Creez Dogg In Tha Houze

The never ending battle for Truth, Justice and the American Way
martedì, 20 maggio 2008

Reality check



Forse è vero che non c'è peggior cinico di un idealista deluso e frustrato dalla realtà delle cose. Il sottoscritto, che non esitò ad acquistare una t-shirt di "Obama 2008" prima ancora che il senatore dell'Illinois annunciasse la propria candidatura, che fece arrivare da oltreoceano The Audacity of Hope fresco di pubblicazione (e - soprattutto - privo dell'introduzione di Walter Veltroni), che fu tra i primi a essere travolti dai discorsi/sermoni ricchi di belle parole del candidato alle primarie democratiche, si sta rendendo conto, giorno dopo giorno, che Barack Obama è il nulla politico. È qualcosa che va aldilà del nuovismo veltroniano. Questo è il vuotismo obamiano. Risposte prefabbricate e discorsi affabulatorii, poche posizioni definite, insopportabile elitarismo radical chic che tuttavia strizza l'occhio all'ala più liberal del partito (dimenticando, però, che l'elezione nazionale si vincerà conquistando il centro). L'unico eventuale vantaggio in caso egli fosse eletto alla Casa Bianca, sarebbe forse la luna di miele internazionale tra Stati Uniti e resto del mondo, sempre che il suo messaggio positivo riesca a restare in piedi anche un volta alle prese con decisioni impopolari, immancabili in una qualsiasi avventura di governo, assai probabili se il leader del Paese più potente al mondo non ha alcuna esperienza di comando. Questo post, per rinnegare l'iniziale entusiasmo nei confronti di Barack Obama, genio della comunicazione e poco altro.

Sull'argomento, da non perdere "Obamisms" di Victor Davis Hanson, su The Corner.
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categorie: usa , politics
venerdì, 16 maggio 2008

Paying the bills

Oggi, su L'Opinione, la mia intervista al consigliere regionale Angelo Barbero: "Centrodestra unito: una forza notevole". Da non perdere, come sempre, gli altri articoli dell'inserto della Liguria: "Manageritalia: nuova dirigenza regionale" di Paolo Della Sala, "Genova e l'emergenza Rom" di Gabriele Cazzulini e "Crisi per i corsi di specializzazione" di Alessandro Di Tizio.
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categorie: politics, italy
venerdì, 16 maggio 2008

Wind of change

Giusto per sintetizzare in modo estremo quanto avvenuto gli scorsi giorni nella politica italiana, con l'apertura al dialogo (e gli apprezzabili interventi) di Silvio Berlusconi e le reazioni diffuse. Quando era brutto, tutti gli tiravano le pietre. Ora che è bello, a tirargli le pietre è rimasto solo più un rigurgito del passato, che riesuma frasi obsolete, e non trova neppure l'applauso dei suoi stessi alleati.
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categorie: politics, italy
venerdì, 16 maggio 2008

That's the point

"Esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il Paese si può avviare verso la modernizzazione". Per la prima volta in vita mia, posso dichiarare di essere completamente d'accordo con Michele Santoro. Nulla da eccepire, su questa dichiarazione.
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categorie: politics, italy
giovedì, 15 maggio 2008

Bulls**t!

"Bullshit" ("stronzate"). Il senatore Joe Biden, già candidato alle primarie democratiche, commenta, con una sobrietà che poco gli si addice, alcune recenti dichiarazioni del presidente George W. Bush.
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categorie: usa , politics
mercoledì, 14 maggio 2008

Fulfilling God's will



Questo volantino, divulgato nello Stato del Kentucky dallo staff di Barack Obama, è dedicato a tutti coloro che, negli ultimi otto anni, ci hanno deliziato con i loro inutilissimi commenti sull'America governata da un presidente fondamentalista religioso, dalla destra cristiana e amenità simili. Ecco a voi Barack Obama, il vostro candidato liberal, pronto ad "andare fuori a fare il lavoro del Signore". Qui per il resto del volantino.
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categorie: usa , politics, religion
mercoledì, 14 maggio 2008

