Lalas e compagni stupì il mondo battendo 3-0 i campioni in carica dell'Argentina (la quale schierava tali Balbo e Batistuta in attacco, e un certo Simeone a centrocampo), terminando prima il girone e giungendo addirittura in semifinale, arrendendosi solo di fronte al Brasile campione del mondo (risicatissimo 1-0, gol di Aldair), terminando così il torneo al quarto posto.

Sul numero di luglio di Maxim (versione americana), un servizio dedicato ad alcune ex soldatesse dell'esercito israeliano (definito scherzosamente da Andrew Sullivan "Porn for neocons"). Nella foto qui sopra, Nivit, ex addetta all'intelligence. Sul sito della rivista, le foto delle sue "colleghe" Gal, Yarden e Natalie. A differenza del ministero della Difesa di Tel-Aviv (che, a quanto riportato, non avrebbe accolto troppo bene la notizia), questo blog approva l'iniziativa. Zendebab Israel!

Solo due giorni or sono, su questo blog, si trattava l'argomento videogiochi, in relazione a Manhunt 2 della Rockstar, proibito in Inghilterra e Irlanda, in uscita a luglio in Italia, ma si aggiungeva che <<Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese>>. Ebbene, lo zelante politico nostrano è addirittura il ministro delle Comunicazioni, ovvero Paolo Gentiloni, il quale non solo è intervenuto con straordinaria velocità (a voler essere qualunquisti, si potrebbe sottlineare la celerità di tale provvedimento, in confronto ad altri un tantino più importanti per il Paese...) per bloccare la distribuzione italiana del titolo, ma si è anche impegnato affinchè il tema venga trattato in sede europea. Non contento di aver aderito ad una disposizione khomeinista che va oltre la censura, vuole fare in modo che ciò sia esteso anche a tutto il continente.
Nella questione, entrano in gioco svariati elementi, che andrebbero sicuramente trattati in modo più esaustivo che in un semplice post di un semplice blog. C'è il discorso della decisione censoria che si fa beffe della libertà di espressione. C'è il discorso della mancanza di un'autoregolamentazione credibile da parte dello stesso mercato videoludico (cosa che è invece presente oltreoceano, dove Manhunt 2 è in vendita in tutti i negozi, proibito ai minori di 18 --- ma non erano gli americani i puritani bigotti moralisti estremisti religiosi teocon neocon censori e limitatori delle libertà?). C'è il discorso - generale, ma in questo caso con valenza particolare - della vecchiaia di una classe politica che difficilmente sa come funzioni un computer, figuriamoci che cosa sia una console o un videogioco, "roba da ragazzi" che però rappresenta un mercato mondiale da anni superiore a quello del cinema. C'è il discorso, conseguente a quest'ultimo, della quasi totale assenza di voci in contrasto con la disposizione del ministro, poiché né all'interno della maggioranza né all'interno dell'opposizione c'è un diretto contatto con quella che è la realtà degli under 30, i cosiddetti "giovani", termine che funziona sempre in un comizio o in un programma politico, ma che nei fatti non corrisponde ad alcunché. C'è il discorso relativo alle limitazioni inutili che non fanno altro che fare pubblicità al videogame in questione, ma soprattutto ad alimentare in modo spropositato la pirateria, sempre che qualcuno non decida di aggiudicarsi il gioco su eBay da qualche rivenditore di Hong Kong. Insomma, la questione va aldilà del diritto di Manhunt 2 a finire sugli scaffali dei rivenditori italiani ed europei. Ma in fondo, agli occhi di tutti, è solo un gioco. Ora che è proibito, grazie al ministro Gentiloni, la gioventù italica è salva.


Sull'ignoranza e l'ipocrisia mediatiche/governative/nazionalpopolari legate alla realtà del divertimento interattivo, su questo blog, mi sono già occupato in passato. In occasione delle polemiche relative all'uscita di Canis Canem Edit (o Bully), da queste parti si elogiava il primo ministro inglese Tony Blair, il quale, probabilmente unico uomo politico ad aver provato il gioco, dichiarava di trovarlo innocuo. Evidentemente, o Blair non ha modo di provare tutti i videogames in procinto di essere lanciati sul mercato europeo, o forse si comincia già a respirare l'aria del dopo-Blair, dato che il governo inglese (di pari passo con quello irlandese) ha deciso non di censurare, ma addirittura di vietare l'uscita - per la prima volta in dieci anni - del secondo episodio di Manhunt, prodotto dalla Rockstar Games (già noti per la saga di GTA), i cui contenuti sono stati giudicati troppo violenti e non adatti ad un pubblico giovane. Una decisione illiberale, che va contro alla libertà di espressione. Ma, trattandosi di videogiochi, quindi di qualcosa considerato di scarsa importanza, non si sentono le proteste che si alzerebbero, per esempio, se una decisione analoga venisse riservata all'uscita nei cinema del sequel di Hostel. In Italia, il gioco dovrebbe uscire a metà luglio. Il condizionale è d'obbligo, nella speranza che a qualche garante o a qualche zelante politico nostrano non venga la malaugurata idea di interrompere le proprie vacanze sotto l'ombrellone per imitare quanto fatto dal governo inglese.