Words of wisdom

Berman invita però a non esagerare il peso della questione razziale: “I veri razzisti stanno in gran parte nell’estrema destra e non voterebbero comunque un democratico. E’ vero che esiste un razzismo più subdolo, ma l’America è un paese che da anni ha Colin Powell e Condi Rice in posizioni di vero potere militare e civile, un paese dove la gente di colore fa parte della squadra di governo. E’ una cosa che la sinistra avrà sempre difficoltà a riconoscere, perché è merito dei repubblicani e dei Bush”. Paul Berman è uno dei più brillanti politologi americani, Christian Rocca uno dei migliori corrispondenti italiani dagli Stati Uniti. Questo articolo pubblicato oggi dal Foglio, tutto da leggere, è una lucida analisi su quanto sta accadendo negli Stati Uniti, ricco di perle di saggezza come quella riportata qui sopra (oltre a quanto detto su John McCain: “l’unico dei tre, peraltro, che dice la verità sull’Iraq").
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categorie: iraq, usa , politics
mercoledì, 14 maggio 2008

Death and annihilation

In occasione dei sessant'anni dalla nascita di Israele, Mahmoud Ahmadinejad ha voluto festeggiare a modo suo: "The Zionist (Israeli) regime is dying," said Ahmadinejad during a speech in northern Iran. "The criminals assume that by holding celebrations ... they can save the sinister Zionist regime from death and annihilation." Lo riporta BreitBart. Strano che non sia stato invitato al salone del libro di Torino.
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categorie: politics, iran, israel, middle east
mercoledì, 14 maggio 2008

Probably not

"This may be the first time in election history in which the press has withdrawn from a race before the candidate". Roger Simon, su The Politico, ben sintetizza lo stato delle primarie democratiche, nel suo column dal titolo assai eloquente: "Hillary wins - does anybody care?".
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categorie: usa , politics
mercoledì, 14 maggio 2008

All the leaves are brown, and the sky is grey

California dreaming. Sempre di più.
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categorie: usa , rides
lunedì, 12 maggio 2008

Know your own country


"Negli ultimi quindici mesi abbiamo viaggiato in ogni angolo degli Stati Uniti. Sono già stato in 57 stati". L'incredibile gaffe commessa da Barack Obama in un recente discorso, già riportata da Camillo (che titola, giustamente, "Immaginate se l'avesse detto George W."), è ora anche in video su YouTube. Buon divertimento. Speriamo che Obama, con mano alla bandiera, si metta a contare le stelle.
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categorie: usa , politics
domenica, 11 maggio 2008

Iron Man



Il disegnatore Alex Ross, nel suo capolavoro Marvels, una delle migliori graphic novels della storia, lo aveva immaginato con il volto di Timothy Dalton. L'anno era il 1994, e l'attore gallese, che aveva da poco interpretato un capitolo di James Bond e Rocketeer, risultava quanto di più somigliante al multimilionario geniale ma ricco di problemi creato da Stan Lee e liberamente ispirato a Howard Hughes che rispondeva al nome di Tony Stark. I tempi cambiano, gli attori invecchiano e spariscono dalle scene, la computer graphic compie passi da gigante permettendo di realizzare semplicemente prodotti quasi impensabili anche solo dieci anni or sono, e oggi, nei panni di Tony Stark, è assai più credibile il bravissimo Robert Downey Jr., attore che sembra nato per quel ruolo e che, nella vita reale, ha condiviso molte delle maledizioni che affliggono la sua controparte in celluloide.

La Marvel Comics, forse resasi conto che troppi stravolgimenti della storyline originale possono peggiorare anziché migliorare il prodotto, presenta un film molto fedele al proprio fumetto, limitandosi ad aggiornare la vicenda in chiave contemporanea, con qualche (talvolta impercettibile, se non agli appassionati) aggiustamento. Iron Man, ideato durante la guerra fredda in pieno spirito anticomunista (le prime sue vittime erano infatti agenti vietnamiti), nasce ora in una caverna afgana, per sfuggire a terroristi e signori della guerra locali. Nuove guerre americane, nuovi nemici, stesso personaggio racchiuso in un’armatura di latta. O meglio, di una lega quasi indistruttibile.

La regia è affidata a Jon Favreu, ex giovane talento di Hollywood, ancora pressoché sconosciuto al di qua dell’Atlantico nonostante abbia firmato la sceneggiatura di uno dei più riusciti film di culto degli anni ’90 (quello Swingers che lanciò la carriera di Vince Vaughn). Non ci sono sbavature, considerando il genere. In quanto blockbuster movie privo di ogni ambizione stilistica o di strizzate d’occhio all’Academy (salvo forse i premi per gli effetti speciali – si è comunque visto di meglio), scontata la presenza di alto contenuto di azione, esplosioni, combattimenti ipercinetici, product placement sfrenato e privo di vergogna (Audi, Motorola, Verizon, etc.), elementi comunque bilanciati da una buona dose di autoironia e humor, che confermano l’azzeccata scelta di Downey Jr. come protagonista. A fare da corredo, una ritrovata – e assai tirata - Gwyneth Paltrow, il sempre sottovalutato Terrence Howard e, nei panni del malvagio di turno, un poco riconoscibile Jeff Bridges. Immancabile il vecchio e sempre sorridente Stan Lee, questa volta in vestaglia da Hugh Hefner.

Trattandosi di un prodotto dal target alquanto allargato, immancabile un fondo moraleggiante, per educare grandi e piccini. L'invincibile Iron Man non nasce supereroe. Il cinico e dissennato venditore di armi Tony Stark, infatti, si trasforma in super uomo per necessità. Prima per salvarsi la vita, quindi per correggere errori e discutibili scelte commesse dalla sua stessa società, la Stark Industries, la quale, nonostante un patriottismo di facciata, vende armamenti ai primi nemici dell'America, mettendo in serio rischio la vita di migliaia di innocenti. Viene risparmiata agli spettatori una predica - che in questo caso sarebbe risultata poco realistica - contro le armi, contro chi le produce, o contro chi le vende. Niente di tutto ciò. L'attenzione è invece posta sui destinatari di esse, ovvero su chi le armi le usa. Il protagonista del film, un eroe corazzato da testa a piedi e armato fino ai denti, è l'evidente dimostrazione che le armi, nelle mani dei buoni (ovvero Iron Man, in questa occasione), sono molto più appropriate. E, attraverso le sue stesse parole, conferma uno scomodo, ma non ancora contraddetto, motto: "Pace significa possedere una clava più grossa del mio nemico". Peace through superior firepower, appunto. Ed è così che l'eroe (o antieroe?) Iron Man sconfigge i cattivi, facendo vincere i buoni. La gente si diverte, uscendo soddisfatta dalla sala.
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categorie: movies, usa , comics, entertainment, terrorism
domenica, 11 maggio 2008

SNK Arcade Classics, Volume 1 - Preview

In un passato non troppo remoto, il titolare di questo blog era collaboratore di alcuni siti web dedicati ai videogiochi. Da buon nostalgico, ogni tanto mi piace tornare alle vecchie passioni. È quindi fisiologico che, qualche volta, su questo blog trovi spazio anche l'intrattenimento interattivo. E la nostalgia, in questa occasione, non è stata menzionata a caso.

Nintendo Wii


SNK Arcade Classics, Volume 1 - Anteprima

È ormai divenuta procedura comune, da parte delle maggiori software house del pianeta, riproporre i propri successi del passato sotto forma di raccolte e compilation per le console di nuova generazione. Strategia che, oltre a fare leva sulla grande nostalgia tipica dei giocatori di lunga data, i quali hanno così l’opportunità di mettere nuovamente le mani sui videogiochi della loro infanzia, permette alle nuove leve di scoprire titoli che, per motivi anagrafici, mai hanno potuto provare o, ancor peggio, nominare.

Specialista in questa politica del revival è la SNK/Playmore, la quale, da anni a questa parte, ripresenta, su quasi ogni piattaforma esistente, il proprio parco titoli dello scorso decennio. Trattasi di videogiochi che hanno fatto la storia del coin-op, leggende viventi delle scomparse sale giochi e volti familiari del mai dimenticato Neo Geo, console che tuttora gode di un folto gruppo di estimatori. SNK Arcade Classics: Volume 1 è il primo – e molto probabilmente non ultimo – prodotto di questo genere per Wii. In uscita verso la fine del 2008, esso porterà sulla console ammiraglia di casa Nintendo sedici dei più grandi successi arcade targati SNK.

A farla da padroni, in questa prestigiosa raccolta, i picchiaduro, vero e proprio cavallo di battaglia della casa nipponica che, ad inizio anni ’90, dichiarò guerra (perdendola) al capolavoro Capcom che risponde al nome di Street Fighter 2: si va dal più riuscito Fatal Fury, dal quale sono poi scaturiti numerosi sequel, al mediocre Art of Fighting, noto più per le sue bizzarre inquadrature che per altri motivi, passando per l’originale World Heroes, il sottovalutato Samurai Showdown e, last but not least, The King of Fighters ’94, primo capitolo dell’omonima serie di picchiaduro a squadre, a sua volta un mix comprendente alcuni dei più celebri personaggi dei titoli sopra elencati.

Ben rappresentato anche il genere sportivo, con il calcistico (e assai violento) Super Sidekicks 3, il golfistico Neo Turf Masters e il meno conosciuto, almeno per quanto concerne il vecchio continente, Baseball Stars. Immancabile, ovviamente, il vero gioiello della compilation, che ancora oggi è uno dei più rinomati e apprezzati prodotti SNK, ovvero il sempre divertente Metal Slug, shoot’em up a scorrimento dal concept semplicissimo e, di conseguenza, convincente. A completare il disco, titoli minori come i beat’em up a scorrimento Sengoku e King of the Monsters, il poliziesco Burning Fight, lo sparatutto Last Resort, i platform Magician Lord e Shock Troopers e, per finire, Top Hunter, clone non altrettanto divertente del succitato Metal Slug.

Ciò che rende SNK Arcade Classics: Volume 1 per Wii differente dalle precedenti raccolte e dagli analoghi prodotti per le macchine concorrenti è, ancora una volta, il sistema di controllo. Al momento, la casa di produzione non ha ancora rivelato dettagli definitivi riguardo alla funzione svolta dal Wiimote. Senza dubbio, esso sarà utilizzabile in orizzontale, come parte di una “operazione nostalgia” per renderlo più simile a un controller dell’antenato Nintendo Entertainment System. Sarà altresì possibile utilizzare il classic controller e il joypad del GameCube.

Come spesso accade quando si ha a che fare con un prodotto di questo genere, è alquanto difficile fare previsioni su come SNK Arcade Classics: Volume 1 potrà essere accolto dal nutrito popolo di felici possessori di Wii. Trattandosi di videogiochi risalenti a dieci (e più) anni or sono – lasso di tempo che, nel mondo dell’intrattenimento interattivo, corrisponde a un centinaio di anni – è impossibile fare un paragone con le alternative offerte dal mercato, sia in termini di realizzazione tecnica, sia sotto il punto di vista dell’originalità, caratteristica resa ulteriormente importante dall’essenza stessa della console Nintendo, che fa dell’innovazione il suo marchio.

Infine, è curioso notare come l'azienda produttrice abbia deciso di proporre i suddetti storici titoli sotto forma di raccolta e non di diffonderli, più semplicemente, attraverso il riuscito e funzionale sistema della Virtual Console. Si tratta di un rischio potenzialmente elevato, che la SNK ha deciso di correre comunque. I dati di vendita, ancora una volta, ci sapranno dire se si è trattato di una scommessa vincente, o di una mossa avventata.
postato da creezdogg alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: videogames, entertainment
sabato, 10 maggio 2008

Just a little bit

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categorie: usa , politics
venerdì, 09 maggio 2008

Paying the bills

Oggi, nell'inserto dedicato alla Liguria de L'Opinione, il mio articolo "Piaggio Industries, rilancio a Villanova", sul trasferimento degli stabilimenti dell'azienda aeronautica dalla sede storica di Finale Ligure a Villanova d'Albenga.

Si consiglia inoltre la lettura di "Rischio contestazioni al Papa in visita a Genova" di Paolo Della Sala, "La Giornata del Risparmio Energetico negli Edifici" di Alessandro Di Tizio e, last but not least, "Genova alla deriva: affossati tutti i disegni strategici sul porto", intervista a Stefano Gianazzi di Gabriele Cazzulini.
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categorie: politics, italy, economy
giovedì, 08 maggio 2008

Intervista a Benedetto Della Vedova

I liberali devono nuotare controcorrente. Per ora.
da L'Opinione delle Libertà del 8 maggio 2008, pagina 4.

di Cristiano Bosco

Nel corso della “Assemblea dei mille” tenutasi a Chianciano, il leader radicale Marco Pannella ha lanciato l’idea di creare un nuovo soggetto politico di sinistra, alternativo al Partito Democratico. Benedetto Della Vedova, già europarlamentare tra le fila dei Radicali Italiani, ora leader dei Riformatori Liberali e deputato per il Popolo della Libertà, commenta la proposta del suo ex compagno di viaggio, pronunciandosi anche sulle prospettive del liberalismo all’interno del nuovo governo.

Che ne pensa della nuova proposta del leader radicale?
Pannella coglie, come sempre in modo intelligente, un’opportunità e una necessità per il centrosinistra italiano, ovvero tentare di inserire nella sua dialettica politica una forza liberale nella dialettica con il PD. Si muove intelligentemente, anche se difficilmente tale progetto potrà crescere e darsi una fisionomia, avendo come punto di riferimento principale la Sinistra Arcobaleno. Il suo appello rivolto alla sinistra bertinottiana è comprensibile solo come clausola di stile, non potrebbe funzionare come strategia: la sinistra antagonista, sotto questo punto di vista, è incompatibile con qualunque progetto che abbia ambizioni o riferimenti liberali. C’è sempre spazio per il dialogo e per il confronto: con tutti. Ma le possibilità di convergenza e alleanza sono un’altra cosa.

Dopo l’esperimento non troppo riuscito della Rosa nel Pugno, i Radicali possono ancora ricoprire un ruolo importante nella politica italiana?
Sicuramente: nel centrosinistra c’è tutto lo spazio per un’iniziativa politica da parte loro. All’interno dello stesso Partito Democratico, i radicali possono essere una punta di lancia riformatrice. Comprendo che le chiusure da parte della dirigenza del PD - a partire dalle elezioni primarie, a cui Pannella non poté partecipare – possano spingerli a lavorare dall’esterno più che dall’interno. Ora è opportuno vedere se prevarrà, all’interno del Partito Democratico, l’idea di D’Alema di costituire un fronte unico delle opposizioni, oppure quella di Veltroni dell’autosufficienza. Ovvio che, per i radicali, sarebbe preferibile la prima soluzione (anche se dal mio punto di vista sarebbe meglio  un PD più forte grazie ai liberali di sinistra che non un ritorno alla coalizione antiberlusconiana)

Da tempo sostiene che il centrodestra sia il posto più consono per le istanze radicali e liberali. Quali prospettive hanno i liberali all’interno del neonato Popolo delle Libertà, e nel prossimo governo Berlusconi?
Nell’immediato futuro, per i liberali sarà necessario nuotare controcorrente. La corrente – che si giova della spinta fortissima della paura e dell’incertezza prodotta da due anni di non governo – porta ad una riscoperta del ruolo del pubblico e dello Stato. Ma la questione non è riducibile alla contrapposizione ideologica tra statalisti e liberali. La paura è reale e ad essa bisogna rispondere. Il problema, però, è capire quali siano le risposte più efficaci. Un’analisi non consolatoria porta secondo me a concludere i problemi economici dell’Italia hanno essenzialmente a che fare con i (bassi) tassi occupazione, produttività e crescita. Quindi una risposta efficace ai problemi passa da un rafforzamento della competitività del sistema paese (istruzione, formazione, infrastrutture, efficienza della pubblica amministrazione) e da un ampliamento della libertà economica (meno tasse, meno stato, meno regolamentazione, meno vincoli).

Questo non va contro quanto recentemente dichiarato da Giulio Tremonti?
Tremonti scatta una foto del presente. Il futuro non è “dato”. Dipende da come il nostro paese sceglierà di affrontarlo. Per affrontarlo al meglio, io ritengo che l’Italia abbia bisogno non di più protezioni, ma di più libertà: di una diminuzione del carico fiscale, di una radicale riscrittura dei capitoli della spesa sociale, di un alleggerimento della burocrazia pubblica e di un attento riesame dei sussidi alle attività produttive. Sono fiducioso: il ministro Tremonti sarà in grado di operare in questa direzione. Sarà sicuramente un buon ministro dell’economia se riprenderà il percorso già iniziato durante la sua precedente esperienza di governo.

Una “rivoluzione liberale” è quindi ancora possibile?
Tutto va aggiornato, anche gli slogan. Ma vanno cercate le risposte più efficaci per ridare prospettiva all’Italia. Se il nostro Paese vuole recuperare il gap più preoccupante che lo divide dagli altri, sarà comunque necessario operare certe riforme. Che sono - e rimangono - tipicamente liberali.

postato da creezdogg alle ore 12:28 | link | commenti (1)
categorie: politics, italy, fai notizia
giovedì, 08 maggio 2008

Intervista a Benedetto Della Vedova - preview

Oggi, su L'Opinione, la mia intervista a Benedetto Della Vedova, leader dei Riformatori Liberali e deputato per il Popolo della Libertà. Qui il pezzo (dalla rassegna stampa della Camera). Più tardi, l'intervista sarà riportata integralmente anche sul sito del quotidiano e, ovviamente, su questo blog.
postato da creezdogg alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: politics, italy
mercoledì, 07 maggio 2008

Go figure


Una simpatica vignetta di Lisa Benson sulle "presunte" ingerenze iraniane in Iraq.
postato da creezdogg alle ore 13:06 | link | commenti
categorie: iraq, politics, iran, middle east, terrorism
martedì, 06 maggio 2008

Democratic Delegate Calculator

Nel complicato sistema delle primarie democratiche, ci viene in soccorso il New York Times con il suo Democratic Delegate Calculator. Buon divertimento.
postato da creezdogg alle ore 13:08 | link | commenti (1)
categorie: usa , politics